11 Dicembre 2019

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Isaia 52, 7-8

10-12-2015 09:17 - Bibbia e attualità
«Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie, che annuncia la pace, che è araldo di notizie liete, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: "Il tuo Dio regna!" Ascolta le tue sentinelle! Esse alzano la voce, prorompono tutte assieme in grida di gioia; esse infatti vedono con i propri occhi il SIGNORE che ritorna a Sion.»

Un messaggero spunta in lontananza sui monti. Porta con sé una buona notizia, una notizia che forse tutti speravano di ricevere, ma nessuno si aspettava più di sentire. La notizia è che Dio sta tornando e viene a regnare dopo aver sconfitto l´oppressore. Tutto scoppia in un grido di gioia. Sono rovine, sono mura abbattute, sono uomini e donne stravolti, oppressi, sfiduciati, sono rovine archeologiche e rovine umane che si sollevano e accolgono con gioia il ritorno di Dio.

Se dovessi immaginare un film, la scena si aprirebbe con un primo piano sui piedi di questo messaggero. Ma non sarebbero molto belli: hanno camminato per chilometri in montagna e saranno certamente pieni di calli e terra. Eppure proprio questi piedi, brutti, sporchi, feriti e maltrattati sono i più bei piedi mai visti, perché portano la notizia più bella mai sentita: la notizia della pace, della salvezza, della liberazione.

Non sono i piedi lavati e profumati di chi sta fermo, di chi si fa servire. Sono i piedi malandati di chi serve, di chi ha camminato a lungo, di chi ha faticato, di chi ha sofferto, ma ha sempre creduto nel sostegno di Dio. Sono piedi orrendi ma stupendi perché sono trasfigurati dalla bella notizia che portano.

La venuta di Gesù, come quella del messaggero, porta con sé una straordinaria rivoluzione delle nostre vite. La sua nascita avviene nella sporcizia di una stalla, tra un popolo che vive sottomesso. Proprio in quell´umiltà e in quella sporcizia, Gesù verrà riconosciuto e acclamato come il Salvatore. Siamo dunque in un tempo di attesa, nella certezza che Dio rinnoverà il suo dono e nella speranza di saperlo accogliere.

di Stefano D´Amore


Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Martedì 10 Dicembre


Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io farò davanti a tutto il popolo meraviglie, quali non sono state mai fatte su tutta la terra» (Esodo 34, 10)
Gesù andava attorno per tuta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo (Matteo 4, 23)

Fede è quell’uccello che canta nella notte, quando è ancora buio.
Rabindranath Tagore

Isaia 26, 7; Isaia 45, 1- 8


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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