21 Maggio 2018
News

L´eredità di Lutero non cessa di interrogarci

18-04-2018 12:02 - Bibbia e attualità
Un convegno a Torre Pellice intorno all´importante pubblicazione del Mulino

Alcuni l´avevano chiamato un po´ impropriamente «anno luterano»: il 2017 è sembrato decisamente orientato sulla figura del monaco agostiniano, anche se è pur vero che a lui si deve l´inizio di ogni discorso relativo a quella che poi sarà la Riforma. Non stupisce dunque l´aver assistito, nel corso del 500° anniversario, a una moltitudine di iniziative editoriali, che hanno visto protagonisti anche l´editoria protestante (Claudiana) e autori del protestantesimo italiano che hanno pubblicato saggi presso altri editori; vari testi sono usciti per i tipi di marchi editoriali cattolici, e altri ancora sono stati pubblicati da editori non specializzati nella materia religiosa, anche se di alto livello.

Ha tutta la sua ragion d´essere, allora, l´iniziativa organizzata da Fondazione Centro culturale valdese, Società di studi valdesi e dalla Fondazione per le Scienze religione Giovanni XXIII di Bologna, che propongono a Torre Pellice, giovedì 19 aprile (ore 17, Biblioteca del Centro culturale via Beckwith 3) un dibattito di presentazione di quella che è l´opera più impegnativa uscita in Italia: «Lutero. Un cristiano e la sua eredità 1517-2017», pubblicazione della casa editrice Il Mulino, coordinata da un gruppo di studiosi che fa capo a Alberto Melloni e che riunisce in due imponenti volumi alcune decine di saggi critici. «Frutto del lavoro di oltre settanta autori di ogni parte del mondo spiegano gli organizzatori l´opera propone un´interpretazione globale e plurale della figura di Lutero dal XVI secolo a oggi, nei suoi rapporti con la cultura, la politica e la teologia del suo tempo, ma anche in relazione all´eredità che la sua azione e il suo pensiero hanno consegnato ai cristiani (e non solo) dei secoli successivi e quindi anche al nostro mondo contemporaneo». Fra i nomi del protestantesimo italiano Paolo Ricca e Silvana Nitti.

Verrebbe da chiedersi se vi sia ancora qualcosa da dire, da scavare, a proposito di Lutero: la risposta di Sergio Rostagno, professore emerito della Facoltà valdese di Teologia, autore anch´egli di uno dei contributi all´opera («Che cosa ci resta di Lutero?») e di una delle relazioni che saranno presentate all´incontro, è senz´altro affermativa: «Non siamo ancora usciti dall´anno celebrativo ci dice perché sul personaggio Lutero e sulla sua teologia cominciano a uscire gli studi preparati o presentati l´anno scorso nelle varie Università sulla Riforma protestante: per esempio in Spagna (Salamanca). Si credeva che su Lutero tutto fosse già stato detto, ma non è così. C´è tanto da correggere, da scrostare. Bisognerebbe rifare tutta la storia di questi cinque secoli sanguinari. Eppure, si può salvare qualche cosa. A Lutero dobbiamo, come dice bene Silvana Nitti, una nuova comprensione della coscienza: "il soggetto, che aveva fino ad allora sperimentato la coscienza solo come coscienza del peccato, conosce adesso la coscienza della giustificazione, la quale però è fondata altrove, non in una fondazione etica ma in una fondazione esterna a se stessa". Il soggetto viene liberato per operare secondo la necessità non più sua ma del prossimo».

Oltre al prof. Rostagno, partecipano all´incontro di giovedì 19 Matteo Al Kalak (Università di Modena Reggio Emilia), autore di due saggi che ruotano intorno al rapporto fra Lutero e il Concilio di Trento, e Gianclaudio Civale, autore di una rassegna sui volumi editi in Italia in argomento, che uscirà sul prossimo numero della rivista Riforma e movimenti religiosi edita dalla Società di studi valdesi.

L´iniziativa, inoltre, ha un valore particolare anche per il Centro culturale valdese, giungendo al termine di un percorso di tre anni intessuto di seminari di studio e di ricerca sul patrimonio librario e museale legato alla Riforma.


Fonte: Riforma.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

SABATO 19 MAGGIO

Egli guarisce chi ha il cuore spezzato e fascia le loro piaghe (Salmo 147,3)

Gesù li accolse e parlava loro del regno di Dio, e guariva quelli che avevano bisogno di guarigione (Luca 9,11)

Tu sei il pastore che porta le pecore deboli, portami nelle nelle tue braccia. Tu sei il medico che si prende cura dei malati, vieni a me nella tua misericordia. Io sono in verità debole e malato; vieni a me, porgimi la tua bevanda di vita, donami ristoro con la tua benedizione.

Joachim Neander

Giovanni 16,5-15; Ebrei 9,16-28

PREGHIERA

Il Cristo vivente è con noi e con
tutta l’umanità,
tutti i giorni fino alla fine dell’età
presente.
Camminiamo in pace, nella
forza della fede, nella solidarietà
dell’amore e nella gioia della
speranza, e la pace di Dio ci
custodisca, ora e sempre. Amen.

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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