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In migliaia al falò dei valdesi: "Una festa per i diritti di tutti"

17-02-2017 09:27 - News
Sono arrivati in tanti. Valdesi, ebrei, gente di ogni religione o senza religione, italiani e stranieri, di qualsiasi orientamento, cultura, condizione. È lo spirito di una serata nata per celebrare una ricorrenza cara a una comunità religiosa, ma subito diventata molto altro: un appuntamento di libertà, il ricordo di una battaglia non ancora terminata.

Il 17 febbraio 1848 re Carlo Alberto firmava le lettere patenti con cui concedeva i diritti civili ai valdesi, fino a quel momento ghettizzati. Poche settimane dopo, il 29 marzo, toccava agli ebrei. La ricorrenza che ogni anno vede accendere falò nelle vallate valdesi a Torino è diventata una festa laica soprattutto, e molto contemporanea. «Nel 1848 si abbattevano le mura dei ghetti, si cominciava a costruire un mondo nuovo», racconta dal palco il pastore valdese Paolo Ribet. «Un mondo nuovo può poggiare solo sulla libertà altrimenti si torna alla tirannia, che nasce dalla paura. Oggi corriamo il rischio di vendere le nostre libertà per cercare di vincere le nostre paure».

Per questa ragione hanno invitato tutti. E in migliaia sono arrivati in piazza Castello per vedere il falò, ascoltare i canti della tradizione valdese. Hanno aperto le porte a tutti, valdesi ed ebrei: dal palco sono intervenuti i rappresentanti del comitato interfedi, del coordinamento Pride Lgbt, gli atei e agnostici, i radicali dell´associazione Aglietta, chi sostiene i rifugiati e i senza asilo. Minoranze, persone che soffrono le moderne discriminazioni, cui viene impedito di esercitare una libertà piena. A loro, anche a loro, si è rivolta Chiara Appendino: «Con questo falò mostriamo la volontà della nostra comunità di essere aperta e accogliente per chiunque vi voglia appartenere. Viviamo tempi di diffidenza verso l´altro; il nostro impegno è abbattere tutti i muri».

Il Comune di Torino ha voluto questa serata. Valdesi ed ebrei hanno accolto l´invito. Mai la ricorrenza del 16 febbraio si era celebrata nel centro di Torino, là dove valdesi come il predicatore Gioffredo Varaglia furono mandati al rogo. Era il 1558. Ieri, da quella piazza, il Comune ha annunciato la volontà di organizzare un festival delle storie e delle culture di Torino, partendo proprio dalle ricorrenze care alle sue tante comunità.

L´unico intoppo di una serata a suo modo storica è quella catasta di legna troppo umida che non vuole saperne di accendersi. Ci vuole un´ora di tentativi e una tanica di benzina per vedere la fiammata che strappa un´ovazione. «Nelle nostre valli il fuoco arde sempre, anche sulle neve», ironizzano i valdesi. Dal palco, il presidente della comunità ebraica Dario Disegni lancia un messaggio che raccoglie il senso di questa festa: «È una serata dedicata alla libertà di tutti. Il diritto all´uguaglianza deve andare di pari passo con il non meno essenziale diritto alla diversità. Il nostro impegno civile è di lottare perché nella nostra società venga garantita piena uguaglianza di diritti indipendentemente dal credo, dagli orientamenti sessuali, dalle convinzioni politiche. In particolare a chi fugge da guerre e regimi totalitari».

Così recita la dichiarazione finale: «In questo tempo di crescenti paure, ansie, odi e persecuzioni, vogliamo riaffermare i durevoli principi delle nostre tradizioni di fede: compassione, amore e giustizia».


Fonte: lastampa.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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