23 Agosto 2019

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In migliaia al falò dei valdesi: "Una festa per i diritti di tutti"

17-02-2017 09:27 - News
Sono arrivati in tanti. Valdesi, ebrei, gente di ogni religione o senza religione, italiani e stranieri, di qualsiasi orientamento, cultura, condizione. È lo spirito di una serata nata per celebrare una ricorrenza cara a una comunità religiosa, ma subito diventata molto altro: un appuntamento di libertà, il ricordo di una battaglia non ancora terminata.

Il 17 febbraio 1848 re Carlo Alberto firmava le lettere patenti con cui concedeva i diritti civili ai valdesi, fino a quel momento ghettizzati. Poche settimane dopo, il 29 marzo, toccava agli ebrei. La ricorrenza che ogni anno vede accendere falò nelle vallate valdesi a Torino è diventata una festa laica soprattutto, e molto contemporanea. «Nel 1848 si abbattevano le mura dei ghetti, si cominciava a costruire un mondo nuovo», racconta dal palco il pastore valdese Paolo Ribet. «Un mondo nuovo può poggiare solo sulla libertà altrimenti si torna alla tirannia, che nasce dalla paura. Oggi corriamo il rischio di vendere le nostre libertà per cercare di vincere le nostre paure».

Per questa ragione hanno invitato tutti. E in migliaia sono arrivati in piazza Castello per vedere il falò, ascoltare i canti della tradizione valdese. Hanno aperto le porte a tutti, valdesi ed ebrei: dal palco sono intervenuti i rappresentanti del comitato interfedi, del coordinamento Pride Lgbt, gli atei e agnostici, i radicali dell´associazione Aglietta, chi sostiene i rifugiati e i senza asilo. Minoranze, persone che soffrono le moderne discriminazioni, cui viene impedito di esercitare una libertà piena. A loro, anche a loro, si è rivolta Chiara Appendino: «Con questo falò mostriamo la volontà della nostra comunità di essere aperta e accogliente per chiunque vi voglia appartenere. Viviamo tempi di diffidenza verso l´altro; il nostro impegno è abbattere tutti i muri».

Il Comune di Torino ha voluto questa serata. Valdesi ed ebrei hanno accolto l´invito. Mai la ricorrenza del 16 febbraio si era celebrata nel centro di Torino, là dove valdesi come il predicatore Gioffredo Varaglia furono mandati al rogo. Era il 1558. Ieri, da quella piazza, il Comune ha annunciato la volontà di organizzare un festival delle storie e delle culture di Torino, partendo proprio dalle ricorrenze care alle sue tante comunità.

L´unico intoppo di una serata a suo modo storica è quella catasta di legna troppo umida che non vuole saperne di accendersi. Ci vuole un´ora di tentativi e una tanica di benzina per vedere la fiammata che strappa un´ovazione. «Nelle nostre valli il fuoco arde sempre, anche sulle neve», ironizzano i valdesi. Dal palco, il presidente della comunità ebraica Dario Disegni lancia un messaggio che raccoglie il senso di questa festa: «È una serata dedicata alla libertà di tutti. Il diritto all´uguaglianza deve andare di pari passo con il non meno essenziale diritto alla diversità. Il nostro impegno civile è di lottare perché nella nostra società venga garantita piena uguaglianza di diritti indipendentemente dal credo, dagli orientamenti sessuali, dalle convinzioni politiche. In particolare a chi fugge da guerre e regimi totalitari».

Così recita la dichiarazione finale: «In questo tempo di crescenti paure, ansie, odi e persecuzioni, vogliamo riaffermare i durevoli principi delle nostre tradizioni di fede: compassione, amore e giustizia».


Fonte: lastampa.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Venerdì 23 Agosto

A te, Signore, la grandezza, la potenza e la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo. (I Cronache 29,11)
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono (Apocalisse 4,11)

Tu sei più d’ogni cosa / Come è possibile cantarti? / Potrà mai la parola celebrarti, se nessuna voce può esprimerti?/ Ogni cosa parla diTe / Ciò che ha voce e ciò che non ha voce / Ogni cosa onora Te / Ciò che ha intelletto e ciò che non ha intelletto / A Te si innalzano i desideri di tutti / A Te le sofferenze di tutti / Tutto il creato supplica Te / quanto comprende il Tuo universo / a Te eleva un inno silenzioso
Gregorio di Nazianzio

Geremia 1, 11-19; Matteo 11, 20-24


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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