01 Ottobre 2020
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Il tempo della luce e della tenebra

06-04-2017 09:17 - Fede e spiritualità
Domenica delle Palme, Giovedì santo e Venerdì santo rappresentano, nella meditazione di ogni credente, lo spazio esistenziale di "timore e tremore" che intercorre tra l´annuncio della promessa e il suo compimento. E´ il percorso teso tra il riconoscimento che la Parola di salvezza di Dio è giunta fino a noi in Gesù che entra osannato in Gerusalemme, e l´amara consapevolezza della desolazione travagliata del Getsemani.

E´ il tempo della luce e della tenebra, è il tempo della preghiera che invoca l´aiuto di Dio per perseverare nella fede nonostante un orizzonte apparentemente tragico.

E´ il tempo della scoperta amara che Dio non scende a risolvere il "qui e ora". La folla che accoglie esultante Gesù è la stessa che poi lo rinnegherà salvando Barabba.

Sono i giorni in cui la preghiera interroga con "timore e tremore" i percorsi di Dio.

Percorsi che richiedono tutta la fiducia che un´esistenza credente comporta.

Siamo al seguito di Gesù nel suo ingresso festoso in Gerusalemme, accogliamo la sua luce inneggiando "Osanna", la nostra preghiera è lode, la nostra fede è salda, la nostra gioia è immensa. Riconosciamo la fedeltà di Dio alla sua Parola che promette Vita nuova. La sua Parola è dinnanzi a noi, ci racconta che Dio non cavalca la tempesta ma un umile asino, si rivela a noi nelle piccole cose. La luce illumina.

Illumina anche l´intelligenza del cuore dei discepoli che imparano la grandezza dell´amore che si dona senza condizioni. Riuniti con Gesù, da lui sono amati fino alla fine e per sempre.

Fanno esperienza di un nuovo tipo di amore che è al servizio del bene dell´altro, dell´altra. Il Maestro si fa servo per amore. Questo è il comandamento della lavanda dei piedi.

Un amore che si spoglia dell´esigenza della reciprocità e si nutre solo della consapevolezza che lo shalom cristiano origina dal dare più che dal ricevere.

E Gesù si dà, ancora una volta: invita i discepoli, le discepole di ogni tempo alla partecipazione al suo corpo spirituale, offre loro il diritto di chiamarsi figli e figlie di Dio.

Ma il Venerdì santo è anche il momento teologico della prova: l´ombra, quella che sempre incombe dopo la proclamazione dell´annuncio di Dio, perché si fa strada il dubbio doloroso che la sua promessa di grazia non si avveri a motivo della resistenza ostile del mondo.

La tenebra del Venerdì santo. Quest´appuntamento che Gesù rivolge al credente, alla credente è, prima ancora della croce, un momento di alta riflessione teologica. Solo immersi nella preghiera sofferente di Gesù possiamo arrivare ad accogliere la tensione estrema tra un tempo divino di salvezza già iniziato e il fluire storico di vicende troppo limitatamente umane. Vivere questa tensione con fiducia, come insegna Gesù, ci aiuta a rinnovare la speranza nella grazia di Dio Padre anche quando tutto sembra ormai perduto. Il Venerdì santo è dedicato alla fede obbediente, con tutto lo strazio che essa può comportare. Solo la fede obbediente è in grado di volgere lo sguardo all´inesauribile potenza della bontà di Dio che sola sorregge e provvede nella prova.
di Eleonora Natoli


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 125



Giovedì 1° Ottobre

Poiché il tuo cuore è stato toccato, poiché ti sei umiliato davanti a Dio, anch’io ti ho ascoltato, dice il Signore (II Cronache 34,27)
Paolo scrive:«Io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono» (I Corinzi 15,9-10)

Ti prego di venire nel mio cuore, perché ispirandolo a desiderarti tu lo rendi pronto a riceverti.
Agostino di Ippona


Esodo 23, 20-27; II Corinzi 12, 1-10





Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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