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L´informazione televisiva al servizio del Vaticano

22-06-2016 08:42 - News
Paravati: «se l´informazione è concentrata su una sola cultura, anche religiosa, le minoranze diventano scarti di cui si sa poco». Giovedì un incontro sul tema, a Roma

Ogni anno la fondazione Critica Liberale redige un rapporto sulla presenza delle confessioni religiose nelle trasmissioni televisive e nei telegiornali. A febbraio, infatti, abbiamo parlato del V rapporto sulle confessioni religiose in tv e del VI rapporto sui telegiornali, che restituiscono l´immagine di una televisione dominata quasi esclusivamente dalla presenza cattolica. I dati dei rapporti sono raccolti dalla stessa società che si occupa dei monitoraggi per l´Agcom, l´Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in modo da avere risultati scientifici e affidabili; la ricerca è stata finanziata dall´Otto per mille della Tavola Valdese.

L´anno scorso la fondazione aveva presentato i dati alla Commissione di Vigilanza Radio Televisiva: «il presidente Fico si è scandalizzato molto per questi dati – dice Enzo Marzo, presidente di Critica Liberale – ma ad oggi non ha preso provvedimenti». La discussione è stata posta anche con le minoranze religiose per portare a un cambiamento della situazione.

All´incontro di giovedì 23 giugno, che si svolgerà presso la Federazione della stampa italiana, a Roma, saranno presenti Alberto Airola, senatore M5S, membro della Commissione di vigilanza Rai, Vittorio Emiliani, già membro del Cda della Rai-Tv, Carlo Freccero, membro del Cda della Rai-Tv, Vincenzo Vita, già membro della Commissione di vigilanza Rai e Claudio Paravati, direttore della rivista Confronti: «abbiamo invitato dei personaggi esperti della materia – continua Marzo – coloro che possono dare il loro importante punto di vista sul potere radiotelevisivo. Presenteremo anche un ricorso all´Agcom effettuato dalla European Federation for Freedom of Belief che si è basata sui nostri dati, che sono a disposizione di tutti». Il monitoraggio è effettuato 24h/24 su 12 canali televisivi: «speriamo che l´incontro porti degli effetti politici, perché da parte dell´opinione pubblica questi dati sono già percepiti: quando parliamo di un 98%, in alcuni casi 100%, di presenza cattolica nelle trasmissioni, il telespettatore non può non accorgersene. – dice Marzo – Le radici di questi privilegi, secondo noi, sono tutte nel Concordato».

«Il potere quasi assoluto della visibilità televisiva della chiesa cattolica passa in vari modi, anche nelle fiction, per esempio: e la pluralità è quasi inesistente – dice Claudio Paravati, direttore della rivista Confronti – ma questo è solo il sintomo della malattia più generale, ovvero la difficoltà di concepire una pluralità religiosa. Se l´informazione è concentrata solo su una cultura, anche religiosa, le minoranze diventano gli scarti di cui si sa poco. La pluralità si vede nell´impostazione di base».

Si pensi all´Islam, che durante l´ultimo anno non ha avuto spazio in tv, cosa che fa riflettere nel tempo in cui viviamo: «questo ha del drammatico – conclude Paravati – in Italia ci sono 1,6 milioni di persone di cultura islamica, una grande fetta della popolazione. Non hanno nessun tipo di spazio in televisione se non dopo i fatti tragici o a volte sono ospiti con percentuali ridicole. Questo fa si che non ci sia una conoscenza dell´altro e si continui a parlarne con slogan e luoghi comuni». Per le culture la soluzione è la stessa che per le religioni, dunque: «costruire una cultura delle minoranze, che genera una buona convivenza tra le culture differenti».

Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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