26 Agosto 2019

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L´ALTERNATIVA AI VIAGGI DELLA MORTE

29-02-2016 23:52 - News
Novantatre persone sono atterrate oggi a Fiumicino con un regolare volo di linea dal Libano. Hanno usufruito del corridoio umanitario aperto tra Beirut e Roma. Potranno richiedere l´asilo in Italia

(Gian Mario Gillio) Stamattina, lunedì 29 febbraio, è arrivato con un regolare volo di linea da Beirut a Fiumicino, il primo cospicuo gruppo di profughi siriani grazie al progetto dei "corridoi umanitari", iniziativa pilota in Europa promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e sostenuta attraverso i fondi Otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi. Si tratta di 24 famiglie, 93 persone in tutto - di cui 41 minori - che in ragione della loro condizione di vulnerabilità hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.
Risale invece al 4 febbraio scorso il primo varco legale verso l’Europa, l’arrivo della prima famiglia siriana di Homs proveniente dal Libano, insieme alla piccola Falak malata di tumore e oggi in cura presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma. La maggior parte delle persone giunte è infatti proveniente da Homs, città siriana ormai rasa al suolo, le altre invece arrivano da Idlib e Hama.

Un progetto-pilota
In occasione della conferenza stampa tenutasi stamattina presso il Terminal 5 all’aeroporto di Fiumicino (e alla quale hanno partecipato alcune alte cariche dello Stato italiano, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il suo vice Mario Giro, il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione) il presidente della Fcei, pastore Luca Maria Negro ha ricordato che si tratta di un progetto-pilota che, nel quadro di un accordo raggiunto a metà dicembre 2015 tra il governo italiano, la Fcei, la Comunità di Sant´Egidio e la Tavola Valdese prevede l’arrivo di un migliaio di persone, in due anni, non solo dal Libano, ma anche dal Marocco e dall’Etiopia.

Una strada nel deserto
"In un tempo caratterizzato da chiusure identitarie, è importante che le chiese sappiano rispondere insieme alle sfide della globalizzazione. Da decenni - ha detto Negro - le chiese protestanti in Italia e in Europa sono impegnate sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti; nel contesto nazionale la partnership con la comunità di Sant’Egidio è un chiaro segnale del nuovo clima di dialogo innescato da papa Francesco, che ieri ha ricordato la tragedia dei profughi e il pericoloso clima di chiusure che serpeggia in Europa in tema di accoglienza. Scrutando questo mare su cui si avventurano tanti, troppi rifugiati, un mare di filo spinato, un deserto acquatico, ci è tornata in mente la visione del profeta Isaia 40, con l´invito a preparare nel deserto una strada per il Signore. In quel testo il riferimento è il deserto attraverso il quale il Signore ricondurrà a casa gli esiliati a Babilonia. ecco: nel nostro piccolo abbiamo raccolto la chiamata del profeta a "preparare una strada nel deserto" per chi fugge dalla guerra e dalla miseria".

Umanità e sicurezza
Per parte sua il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha posto l’accento sul fatto che: "Oggi dall’Italia parte un messaggio di speranza per l’Europa: questo primo gruppo di famiglie siriane, giunte dal Libano con i corridoi umanitari, dimostra che è possibile gestire l’arrivo dei profughi sul nostro continente con umanità e sicurezza, evitando quel terribile “gioco della morte” che è la traversata sui barconi nel Mediterraneo. Diventi un modello per i Paesi dell’Unione europea, divisi e in difficoltà di fronte alla doverosa accoglienza di fugge dalla guerra ".

La risposta della società civile
“Oggi è un giorno da celebrare, un giorno di gioia - ha detto Paolo Naso, in rappresentanza della Tavola valdese -. Questo progetto è un esempio di come la società civile si sia messa in campo, in accordo con le autorità competenti per dare una risposta concreta al dramma di tanti profughi. Questa è l’Europa che vogliamo: un’Europa che non innalza muri ma getta ponti”.
Di fronte al dramma umanitario di queste proporzioni, il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, ha dichiarato: "Le nostre chiese non potevano rimanere indifferenti né potevano limitarsi a predicare la solidarietà senza impegnarsi direttamente. Per questo abbiamo sostenuto con convinzione il progetto Mediterranean Hope della Fcei con l’Osservatorio sulle migrazioni a Lampedusa e la Casa delle culture - accoglienza di Scicli (Rg) e rafforzato la nostra accoglienza - in questo momento 260 profughi sono ospitati in 27 nostre piccole e medie strutture sparse in Italia - e abbiamo proposto e sostenuto questo progetto ecumenico dei canali umanitari. Ci aspettiamo - ha concluso Bernardini - che tutti facciano la loro parte con senso di responsabilità, umanità e promuovendo il dialogo tra i popoli. È l’unico modo efficace per affrontare questo dramma". E per contrapporsi alla logica dei respingimenti: "del non abbiamo posto ", dell’ "aiutiamoli a casa loro".

Un nuovo approccio
"Questo progetto - ha dichiarato all’Agenzia stampa Nev il deputato del Pd Luigi Lacquaniti, valdese - ribalta ogni ragionamento e mette al primo posto l’accoglienza come principio umanitario, come scelta irrinunciabile, atto d’amore che non è vago sentimentalismo, ma deve stare al cuore stesso dell’impegno politico e sociale. Auspico che la politica guardi a questo progetto con attenzione e se ne faccia interprete, anche per superare la pratica dei tradizionali Centri d’accoglienza. La collaborazione fra lo Stato e i soggetti promotori di questa iniziativa funziona e può servire da esempio per altri progetti all’insegna di una sana sussidiarietà. Messe da parte le nostre paure, l’accoglienza dev’essere la prima risposta all’emergenza della guerra, della fame, delle persecuzioni del terrorismo internazionale. Accogliamoli, tutto il resto verrà, con la collaborazione e la buona volontà di tutti". (da Riforma.it)


Fonte: Voce Evangelica

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 101

Domenica 25 Agosto
Beata la nazione il cui Dio è il Signore; beato il popolo ch’egli ha scelto per sua eredità ( Salmo 33,12)

Il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto (II Re 19,30)
Se la radice è santa, anche i rami sono santi (Romani 11,16)

Amici, se la radice del mandorlo torna a fiorire e germogliare, non è questo un segno che c’è ancora amore?
Schalom Ben-Chorin

Marco 12, 28-34; Romani 11, 25-32


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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