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Il sogno di Maselli diventa realtà

23-04-2018 20:24 - Ecumenismo
Presentato il nuovo Centro ecumenico di Lucca, nato dalla collaborazione tra chiesa valdese, cattolica e Comune

A due anni dalla scomparsa di Domenico Maselli prende corpo a Lucca il suo «sogno ecumenico» con la nascita di un Centro intitolato al pastore, professore e deputato protestante e a Giuliano Agresti, arcivescovo dal 1973 fino alla morte nel 1990. Un anno fa, in occasione di un convegno in sua memoria, Alberto Corsani (l´articolo si può leggere qui) lo annunciava commentandolo con il prof. Paolo Ricca, che osservava: «Lasciare un sogno in eredità è soprattutto una grande sfida per gli eredi che si riuniscono attorno a un suo testo, per la verità assai breve, in cui egli sognava la creazione di un centro ecumenico che "dovrà essere gestito dagli enti locali con pari presenza delle due Chiese"».
Questa impostazione si è realizzata nella iniziativa congiunta della chiesa valdese della chiesa cattolica e del Comune di Lucca, ed è stata presentata sabato 21 aprile proprio nella sede di rappresentanza del Comune, la cinquecentesca Villa Bottini, con gli interventi del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, di don Mauro Lucchesi vicario episcopale per l´ecumenismo, e di Samuele Del Carlo per la chiesa valdese.
Intervistato da Radio Beckwith evangelica, Del Carlo ha raccontato il lungo iter di creazione del Centro, approvato dal Consiglio comunale nel giugno 2017: «Un sogno a lungo coltivato da Maselli, già negli anni Ottanta insieme all´arcivescovo Agresti, che si è concretizzato solo nell´ultimo anno della sua vita impegnandolo molto, anche se sapeva che probabilmente non l´avrebbe vista realizzata».
L´iniziativa è unica nel suo genere, ricordava Corsani nell´articolo sopra citato, e ribadisce Del Carlo: «Non è mai avvenuto in Italia, forse nel mondo, che una città, lo Stato, si interessasse di ecumenismo. È un ecumenismo della città, che vuole essere maestro non soltanto per un numero limitato di persone o di chiese, ma per tutti. Ecumenismo come modo di intendere la convivenza tra gli uomini, laici e credenti, secondo la lezione di Maselli che all´ecumenismo ha dedicato la sua vita, non in senso tecnico ma nel modo di predicare, di insegnare, di svolgere l´attività politica».
La storia dell´ecumenismo a Lucca è complessa: città da sempre indipendente, dal punto di vista politico ma anche religioso, «non vi arrivò mai l´inquisizione, ma rimase per certi versi una città chiusa. Oggi è una città con delle chiusure, ma anche dei fermenti, una città ricca di contraddizioni, commenta Del Carlo, e ricorda: «È stata la città con il maggior numero di convertiti evangelici alla Riforma, all´inizio del Cinquecento: una settantina di famiglie che poi dovettero rifugiarsi a Ginevra. Tra questi c´era Carlo Diodati, battezzato da papa Paolo III, padrino dell´imperatore Carlo V, e padre di quel Giovanni Diodati che da Ginevra tradusse la Bibbia in italiano».
Il cammino ecumenico a Lucca è cominciato prima del Concilio Vaticano II, ricorda ancora Del Carlo, già nel dopoguerra quando (ad esempio) una delle due sorelle Ciaffrei, che abitavano sopra la chiesa valdese, suonava l´organo nella vicina chiesa di san Paolino, anche se esplose soprattutto dal 1980, con l´arrivo a Lucca di Domenico Maselli, pastore della chiesa locale per 35 anni.
L´importanza di questo percorso, ancora in atto, è che «è avvenuto con la partecipazione di tutte le chiese evangeliche, non soltanto di quella cattolica e valdese. Quello che stiamo cercando di realizzare è una comunione che non significa con-fusione o omologazione, prima di tutto con i fratelli evangelici. Maselli è stato maestro in questo, oggi siamo chiamati in causa per proseguire su quella strada, sulla linea di quella libertà di poter essere diversi e in comunione».


di Daniela Grill e Sara Tourn


Fonte: Riforma.it
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" Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro "
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Ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio (Luca 13, 29)


«Perché mi contestate? Voi tutti mi siete stati infedeli», dice il Signore (Geremia 2,29)
Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù (Romani 3, 23-24)


Forse non è troppo tardi perché impariamo a capire: dipende da noi. Perché l’uomo mieterà ciò che semina. Abbiamo paura, Signore, perché dobbiamo cambiare. Non lasciamo sola la tua umanità e affina le coscienze.
Detlev Block


Matteo , 5-13; Romani 1, 13-17; II Re 5, 1-19a







Preghiera


Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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