28 Settembre 2020
News

L´esperienza spirituale di Paolo e la giustificazione per fede

09-10-2017 18:33 - Bibbia e attualità
La prolusione di apertura dell´anno accademico alla Facoltà valdese di Teologia

Il 7 ottobre scorso è stato inaugurato il nuovo anno accademico della Facoltà valdese di Teologia (Roma) con il consueto evento d´apertura: la prolusione. L´avvenimento ha avuto una numerosa partecipazione. Erano infatti presenti studenti e studentesse iscritti alla Facoltà in vista del pastorato e del corso a distanza in Scienze bibliche e teologiche, ma anche provenienti dalle Università tedesche grazie allo scambio con il centro Melantone di Roma o il programma Erasmus; il corpo docente della Facoltà; pastori e pastore delle chiese romane e molte altre persone interessate al tema della conferenza. Quest´anno tema della prolusione, tenuta dal professore di Nuovo Testamento Eric Noffke, era: «Giustificazione? Fede e salvezza in Paolo, a cinquecento anni da Lutero»,

L´argomento si è inserito nelle celebrazioni del cinquecentenario della Riforma e ha interrogato i presenti sull´attualità del pilastro della teologia di Lutero, divenuto in seguito il cardine del protestantesimo stesso, ovvero la giustificazione per fede. Il centro della teologia dell´apostolo Paolo era davvero la giustificazione per fede oppure questo è stato soltanto il frutto dell´interpretazione luterana? Qual è il valore della giustificazione per fede oggi?

Questi sono stati gli interrogativi di partenza che hanno guidato la riflessione attraverso le recenti scoperte e ipotesi sul pensiero paolino. Nel corso del XX secolo le lettere di Paolo sono state interpretate a partire da prospettive sempre nuove, tanto che è sorto un vero e proprio settore di ricerca chiamato «New Perspectives on Paul». Le chiavi di lettura tradizionali della sua teologia, tra le quali spicca la giustificazione per fede, sono state messe in discussione e sono stati individuati nuovi nuclei teologici. Di conseguenza, la stessa figura di Paolo ha assunto tinte diverse: è stato considerato da alcuni studiosi un ebreo rivoluzionario; da altri il primo cristiano; da altri ancora un ebreo del suo tempo.

La riflessione si è concentrata in particolar modo sul pensiero di Pamela Eisenbaum, autrice del libro «Paul was not a Christian. The Original Message of a Misunderstood Apostle» (Paolo non era un cristiano. L´originale messaggio di un apostolo frainteso) ed esponente della cosiddetta Radical New Perspective, cioè della prospettiva degli esegeti ebrei sulla teologia paolina. Come si intuisce dal titolo della sua opera, la scrittrice critica la visione di un Paolo cristiano e considera l´apostolo un ebreo della sua epoca. Secondo questa visione, Paolo fu quindi un fariseo fino alla fine, difensore della Torah come criterio di salvezza. Pamela Eisenbaum sostiene che l´unico cambiamento che Paolo apportò al giudaismo tradizionale, fu quello di individuare due vie distinte per salvarsi: la Legge mosaica per gli ebrei e la fede in Gesù Cristo per i pagani.

A conclusione di questo excursus, il relatore ha presentato un´altra prospettiva: Paolo fu certamente un fariseo che si pose in continuità con il giudaismo del suo contesto storico, ma fu altresi un uomo che incontrò la grazia di Dio in Gesù Cristo. Un´esperienza spirituale inattesa che cambiò radicalmente la sua visione della Legge. Le opere umane, di conseguenza, restano un elemento importante nella vita di un credente, ma si fondano sulla fede nella grazia ricevuta in Cristo. Perciò Paolo può scrivere «saranno giustificati quelli che mettono in pratica la legge» (Romani 2, 13b) e, allo stesso tempo, «ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono, infatti non c´è distinzione» (Romani 3, 21-22). Secondo questa interpretazione, la fede per Paolo è dunque il fondamento di ogni opera ed è alla base della giustificazione.

A distanza di due millenni da Paolo e di cinquecento anni da Lutero, la giustificazione per fede rimane un tema fondamentale per la vita di un cristiano. Soprattutto in occasione dell´anniversario della Riforma, esso ricorda quanto sia importante lasciarsi ri-formare dalla grazia di Dio ricevuta nell´incontro con Gesù Cristo. Questo evento inatteso, sorprendente, straordinario ed emozionante mette in discussione tutto e richiede uno sforzo personale nel riformulare la propria fede, proprio come lo sforzo che riconosciamo nelle lettere dell´apostolo Paolo.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Domenica 27 Settembre
Cristo Gesù, ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo (II Timoteo 1, 10)

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni (Salmo 98, 2)
Giunti in Antiochia e riunita la chiesa Barnaba e Paolo riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri (Atti degli apostoli 14, 27)

Dio ha voluto che cerchiamo e troviamo la sua parola viva nella testimonianza del fratello, in bocca a uomini. Per questo il cristiano ha bisogno degli altri cristiani che dicano a lui la Parola di Dio, ne ha bisogno ogni volta che si trova incerto e scoraggiato; da solo infatti non può cavarsela, senza ingannare se stesso sulla verità
.
Dietrich Bonhoeffer

Lamentazioni 3, 22-26. 31-32; Giovanni 11, 1-3;17- 45



La Parola di Dio ci ha già raggiunto
commento a Colossesi 3, 16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza

La conclusione di questa settimana di preghiera e riflessione, che le Losungen ci hanno indotto a fare, è nell’esortazione e nella lode: «La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali». Chi dunque ha saputo scegliere, chi ha saputo trovare in se stesso la Parola di Cristo, chi al di là del dolore e della fatica, che pur contraddistinguono la nostra stanca umanità, ha saputo accogliere l’amore di Dio, può vivere nella pace e nella gioia. La promessa del Signore è proprio questa: se sapremo amarci l’un l’altro come Gesù ha amato noi, se sapremo far crescere dentro di noi la fede e la speranza, nulla potrà farci cadere: né il dolore, né la fatica, non la stanchezza, non la depressione e il grigiore che hanno avvolto il mondo occidentale, non il Male, né la paura. Il Signore è già dentro di noi, la Sua Parola ci ha già raggiunto, altrimenti non saremmo qui, non cercheremmo un senso per la nostra vita e non proveremmo, giorno dopo giorno, a convertirci nuovamente al Signore. E dunque ascoltiamoci l’uno l’altro, accogliamoci, nonostante le molte differenze di cultura, di opinione, di convinzioni politiche e spirituali. Nei momenti bui e di sconforto permettiamo a chi ci è vicino di sollevarci, di riportarci alla luce e cerchiamo di vivere una vita davvero rinnovata, davvero trasformata, cercando di incarnare realmente quella umanità che Dio ha creato e di cui Gesù è stato esempio e modello. Amen!
Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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