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Klaus Langeneck, pastore e musicista appassionato

26-09-2016 18:35 - News
È scomparso sabato all´età di 60 anni, era in servizio a Torre Pellice

Nella giornata di sabato 24 settembre, all´età di 60 anni, in seguito a complicazioni relative a un intervento chirurgico, è deceduto il pastore Klaus Langeneck, in servizio alla chiesa valdese di Torre Pellice. Era sposato con la pastora Erika Tomassone, e lascia anche i figli Joachim e Sophie. Nato a Bietigheim (distretto di Ludwigsburg, nel Baden-Württemberg), aveva studiato Teologia all´Università di Tübingen, frequentando poi un «anno all´estero» alla Facoltà valdese di Roma. Consacrato nel 1985, ha servito la chiesa valdese di Prarostino fino al 1995, per poi passare alla chiesa valdese di Riesi (1995-2000) e a quella di Livorno, a cui era abbinata la cura pastorale della chiesa di Rio Marina all´Isola d´Elba.

Langeneck era molto legato alla sua origine «sveva» e a volte, in discussioni di fronte al tempio all´uscita del culto, amava citare proverbi ed espressioni icastiche in un tedesco dialettale o arcaico (spiegandone le varietà lessicali) per rafforzare giudizi e osservazioni su temi diversi. Ma la sua grande passione, che andava di pari passo con l´esercizio e la pratica di una robusta teologia luterana, era la musica, che interpretava senza preclusioni: dal repertorio liturgico classico delle chiese della Riforma ai canti africani delle chiese sorelle; dall´Alleluja di Mozart (che con costanza era riuscito a far cantare a canone alla comunità nel corso della Santa Cena) alle musiche che Hanns Eisler (1898-1962) compose per alcune importanti liriche di Bertolt Brecht: nel corso del 2015 aveva proposto questo programma in alcune serate con la pianista Monica Natali, utilizzando la bella voce avuta in dono dalla natura ma anche una tecnica che denotava scrupoloso studio ed esercizio; la stessa cura metteva nel maneggiare altri strumenti: la chitarra con i bambini della Scuola domenicale, e poi i flauti e le tastiere; poteva scendere dal pulpito e mettersi all´organo per accompagnare gli inni e dirigere la corale, come a Prarostino.

Il pastore Langeneck ha avuto fra i suoi incarichi quello di sovrintendente di Circuito (il II quando era a Prarostino, il I a Torre Pellice), e di presidente delle Commissioni esecutive del II Distretto (1999-2000) e del III Distretto, apprezzatissimo dal 2001 al 2008. Ha fatto parte delle Commissioni per la Comunità di donne e uomini nella chiesa (1988-1990) e di quella per il Decennio di solidarietà con le donne (1990-92), dando il proprio contributo anche in materie come la formazione diaconale e il catechismo.

Un impegno rilevante però, proprio in questo ultimo anno, l´aveva profuso in campo ecumenico, come parte attiva nella commissione che nel I Distretto, lavorando parallelamente a una commissione istituita dalla diocesi di Pinerolo, ha formulato nella primavera scorsa un testo di liturgia ecumenica per il battesimo di bambini figli di coppie interconfessionali (il recente Sinodo ha disposto che il testo venga inviato in studio alle chiese valdesi e metodiste): «Il battesimo – aveva allora detto a Riforma – può diventare un vero segno ecumenico di condivisione». Per questo suo convinto impegno, Klaus Langeneck è stato ricordato da più di un presbitero della diocesi nelle funzioni pomeridiane e serali il giorno della sua scomparsa.
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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