21 Gennaio 2020

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Klaus Langeneck, pastore e musicista appassionato

26-09-2016 18:35 - News
È scomparso sabato all´età di 60 anni, era in servizio a Torre Pellice

Nella giornata di sabato 24 settembre, all´età di 60 anni, in seguito a complicazioni relative a un intervento chirurgico, è deceduto il pastore Klaus Langeneck, in servizio alla chiesa valdese di Torre Pellice. Era sposato con la pastora Erika Tomassone, e lascia anche i figli Joachim e Sophie. Nato a Bietigheim (distretto di Ludwigsburg, nel Baden-Württemberg), aveva studiato Teologia all´Università di Tübingen, frequentando poi un «anno all´estero» alla Facoltà valdese di Roma. Consacrato nel 1985, ha servito la chiesa valdese di Prarostino fino al 1995, per poi passare alla chiesa valdese di Riesi (1995-2000) e a quella di Livorno, a cui era abbinata la cura pastorale della chiesa di Rio Marina all´Isola d´Elba.

Langeneck era molto legato alla sua origine «sveva» e a volte, in discussioni di fronte al tempio all´uscita del culto, amava citare proverbi ed espressioni icastiche in un tedesco dialettale o arcaico (spiegandone le varietà lessicali) per rafforzare giudizi e osservazioni su temi diversi. Ma la sua grande passione, che andava di pari passo con l´esercizio e la pratica di una robusta teologia luterana, era la musica, che interpretava senza preclusioni: dal repertorio liturgico classico delle chiese della Riforma ai canti africani delle chiese sorelle; dall´Alleluja di Mozart (che con costanza era riuscito a far cantare a canone alla comunità nel corso della Santa Cena) alle musiche che Hanns Eisler (1898-1962) compose per alcune importanti liriche di Bertolt Brecht: nel corso del 2015 aveva proposto questo programma in alcune serate con la pianista Monica Natali, utilizzando la bella voce avuta in dono dalla natura ma anche una tecnica che denotava scrupoloso studio ed esercizio; la stessa cura metteva nel maneggiare altri strumenti: la chitarra con i bambini della Scuola domenicale, e poi i flauti e le tastiere; poteva scendere dal pulpito e mettersi all´organo per accompagnare gli inni e dirigere la corale, come a Prarostino.

Il pastore Langeneck ha avuto fra i suoi incarichi quello di sovrintendente di Circuito (il II quando era a Prarostino, il I a Torre Pellice), e di presidente delle Commissioni esecutive del II Distretto (1999-2000) e del III Distretto, apprezzatissimo dal 2001 al 2008. Ha fatto parte delle Commissioni per la Comunità di donne e uomini nella chiesa (1988-1990) e di quella per il Decennio di solidarietà con le donne (1990-92), dando il proprio contributo anche in materie come la formazione diaconale e il catechismo.

Un impegno rilevante però, proprio in questo ultimo anno, l´aveva profuso in campo ecumenico, come parte attiva nella commissione che nel I Distretto, lavorando parallelamente a una commissione istituita dalla diocesi di Pinerolo, ha formulato nella primavera scorsa un testo di liturgia ecumenica per il battesimo di bambini figli di coppie interconfessionali (il recente Sinodo ha disposto che il testo venga inviato in studio alle chiese valdesi e metodiste): «Il battesimo – aveva allora detto a Riforma – può diventare un vero segno ecumenico di condivisione». Per questo suo convinto impegno, Klaus Langeneck è stato ricordato da più di un presbitero della diocesi nelle funzioni pomeridiane e serali il giorno della sua scomparsa.

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Liberi dal peccato
commento a Galati 5, 1
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù

Mai come in questo periodo storico, l’uomo occidentale ha potuto godere di piena libertà: di pensiero, di parola, di stampa. Può vivere (o cercare di vivere) la vita che più lo attrae, senza dover superare troppi ostacoli esterni. Pur nella consapevolezza di tutte le problematiche politiche, sociali, legate alla comunicazione, ma anche interiori e psicologiche che rappresentano dei freni oggettivi per la nostra libertà, dobbiamo constatare che mai come ora, abbiamo, almeno potenzialmente, la possibilità di scegliere liberamente la nostra vita, di pensare con la nostra testa e di fare scelte ponderate.
E dunque Paolo non si rivolge a noi? Ha scritto per altri uomini e donne? E poi perché dice “state saldi”? Chi di noi vorrebbe rinunciare alla propria libertà? Non siamo forse diventati insofferenti a qualsiasi limite ci venga proposto o, peggio, imposto?
Ma quella che Dio ci offre, non è la libertà senza vincoli a cui oggi ambiamo, non è la libertà di diventare ricchi a spese di altri, di mangiare a sazietà dimenticando chi muore di fame a causa del nostro stile di vita, la libertà di distruggere il pianeta pur di avere qualche comfort in più, o di fare quello che desideriamo senza pensare alle conseguenze per gli altri esseri umani o per l’ambiente.
Quella che ci offre Dio è la libertà dal peccato, e dunque proprio la libertà dalla sopraffazione, dall’abuso, dalla corruzione nostra e del nostro ambiente naturale, ma a causa del nostro peccato, sempre riaffiorante, si tratta di una libertà che richiede disciplina, coraggio, senso di responsabilità.
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. Liberi di seguirlo, liberi di accogliere quel genere di umanità che Gesù stesso rappresenta: la libertà di darsi liberamente agli altri. Di essere servi. La libertà di essere liberi dai compromessi, dalla sudditanza al dio danaro, di amare incondizionatamente, senza se e senza ma. La libertà di essere, senza tentennamenti, figli e figlie di Dio.
E dunque stiamo saldi e non permettiamo che nulla e nessuno ci ponga nuovamente sotto il giogo della schiavitù. Amen!
di Erica Sfredda




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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