14 Dicembre 2019

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Il sepolcro vuoto

12-04-2017 17:41 - Bibbia e attualità
Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. Allora corse verso Simon Pietro e l´altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l´abbiano messo».

(Giovanni 20,1-2)

Care sorelle e cari fratelli,

Tutto inizia di fronte ad una tomba e a una pietra tombale che separa i vivi dai morti e qui, per ora, non ci sono angeli che possono alleviare l´impatto. Ci troviamo faccia a faccia con la morte e, nella Bibbia, essa è fine vera, assoluta, non conclusione di una parte di noi. La tomba significa che di Gesù non è rimasto nulla, la sua persona, la sua storia, i suoi affetti, i suoi messaggi sono finiti nel nulla e solo per poco la memoria potrà supplire l´assenza fisica. L´esperienza sempre estremamente dura del confronto con la pietra che separa il mondo dei vivi da quello dei morti qui la fa per prima Maria di Magdala. Nel buio della notte e nel buio della propria anima sofferente, Maria si incammina e vede la pietra spostata, ma legge l´evento con gli occhi del senso comune. E´ presa dal panico per ciò che gli uomini possono aver fatto, non pensa neppure per un attimo ad un intervento potente di Dio. Corre la Maddalena verso Simon Pietro e verso l´innominato che Gesù tanto amava e rovescia su di loro la sua angoscia. Corrono ora i due, ciascuno secondo il proprio fiato e il prediletto dal Signore arriva primo, vede i segni, ma non li interpreta, piuttosto si ferma sulla soglia della camera della morte. Pietro sopraggiunto vede anche lui i segni delle fasce e del sudario che evidentemente non coprono più il corpo di Gesù. Chissà cosa può essere balenato nella testa dei due in quegli attimi in cui si tenta di riflettere di fronte ad un trauma: forse sarà apparsa l´immagine di Lazzaro risuscitato da Gesù e ancora coperto dalle fasce e dal sudario? Come interpretare i segni che, per loro natura, sono ambigui? Pietro comunque affronta per primo la camera della morte, seguito a questo punto dall´altro che vede - cosa vede? – e crede. Vede l´assenza del corpo mortale in quel sepolcro, ma l´Amore che l´aveva prediletto lo fa vedere con gli occhi della fede e l´assenza diviene presenza del Risorto. Lo Spirito evidentemente scende su di lui e comincia ad aiutarlo a vedere secondo la Scrittura, secondo quella Parola che Gesù tante volte aveva interpretato da rabbi ebraico in modo nuovo e autorevole e che i suoi discepoli non avevano ancora compreso. Alla luce dello Spirito la resurrezione di Gesù apparirà come un evento di nuova creazione che si inserisce nell´opera di quel Dio dei viventi, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, della Scrittura, che non ha mai abbandonato le sue creature e che vuol vivere con loro per sempre, superando la separazione della morte. Amen.

Enrico Del Bianco

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Venerdì 13 Dicembre

Il Signore non ripudierà il suo popolo e non abbandonerà la sua eredità ( Salmo 94, 14)
Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore (Filippesi 3, 20)

Signore ti ho cercato, ora vieni da me. Dove tu hai preso dimora c’è solo il cielo. Entra dunque nel mio cuore e fa che sia il tuo tempio.
da un inno moravo di Benjamin Schmolck

Zaccaria 2, 14-17; Isaia 46, 1-13


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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