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In Tunisia via libera per le donne ai matrimoni con non musulmani

19-09-2017 09:33 - News
Abrogata una circolare del 1973. Una vittoria della libertà di coscienza

«Una vittoria per tutte le donne tunisine». Monia Ben Jemia, presidente dell´Associazione tunisina delle donne democratiche non nasconde la soddisfazione il giorno dopo in cui la Presidenza della Repubblica ha annunciato l´abrogazione delle circolari amministrative che vietano il matrimonio delle donne tunisine con non musulmani.

«E´ anche una vittoria per la libertà di coscienza in Tunisia»- le fa eco Sana Ben Achour, femminista e professoressa di diritto: - «Si tratta di una breccia aperta e all´interno del quale altre battaglie andranno condotte. Ma questo è un passo importante».

Il capo di stato Béji Caïd Essebsi ha infatti annunciato di voler giungere alla piena uguaglianza fra donne e uomini e di voler abolire il divieto di matrimonio con non musulmani. Se il primo progetto resta un cantiere aperto, con molte resistenze in varie sacche della società tunisina, sul secondo punto il dibattito è stato rapido e condiviso, più di quanto atteso dagli stessi attivisti.

La decisione pone la Tunisia in prima linea nella difesa dei diritti delle donne nel mondo islamico. Paese che aveva già segnato la strada all´indomani dell´indipendenza del 1956 quando lo stesso "padre della nazione" Habib Bourguiba aveva proibito la poligamia, istituito il divorzio giudiziario al posto del ripudio, fissata un´età minima per i matrimoni (15 per le donne, divenuto in seguito 18).

Il matrimonio con un non musulmano è formalmente vietato dal 1973, anno in cui il ministero della Giustizia ha pubblicato un testo che, invocando "la salvaguardia dell´originalità islamica della famiglia tunisina" vietava le unioni miste. Un maschio può invece liberamente sposare una donna non musulmana. Vero che matrimoni celebrati in Francia sono stati in seguito trascritti nei registri tunisini, unica via per aggirare gli impedimenti, ma i casi venivano valutati uno ad uno, e non pochi sono stati i rifiuti, da parte degli ufficiali di stato civile, di riconoscere il matrimonio avvenuto all´estero. Dal 2011 in Tunisia sono state registrate 6200 conversioni senza che sia possibile determinare il numero di quelle dettate da un progetto coniugale. «Si tratta di conversione di convenienza, fatte appunto per sposarsi, senza reali motivazioni altre. Ciò dovrebbe rappresentare un insulto all´islam» prosegue Ben Jemia.

In primavera, un collettivo che raggruppa circa 60 associazioni ha lanciato una mobilitazione per ottenere l´abrogazione della circolare del 1973 perché in contrasto con gli articoli della nuova Costituzione, datata 2014, che rivendica l´uguaglianza fra i sessi e la libertà di coscienza, oltre che contradditoria nei confronti di tutta una serie di convenzioni internazionali ratificate dalla Tunisia.

Il presidente Essebsi tenta in questo modo di consolidare l´immagine riformista che sta proponendo, sulla scia proprio della lezione di Bourguiba. Restano però altri passi da fare, primo fra tutti quello legato alle eredità, che a parità di grado di parentela, vedono le donne per legge ricevere la metà di quanto spetta al parente maschio. A dar credito ai sondaggi, una riforma simile, che avrebbe enormi conseguenze finanziarie negli assetti famigliari, pare dare adito a varie riserve nella società tunisina. Secondo un recente studio l´82% dei tunisini ritiene che il tema sia già trattato dal Corano nei termini del 50% riservato alle donne, e poco altro ci sia dunque da aggiungere. «Anche l´abolizione della pena di morte in Francia è stata impopolare, ma ora è patrimonio della nazione – incalza Ben Jemia. La legge ha anche funzioni pedagogiche nell´aiutare le società a mutare atteggiamenti. E´ un´altra battaglia che inizia e che vinceremo».

A luglio il parlamento di Tunisi ha approvato all´unanimità la legge contro la violenza sulle donne e ha al contempo cancellato la norma sul matrimonio riparatore che consentiva agli uomini colpevoli di stupro di evitare la condanna sposando la vittima della violenza.

di Claudio Geymonat 18 settembre 2017


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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