19 Gennaio 2018
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Il teatro dei grandi ribelli: da Lutero a Gandhi, Martin Luther King, Mandela

07-01-2018 17:36 - News
Dal 12 gennaio va in scena al Teatro Argentina di Roma «Il giorno di un dio», scritto e diretto da Cesare Lievi. La storia della Riforma luterana riletta dal punto di vista di oggi

Si ribella alla volontà del proprio padre, prendendo i voti da monaco agostiniano, poi al Papa e a all´imposizione di un Dio vendicatore: Martin Lutero, un rivoluzionario? «È il primo esempio di intellettuale moderno che, rivoltandosi contro i diktat familiari e le massime autorità del suo tempo, reclama una totale libertà di pensiero e di parola - risponde Cesare Lievi autore e regista de Il giorno di un dio- Non sapremo mai se veramente il 31 ottobre 1517 conficcò sulla porta della Chiesa del Castello di Wittenberg le 95 tesi contro la pratica delle indulgenze. Di sicuro la sua Riforma ha cambiato la vita di tutti noi».

L´anniversario dei 500 anni dalla Riforma luterana
Lo spettacolo, nell´anniversario dei cinquecento anni dalla Riforma, dopo il debutto allo Stadtheater di Klangefurt (Austria), approda al Teatro Argentina di Roma il 12 gennaio. Anche altri teatri si popolano non solo dei classici Pirandello e Shakespeare, ma di altre figure ribelli. Tra queste: Josè Valenzuela Levy nell´Acrobata di Laura Forti, regia di Elio De Capitani (Elfo Puccini, Milano, gennaio) dove si ripercorre la vicenda del combattente cileno, nome di battaglia Ernesto, che si ribellò al regime di Pinochet, organizzando un attentato, fallito, contro il sanguinario dittatore. «Un´immersione nel ´900 attraverso parole e immagini - anticipa De Capitani -, raccontando un personaggio che, pur essendo un leader, non è entrato nella storia con la esse maiuscola. La sua vicenda ci aiuta a capire chi siamo oggi».

Il fanatismo religioso di oggi
Il giorno di un dionon è però un dramma storico su Lutero. In palcoscenico, attori tedeschi e italiani recitano nelle rispettive lingue: «All´epoca di Lutero - spiega Lievi - entra in crisi il latino, che rappresentava l´unità linguistica europea, ed emergono gli idiomi nazionali. Un problema che si ripresenta ora: a Bruxelles la lingua ufficiale è l´inglese, che appartiene a una nazione ormai uscita dall´Europa!». La scelta di Lievi è dunque quella di rivedere la vicenda del riformatore dal punto di vista di oggi: «Cosa resta nella nostra realtà di un evento storico che segnò profondamente l´Europa? In che maniera le sue "tesi" hanno influenzato il nostro modo di pensare e vivere l´esistenza?». I protagonisti in scena non incarnano personaggi storici, ma uomini e donne comuni che fanno i conti con problemi attualissimi come la fede e il fanatismo, la teologia e la laicità. «Il fondamentalismo islamico è una delle ansie che ci condizionano. Dalla Riforma nasce la libertà di fede nei confronti della Chiesa di Roma, ma anche il fanatismo. Alcuni discepoli di Lutero si esprimevano come oggi si esprimono i militanti dell´Isis».

Papa Francesco: un grande riformatore
La Chiesa di Roma è oggi quella di Papa Francesco. «Un grande riformatore. Non si può usare la parola "ribelle" ma Bergoglio la cui elezione nasce, guarda caso, dalle dimissioni del suo predecessore, esprime il cambiamento in Vaticano. Non fu vista di buon occhio la sua "svolta luterana", quando due anni fa incontrò i rappresentanti del luteranesimo. Poi ha sorpreso il mondo intero quando, a proposito degli omosessuali, disse "chi sono io per giudicare?". E se non si può definire rivoluzionaria una simile dichiarazione, cos´altro?...».

di Emilia Costantini


Fonte: corriere.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

VENERDÌ 19 GENNAIO

Le parole del Signore non sono parole pure, sono argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte
(Salmo 12,6)

Risplendete come astri nel mondo, 16 tenendo alta la parola di vita (Filippesi 2,15-16)

O Signore, possa la tua parola essere ovunque la lampada ai nostri piedi; conservala per noi chiara e pura; donaci di gustare in essa forza, consiglio, consolazione nella difficoltà, così da affidarci a essa in vita e in morte con perseveranza.

David Denicke


Geremia 14,1-9; Deuteronomio 4,25-40

PREGHIERA

Signore, quando al re Salomone
fu concesso di chiederti una cosa,
ti chiese di essere un sovrano
illuminato dalla tua sapienza.
Quella sapienza oggi noi ti
chiediamo.
Illuminaci. Donami di
comprendere il mondo che
sta intorno a me, donami di
comprendere ciò che tu hai
preparato per me.
Donaci, o Signore, di capire le
difficoltà e di sciogliere i nodi,
in modo da poter aiutare il
prossimo ad affrontare e risolvere
conflitti, ad affrontare momenti di
sconforto e scoprire la tua gioia.
Donaci di credere con intelligenza.
Nel nome di Gesù, Parola e
Sapienza di Dio noi ti preghiamo.
Amen

Il Vangelo ci parla

Maria, madre incerta

di Yann Redalié

«Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore» (Luca 2,51b)

Nel racconto di Luca, in contrasto con il racconto di Matteo, Maria parla, commenta, risponde ai messaggi che le sono rivolti. Se in Luca 1,38 – “Ecco, sono la serva del Signore. Mi accada secondo la tua parola” - Maria appare decisa, prima discepola, invece nell’episodio che conclude il racconto dell’infanzia di Gesù, confrontata col suo figlio dodicenne, Maria è meno determinata.

Maria e Giuseppe sono andati a Gerusalemme con Gesù per la celebrazione della Pasqua. Nel cammino di ritorno a casa, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro. Tornati a Gerusalemme, lo ritrovano in dialogo con i dottori della legge, meravigliati della sua saggezza. All’espressione della preoccupazione e dell’angoscia di sua madre, Gesù risponde in modo tale - “Non sapevate che io devo stare nella dimora di mio Padre?” (Luca 2,49) – che, dice Luca, non capirono. L’intero racconto dell’infanzia di Gesù si conclude su questa incertezza di Maria e Giuseppe, che contrasta con la sicurezza della prima risposta data all’angelo dell’Annunciazione.

Di ritorno a Nazareth: “Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore” (Luca 2,51b). Le traduzioni dicono anche “conservava”, “serbava”. Non si tratta solo di tesaurizzare dei ricordi, ma anche di valutare, riflettere, preoccuparsi. Se questo “meditare” fosse stato detto a proposito di una figura maschile, Pietro o Giovanni Battista per esempio, i commentatori, dice Beverly Gaventa(1), avrebbero identificato una prima riflessione teologica in atto. Trattandosi di Maria, madre di un figlio dodicenne, l’interpretazione è riferita ai sentimenti e agli affetti. Eppure questo momento di fermo riflessivo, per meglio focalizzare il significato degli avvenimenti, è ripetuto due volte. Già dopo la venuta e la proclamazione del “Gloria” dei pastori nella notte di Natale, Luca ci dice che “Maria conservava tutte queste parole meditandole in cuor suo” (Luca 2,19). In questo modo Luca introduce un bisogno di riflessione e anche un’incertezza in Maria e nel suo uditore/lettore. Che cosa e come capisce? Che cosa farà? Persisterà nel suo discepolato? Oppure come altri abbandonerà? Se per Maria la domanda rimane aperta fino all’inizio del libro degli Atti (1,14) dove la ritroviamo con gli apostoli poco prima della Pentecoste, per l’uditore della storia di Natale, l’invito ad una pausa di riflessione, alla meditazione sul senso per la vita degli avvenimenti raccontati rimane aperto e sempre attuale.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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