12 Luglio 2020
News

L´eredità di Lutero non cessa di interrogarci

18-04-2018 12:02 - Bibbia e attualità
Un convegno a Torre Pellice intorno all´importante pubblicazione del Mulino

Alcuni l´avevano chiamato un po´ impropriamente «anno luterano»: il 2017 è sembrato decisamente orientato sulla figura del monaco agostiniano, anche se è pur vero che a lui si deve l´inizio di ogni discorso relativo a quella che poi sarà la Riforma. Non stupisce dunque l´aver assistito, nel corso del 500° anniversario, a una moltitudine di iniziative editoriali, che hanno visto protagonisti anche l´editoria protestante (Claudiana) e autori del protestantesimo italiano che hanno pubblicato saggi presso altri editori; vari testi sono usciti per i tipi di marchi editoriali cattolici, e altri ancora sono stati pubblicati da editori non specializzati nella materia religiosa, anche se di alto livello.

Ha tutta la sua ragion d´essere, allora, l´iniziativa organizzata da Fondazione Centro culturale valdese, Società di studi valdesi e dalla Fondazione per le Scienze religione Giovanni XXIII di Bologna, che propongono a Torre Pellice, giovedì 19 aprile (ore 17, Biblioteca del Centro culturale – via Beckwith 3) un dibattito di presentazione di quella che è l´opera più impegnativa uscita in Italia: «Lutero. Un cristiano e la sua eredità 1517-2017», pubblicazione della casa editrice Il Mulino, coordinata da un gruppo di studiosi che fa capo a Alberto Melloni e che riunisce in due imponenti volumi alcune decine di saggi critici. «Frutto del lavoro di oltre settanta autori di ogni parte del mondo – spiegano gli organizzatori – l´opera propone un´interpretazione globale e plurale della figura di Lutero dal XVI secolo a oggi, nei suoi rapporti con la cultura, la politica e la teologia del suo tempo, ma anche in relazione all´eredità che la sua azione e il suo pensiero hanno consegnato ai cristiani (e non solo) dei secoli successivi e quindi anche al nostro mondo contemporaneo». Fra i nomi del protestantesimo italiano Paolo Ricca e Silvana Nitti.

Verrebbe da chiedersi se vi sia ancora qualcosa da dire, da scavare, a proposito di Lutero: la risposta di Sergio Rostagno, professore emerito della Facoltà valdese di Teologia, autore anch´egli di uno dei contributi all´opera («Che cosa ci resta di Lutero?») e di una delle relazioni che saranno presentate all´incontro, è senz´altro affermativa: «Non siamo ancora usciti dall´anno celebrativo – ci dice – perché sul personaggio Lutero e sulla sua teologia cominciano a uscire gli studi preparati o presentati l´anno scorso nelle varie Università sulla Riforma protestante: per esempio in Spagna (Salamanca). Si credeva che su Lutero tutto fosse già stato detto, ma non è così. C´è tanto da correggere, da scrostare. Bisognerebbe rifare tutta la storia di questi cinque secoli sanguinari. Eppure, si può salvare qualche cosa. A Lutero dobbiamo, come dice bene Silvana Nitti, una nuova comprensione della coscienza: "il soggetto, che aveva fino ad allora sperimentato la coscienza solo come coscienza del peccato, conosce adesso la coscienza della giustificazione, la quale però è fondata altrove, non in una fondazione etica ma in una fondazione esterna a se stessa". Il soggetto viene liberato per operare secondo la necessità non più sua ma del prossimo».

Oltre al prof. Rostagno, partecipano all´incontro di giovedì 19 Matteo Al Kalak (Università di Modena – Reggio Emilia), autore di due saggi che ruotano intorno al rapporto fra Lutero e il Concilio di Trento, e Gianclaudio Civale, autore di una rassegna sui volumi editi in Italia in argomento, che uscirà sul prossimo numero della rivista Riforma e movimenti religiosi edita dalla Società di studi valdesi.

L´iniziativa, inoltre, ha un valore particolare anche per il Centro culturale valdese, giungendo al termine di un percorso di tre anni intessuto di seminari di studio e di ricerca sul patrimonio librario e museale legato alla Riforma.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 73

Domenica 12 luglio

A te, o Signore, la giustizia; a noi la confusione della faccia in questo giorno (Daniele 9,7)
E’ per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio (Efesini 2,8)

Quanto è straordinaria la tua misericordia, Cristo mio, quanto è illimitata la tua condiscendenza, o Verbo! Perché tu sei venuto verso la mia povertà? Com’è che sei entrato nella mia casa sordida, Tu che abiti la luce inaccessibile, mio Dio? In che modo non la consumi con il fuoco, Tu che sei il fuoco insostenibile da una natura mortale? Che cosa farò di degno della tua gloria e che cosa troverò di commensurabile a un così grande amore? Che cosa offrirò a te che hai glorificato con una così grande gloria e un così grande onore me l’indegna/o?
Simeone il Nuovo Teologo

Genesi 12,1-4a; I Corinzi 1, 18-25



Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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