10 Maggio 2021
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"Il segreto della notte di Natale è la filantropia di Dio" Omelia del pastore valdese Paolo Ricca a Santa Maria in Trastevere

28-12-2015 20:40 - Ecumenismo
Il 22 dicembre il pastore della Chiesa Valdese Paolo Ricca ha partecipato alla preghiera della Comunità di Sant´Egidio nella basilica di Santa Maria in Trastevere e ha predicato sul brano della lettera a Tito 3,4-7

"Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna!" (testo Nuova Riveduta)

Cari fratelli e sorelle,

le parole che avete ascoltate sono il testo biblico che il lezionario della chiesa valdese indica come testo di predicazione per il giorno di Natale.
Se avete ascoltato bene questa lettura, vi siete resi conto che si tratta di un sommario di tutto l’Evangelo, di una sintesi mirabile dell’intera storia della salvezza. È un testo ricchissimo. Varrebbe la pena di soffermarsi su ogni sua parola, a cominciare dalle parole iniziali, che vi voglio ricordare: il testo comincia dicendo “ma quando”.
Queste parole ­– “ma quando” – vengono subito dopo il versetto precedente, quando l’apostolo Paolo ricorda ai cristiani come erano prima di diventare cristiani. L’apostolo si mette insieme a loro e dice: “anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni passione, cattivi, invidiosi…”; cioè, eravamo pessimi soggetti, eravamo così immersi in una situazione di peccato…
“Ma quando” è apparsa la bontà di Dio…
Ma quando Dio ha cominciato a farsi presente nella nostra vita…
Ma quando Dio ha cominciato a parlare e tu hai cominciato ad ascoltare…
Ma quando la tua vita non è più stata un monologo con te stesso, ma ha cominciato ad essere un dialogo con Dio…
Ma quando qualche cosa di nuovo è spuntato nella tua esistenza e che prima non c’era…
Ma quando hai cominciato ad essere cristiano, un po’ cristiano…
“Ma quando…”
Ecco la cesura della nostra esistenza, il taglio che Dio mette nella storia dell’umanità ma anche nella nostra storia personale. Tutto comincia da lì, tutto comincia da Dio. Con Dio, tutto comincia, tutto ricomincia.
Varrebbe la pena soffermarsi anche su queste due paroline iniziali.
Ma il tempo è poco e quindi io mi soffermerò su un’altra parola. Una parola che non c’è mai in tutto il Nuovo Testamento, c’è soltanto qui come unica volta; la parola che vorrei che restasse nel vostro cuore questa sera – senza dimenticare le altre, ma questa sarei felice se la ricordaste. Questa parola è un parola che nella Bibbia, in tutte le Bibbie che ho visto, è tradotta “l’amore di Dio per gli uomini”. Ma la parola greca che viene tradotta così da tutte le Bibbie è la filantropia di Dio.
Questa è la parola: la filantropia di Dio. Nessuna traduzione ha avuto il coraggio di mantenere questa parola greca, che certo vuol dire “amore per gli uomini”; ma trovo che l’espressione filantropia di Dio, Dio come filantropo, Dio come l’unico vero filantropo, sarebbe stato bello se fosse stata mantenuta.
È per questo che io desidero soffermarmi un istante su questa parola: la filantropia di Dio.
Dio credo che sia l’unico che ama l’uomo, perché l’uomo non è una creatura amabile.
Quanto è difficile amare l’uomo! Qualche volta è addirittura impossibile. Preferiamo amare i valori: Liberté, Égalité, Fraternité, Humanitè… Come si infiammano i cuori con i valori. Famiglia, Patria (una volta, non più adesso: nel cuore di Roma abbiamo addirittura un altare a questa dea che si chiama Patria). Gli ideali, i valori… quanto li amiamo. Come è facile amare i valori, come è difficile amare l’uomo: tanto che c’è – lo sapete bene – un proverbio molto amaro ma non senza qualche goccia di verità che dice: più conosco gli uomini, più amo le bestie.
Dio invece, più conosce l’uomo, più ama l’uomo. E perché? Perché sa che l’uomo ha un infinito bisogno di amore. Abbiamo tutti – dal primo all’ultimo – un infinito bisogno di amore. Per questo Dio più ci consoce è più si rende conto di quanto abbiamo bisogno di amore; e perciò più ci conosce, più ci ama. Sa che solo l’amore ci può guarire, sa che solo l’amore ci può salvare.
Ma quando la filantropia di Dio è apparsa? La nostra generazione – che forse non è molto diversa da quella di Gesù, che egli chiamava generazione adultera e peccatrice – dice che Dio è scomparso. Ci sono molti libri sulla eclisse di Dio: Dio si è eclissato.
La Bibbia dice che Dio è apparso: non scomparso, è apparso!
Ma quando la filantropia di Dio è apparsa? Quando Dio è apparso come filantropo, come il vero, unico filantropo? L’unico che sia mai esistito e che esista? Quando è apparsa la sua filantropia?
È apparsa già nei giorni antichi della creazione, quando decise di fare l’uomo a sua immagine e somiglianza: cioè amava tanto l’uomo da mettere dentro di lui la sua immagine, come dire una parte di se stesso: tanto era filantropo fin dall’inizio. E la filantropia di Dio è apparsa poi in tutte le alleanze che Dio ha fatto: l’alleanza con Noè, l’alleanza con Abramo, l’alleanza con Mosè, l’alleanza con Gesù, la nuova alleanza, quella che era già stata preannunciata dal profeta Geremia.
Dio è alleato dell’uomo: è tanto filantropo che diventa alleato. Fa alleanza.
Ma non basta neppure quello a manifestare tutta la filantropia di Dio: non gli bastava di essere alleato dell’uomo. Ha deciso di diventare uomo: filantropia al massimo grado.
Non poteva essere più filantropo che diventando uomo: lui che era ed è Dio, tanto era filantropo da decidere di diventare uomo.
E non soltanto è diventato uomo ma è diventato bambino, per condividere fino in fondo, dall’inizio, la condizione umana.
E non soltanto è diventato uomo ma è diventato servo. Servo di chi? Servo dell’uomo. “Non sono venuto per essere servito, ma per servire e per dare la mia vita come prezzo di riscatto per molti”. Per molti chi? Per molti uomini, per tutti gli uomini.
Potrei continuare a illustrare la filantropia di Dio, che fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti… Fermiamoci qui. È più che sufficiente. Dio è il vero, unico filantropo.
E lo ha dimostrato al massimo grado, quando ha deciso di diventare uno di noi.
Così, quando tra poco celebrerete il Natale e forse vi chiederete: qual è il segreto di questa notte magica? Avete la risposta: il segreto della notte di Natale è la filantropia di Dio. Amen.

Fonte: Comunità Sant´Egidio
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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