18 Gennaio 2022
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Isaia 55, 11 di Paolo Ribet

15-02-2016 10:54 - Fede e spiritualità
«La mia parola non torna a me a vuoto»

Nella storia della prima evangelizzazione, subito dopo il 1848, c’è un fatto che mi è sempre rimasto impresso: i Valdesi seppero intraprendere l’opera di predicazione dell’Evangelo non solo con un’energia fino ad allora insospettabile, ma anche con profonda chiarezza teologica. Infatti, il Sinodo del 1855 votò un ordine del giorno che può portare ancora oggi un insegnamento profondo. In esso si affermava: «Il Sinodo, desiderando prevenire ogni malinteso sul carattere dell’opera di evangelizzazione fatta dalla Chiesa valdese, dichiara all’unanimità: il solo scopo della Chiesa valdese nell’annuncio del Vangelo fuori dal suo ambito è di obbedire all’ordine del Signore: “Predicate il Vangelo a ogni creatura” e di condurre le anime alla conoscenza e all’obbedienza di Gesù Cristo. Di conseguenza essa non ha alcuna pretesa d’imporre loro una forma ecclesiastica».

Gli storici ci insegnano che questo pronunciamento fu un esito delle polemiche e delle scissioni dell’anno precedente; ma questo non toglie nulla al valore della dichiarazione che legge la predicazione svincolata da interessi e da interpretazioni di parte. Al centro della vita evangelica, infatti, sta la parola predicata, non la Chiesa. La Parola agisce per la sua potenza e compito nostro è solo quello di diventarne seminatori. La Parola agisce per la sua potenza: credo che ogni predicatore – e forse ogni credente – ne abbia fatto l’esperienza almeno una volta nella vita, vedendo spuntare il fiore della fede in modo assolutamente spontaneo, al di là di ogni attesa. Su un piano opposto, vediamo molte chiese che pianificano in modo quasi aziendalistico la “produzione” di tot conversioni all’anno. Ma l’affermazione del profeta Isaia ci lancia verso una gioiosa predicazione, libera da ogni affanno di successo, nella certezza che “la Parola non torna al Signore a vuoto”.


UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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