25 Giugno 2021
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L´eredità di Lutero non cessa di interrogarci

18-04-2018 12:02 - Bibbia e attualità
Un convegno a Torre Pellice intorno all´importante pubblicazione del Mulino

Alcuni l´avevano chiamato un po´ impropriamente «anno luterano»: il 2017 è sembrato decisamente orientato sulla figura del monaco agostiniano, anche se è pur vero che a lui si deve l´inizio di ogni discorso relativo a quella che poi sarà la Riforma. Non stupisce dunque l´aver assistito, nel corso del 500° anniversario, a una moltitudine di iniziative editoriali, che hanno visto protagonisti anche l´editoria protestante (Claudiana) e autori del protestantesimo italiano che hanno pubblicato saggi presso altri editori; vari testi sono usciti per i tipi di marchi editoriali cattolici, e altri ancora sono stati pubblicati da editori non specializzati nella materia religiosa, anche se di alto livello.

Ha tutta la sua ragion d´essere, allora, l´iniziativa organizzata da Fondazione Centro culturale valdese, Società di studi valdesi e dalla Fondazione per le Scienze religione Giovanni XXIII di Bologna, che propongono a Torre Pellice, giovedì 19 aprile (ore 17, Biblioteca del Centro culturale – via Beckwith 3) un dibattito di presentazione di quella che è l´opera più impegnativa uscita in Italia: «Lutero. Un cristiano e la sua eredità 1517-2017», pubblicazione della casa editrice Il Mulino, coordinata da un gruppo di studiosi che fa capo a Alberto Melloni e che riunisce in due imponenti volumi alcune decine di saggi critici. «Frutto del lavoro di oltre settanta autori di ogni parte del mondo – spiegano gli organizzatori – l´opera propone un´interpretazione globale e plurale della figura di Lutero dal XVI secolo a oggi, nei suoi rapporti con la cultura, la politica e la teologia del suo tempo, ma anche in relazione all´eredità che la sua azione e il suo pensiero hanno consegnato ai cristiani (e non solo) dei secoli successivi e quindi anche al nostro mondo contemporaneo». Fra i nomi del protestantesimo italiano Paolo Ricca e Silvana Nitti.

Verrebbe da chiedersi se vi sia ancora qualcosa da dire, da scavare, a proposito di Lutero: la risposta di Sergio Rostagno, professore emerito della Facoltà valdese di Teologia, autore anch´egli di uno dei contributi all´opera («Che cosa ci resta di Lutero?») e di una delle relazioni che saranno presentate all´incontro, è senz´altro affermativa: «Non siamo ancora usciti dall´anno celebrativo – ci dice – perché sul personaggio Lutero e sulla sua teologia cominciano a uscire gli studi preparati o presentati l´anno scorso nelle varie Università sulla Riforma protestante: per esempio in Spagna (Salamanca). Si credeva che su Lutero tutto fosse già stato detto, ma non è così. C´è tanto da correggere, da scrostare. Bisognerebbe rifare tutta la storia di questi cinque secoli sanguinari. Eppure, si può salvare qualche cosa. A Lutero dobbiamo, come dice bene Silvana Nitti, una nuova comprensione della coscienza: "il soggetto, che aveva fino ad allora sperimentato la coscienza solo come coscienza del peccato, conosce adesso la coscienza della giustificazione, la quale però è fondata altrove, non in una fondazione etica ma in una fondazione esterna a se stessa". Il soggetto viene liberato per operare secondo la necessità non più sua ma del prossimo».

Oltre al prof. Rostagno, partecipano all´incontro di giovedì 19 Matteo Al Kalak (Università di Modena – Reggio Emilia), autore di due saggi che ruotano intorno al rapporto fra Lutero e il Concilio di Trento, e Gianclaudio Civale, autore di una rassegna sui volumi editi in Italia in argomento, che uscirà sul prossimo numero della rivista Riforma e movimenti religiosi edita dalla Società di studi valdesi.

L´iniziativa, inoltre, ha un valore particolare anche per il Centro culturale valdese, giungendo al termine di un percorso di tre anni intessuto di seminari di studio e di ricerca sul patrimonio librario e museale legato alla Riforma.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
G I U G N O


Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




Salmo della settimana: 12

Venerdì 25 Giugno

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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