14 Agosto 2018
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Il vicolo cieco e la porticina

06-06-2018 11:07 - News
La Conferenza del Primo Distretto ha discusso in particolare su vita delle chiese, diaconia, ecumenismo

Siamo in un vicolo cieco? Si direbbe di sì, a giudicare dai temi critici della recente Conferenza del primo Distretto (Perrero, 2-3 giugno): vita delle chiese, Collegio valdese, diaconia, tre questioni spinose rispetto alle quali emerge una situazione di crisi, peraltro non nuova.

Per le chiese si parla ormai di «stabile decrescita» nei membri di chiesa, nelle contribuzioni (come ribadito dalla relazione sull´aspetto finanziario). Lo ha confermato la ricerca sociologica voluta da Tavola valdese e Opcemi e realizzata dal Centro Studi Confronti, i cui risultati saranno presentati al prossimo Sinodo, anticipata in questa sede da Alessia Passarelli. Allo stesso tempo è stata sottolineata una preoccupante tendenza a individualizzare la chiesa, facendola diventare una sorta di «distributore automatico» (immagine utilizzata dalla pastora Daniela Santoro nel sermone del culto di domenica) dalla quale il singolo prende ciò che risponde ai propri bisogni, salvo poi allontanarsi quando questo viene meno.

La situazione del Collegio appare assai critica, ma l´ordine del giorno approvato va in una direzione cautamente (pro)positiva su tre livelli: cercare di capire qual è effettivamente l´interesse delle chiese del distretto per la "loro" scuola (interesse che finora non è emerso); sperimentare una drastica riduzione delle rette, considerate uno dei deterrenti alle iscrizioni, per vedere se queste aumentano; infine, distinguere l´offerta formativa da quella delle altre scuole del territorio che, come ha osservato il preside Marco Fraschia, negli ultimi anni hanno adottato varie proposte didattiche prima appannaggio del Collegio, migliorando la propria offerta.

L´argomento diaconia e chiese è quello che forse ha toccato più nel profondo l´assemblea, con una sensazione di incomunicabilità e contrapposizione che la relazione della Commissione Chiesa, territorio e diaconia comunitaria non ha contribuito a smussare, forse più per i toni che per i contenuti, che in fondo evidenziavano una realtà di fatto, lo scollamento tra il mondo diaconale e il mondo più strettamente ecclesiastico.

Da un lato le chiese non parlano di diaconia, come se il tema non le riguardasse, dall´altro la "struttura-diaconia" sembra andare per la propria strada, facendo cose molto belle e meritevoli, ma spesso avulse dalla realtà delle chiese. Ci si è chiesti: i membri di chiesa sono presenti nelle opere diaconali? Il personale delle opere è presente nelle chiese? Sembra difficile poter giungere a una risposta oggettiva. Occorre ritrovare un linguaggio comune, «una piena consapevolezza del legame indissolubile» tra predicazione e servizio, ha dichiarato l´ordine del giorno approvato dopo «ampio, faticoso e franco dibattito».

Su questi tre temi si percepiva una certa difficoltà a entrare nel merito, forse un lavoro in gruppi avrebbe facilitato uno scambio di idee meno condizionato; la presenza dei "diretti interessati", sebbene legittima e doverosa, da questo punto di vista non aiutava.

La situazione appare "sospesa" anche per quanto riguarda l´ecumenismo, altro tema trattato in Conferenza. L´avvicendamento del vescovo di Pinerolo è un dato di fatto, ma indubbiamente ha portato una sospensione del paziente lavoro sui due documenti relativi all´ospitalità eucaristica e alla liturgia battesimale, in attesa di sviluppi; il Pinerolese si conferma, comunque, come laboratorio di sperimentazione dal punto di vista ecumenico.

Una chiara parola di disapprovazione, infine, è giunta dalla Conferenza riguardo al decreto ministeriale 62/2017 (art. 8) che prevede l´inserimento degli insegnanti di religione nelle commissioni d´esame delle scuole secondarie di primo grado, ribadendo «la laicità costituzionale della scuola statale italiana».

Gli spunti più positivi sono emersi nel dibattito sui giovani, su predicazione e nuovi media, sulla musica, sebbene anche in ambito giovanile si percepisca un certo scollegamento fra i tre organismi presenti nell´area (équipe di animazione giovanile, Casd-Coordinamento attività scoutistiche distrettuali e Fgei-Federazione giovanile evangelica italiana) e con il Centro ecumenico Agape.

La ricerca e l´interesse per nuovi strumenti e nuove forme espressive ha accomunato questi ultimi temi. In particolare, i nuovi media hanno suscitato un interesse peraltro già espresso dal convegno organizzato in febbraio dall´apposita commissione. Si cerca anche qui una maggiore uniformità di linguaggi e intenti, valutando l´unificazione delle varie forme di presenza delle chiese sul web, proponendo alle comunità e ai concistori un percorso di formazione su questa complessa materia, ma soprattutto la creazione di un codice deontologico per normare la pubblicazione dei contenuti sul web (es. su Facebook), già allo studio da parte della Tavola valdese.

Un vicolo cieco, forse, ma con una porticina in fondo, da cui vedere il mondo oltre il muro. Come Alice nel paese delle meraviglie, basta avere la chiave per aprirla e, forse, "ridursi" alla giusta dimensione...


Fonte: Riforma.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 14 AGOSTO:

Solo in Dio trova riposo l´anima mia; da lui proviene la mia salvezza (Salmo 62,1)

Dice Gesù: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell´età presente» (Matteo 28,20)

Talvolta mi fermo un attimo, in mezzo alla confusione del giorno, chiudo i miei occhi e le mie orecchie e sono felice per un momento. Non sono sola, tu ci sei, mio Dio! In mezzo a tutto.

Christa Weiss

I Samuele 17,38-51; Giovanni 10,22-30

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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