07 Maggio 2021
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L´ALTERNATIVA AI VIAGGI DELLA MORTE

29-02-2016 23:52 - News
Novantatre persone sono atterrate oggi a Fiumicino con un regolare volo di linea dal Libano. Hanno usufruito del corridoio umanitario aperto tra Beirut e Roma. Potranno richiedere l´asilo in Italia

(Gian Mario Gillio) Stamattina, lunedì 29 febbraio, è arrivato con un regolare volo di linea da Beirut a Fiumicino, il primo cospicuo gruppo di profughi siriani grazie al progetto dei "corridoi umanitari", iniziativa pilota in Europa promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e sostenuta attraverso i fondi Otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi. Si tratta di 24 famiglie, 93 persone in tutto - di cui 41 minori - che in ragione della loro condizione di vulnerabilità hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.
Risale invece al 4 febbraio scorso il primo varco legale verso l’Europa, l’arrivo della prima famiglia siriana di Homs proveniente dal Libano, insieme alla piccola Falak malata di tumore e oggi in cura presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma. La maggior parte delle persone giunte è infatti proveniente da Homs, città siriana ormai rasa al suolo, le altre invece arrivano da Idlib e Hama.

Un progetto-pilota
In occasione della conferenza stampa tenutasi stamattina presso il Terminal 5 all’aeroporto di Fiumicino (e alla quale hanno partecipato alcune alte cariche dello Stato italiano, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il suo vice Mario Giro, il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione) il presidente della Fcei, pastore Luca Maria Negro ha ricordato che si tratta di un progetto-pilota che, nel quadro di un accordo raggiunto a metà dicembre 2015 tra il governo italiano, la Fcei, la Comunità di Sant´Egidio e la Tavola Valdese prevede l’arrivo di un migliaio di persone, in due anni, non solo dal Libano, ma anche dal Marocco e dall’Etiopia.

Una strada nel deserto
"In un tempo caratterizzato da chiusure identitarie, è importante che le chiese sappiano rispondere insieme alle sfide della globalizzazione. Da decenni - ha detto Negro - le chiese protestanti in Italia e in Europa sono impegnate sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti; nel contesto nazionale la partnership con la comunità di Sant’Egidio è un chiaro segnale del nuovo clima di dialogo innescato da papa Francesco, che ieri ha ricordato la tragedia dei profughi e il pericoloso clima di chiusure che serpeggia in Europa in tema di accoglienza. Scrutando questo mare su cui si avventurano tanti, troppi rifugiati, un mare di filo spinato, un deserto acquatico, ci è tornata in mente la visione del profeta Isaia 40, con l´invito a preparare nel deserto una strada per il Signore. In quel testo il riferimento è il deserto attraverso il quale il Signore ricondurrà a casa gli esiliati a Babilonia. ecco: nel nostro piccolo abbiamo raccolto la chiamata del profeta a "preparare una strada nel deserto" per chi fugge dalla guerra e dalla miseria".

Umanità e sicurezza
Per parte sua il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha posto l’accento sul fatto che: "Oggi dall’Italia parte un messaggio di speranza per l’Europa: questo primo gruppo di famiglie siriane, giunte dal Libano con i corridoi umanitari, dimostra che è possibile gestire l’arrivo dei profughi sul nostro continente con umanità e sicurezza, evitando quel terribile “gioco della morte” che è la traversata sui barconi nel Mediterraneo. Diventi un modello per i Paesi dell’Unione europea, divisi e in difficoltà di fronte alla doverosa accoglienza di fugge dalla guerra ".

La risposta della società civile
“Oggi è un giorno da celebrare, un giorno di gioia - ha detto Paolo Naso, in rappresentanza della Tavola valdese -. Questo progetto è un esempio di come la società civile si sia messa in campo, in accordo con le autorità competenti per dare una risposta concreta al dramma di tanti profughi. Questa è l’Europa che vogliamo: un’Europa che non innalza muri ma getta ponti”.
Di fronte al dramma umanitario di queste proporzioni, il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, ha dichiarato: "Le nostre chiese non potevano rimanere indifferenti né potevano limitarsi a predicare la solidarietà senza impegnarsi direttamente. Per questo abbiamo sostenuto con convinzione il progetto Mediterranean Hope della Fcei con l’Osservatorio sulle migrazioni a Lampedusa e la Casa delle culture - accoglienza di Scicli (Rg) e rafforzato la nostra accoglienza - in questo momento 260 profughi sono ospitati in 27 nostre piccole e medie strutture sparse in Italia - e abbiamo proposto e sostenuto questo progetto ecumenico dei canali umanitari. Ci aspettiamo - ha concluso Bernardini - che tutti facciano la loro parte con senso di responsabilità, umanità e promuovendo il dialogo tra i popoli. È l’unico modo efficace per affrontare questo dramma". E per contrapporsi alla logica dei respingimenti: "del non abbiamo posto ", dell’ "aiutiamoli a casa loro".

Un nuovo approccio
"Questo progetto - ha dichiarato all’Agenzia stampa Nev il deputato del Pd Luigi Lacquaniti, valdese - ribalta ogni ragionamento e mette al primo posto l’accoglienza come principio umanitario, come scelta irrinunciabile, atto d’amore che non è vago sentimentalismo, ma deve stare al cuore stesso dell’impegno politico e sociale. Auspico che la politica guardi a questo progetto con attenzione e se ne faccia interprete, anche per superare la pratica dei tradizionali Centri d’accoglienza. La collaborazione fra lo Stato e i soggetti promotori di questa iniziativa funziona e può servire da esempio per altri progetti all’insegna di una sana sussidiarietà. Messe da parte le nostre paure, l’accoglienza dev’essere la prima risposta all’emergenza della guerra, della fame, delle persecuzioni del terrorismo internazionale. Accogliamoli, tutto il resto verrà, con la collaborazione e la buona volontà di tutti". (da Riforma.it)


Fonte: Voce Evangelica
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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