18 Ottobre 2021
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"Il segreto della notte di Natale è la filantropia di Dio" Omelia del pastore valdese Paolo Ricca a Santa Maria in Trastevere

28-12-2015 20:40 - Ecumenismo
Il 22 dicembre il pastore della Chiesa Valdese Paolo Ricca ha partecipato alla preghiera della Comunità di Sant´Egidio nella basilica di Santa Maria in Trastevere e ha predicato sul brano della lettera a Tito 3,4-7

"Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna!" (testo Nuova Riveduta)

Cari fratelli e sorelle,

le parole che avete ascoltate sono il testo biblico che il lezionario della chiesa valdese indica come testo di predicazione per il giorno di Natale.
Se avete ascoltato bene questa lettura, vi siete resi conto che si tratta di un sommario di tutto l’Evangelo, di una sintesi mirabile dell’intera storia della salvezza. È un testo ricchissimo. Varrebbe la pena di soffermarsi su ogni sua parola, a cominciare dalle parole iniziali, che vi voglio ricordare: il testo comincia dicendo “ma quando”.
Queste parole ­– “ma quando” – vengono subito dopo il versetto precedente, quando l’apostolo Paolo ricorda ai cristiani come erano prima di diventare cristiani. L’apostolo si mette insieme a loro e dice: “anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni passione, cattivi, invidiosi…”; cioè, eravamo pessimi soggetti, eravamo così immersi in una situazione di peccato…
“Ma quando” è apparsa la bontà di Dio…
Ma quando Dio ha cominciato a farsi presente nella nostra vita…
Ma quando Dio ha cominciato a parlare e tu hai cominciato ad ascoltare…
Ma quando la tua vita non è più stata un monologo con te stesso, ma ha cominciato ad essere un dialogo con Dio…
Ma quando qualche cosa di nuovo è spuntato nella tua esistenza e che prima non c’era…
Ma quando hai cominciato ad essere cristiano, un po’ cristiano…
“Ma quando…”
Ecco la cesura della nostra esistenza, il taglio che Dio mette nella storia dell’umanità ma anche nella nostra storia personale. Tutto comincia da lì, tutto comincia da Dio. Con Dio, tutto comincia, tutto ricomincia.
Varrebbe la pena soffermarsi anche su queste due paroline iniziali.
Ma il tempo è poco e quindi io mi soffermerò su un’altra parola. Una parola che non c’è mai in tutto il Nuovo Testamento, c’è soltanto qui come unica volta; la parola che vorrei che restasse nel vostro cuore questa sera – senza dimenticare le altre, ma questa sarei felice se la ricordaste. Questa parola è un parola che nella Bibbia, in tutte le Bibbie che ho visto, è tradotta “l’amore di Dio per gli uomini”. Ma la parola greca che viene tradotta così da tutte le Bibbie è la filantropia di Dio.
Questa è la parola: la filantropia di Dio. Nessuna traduzione ha avuto il coraggio di mantenere questa parola greca, che certo vuol dire “amore per gli uomini”; ma trovo che l’espressione filantropia di Dio, Dio come filantropo, Dio come l’unico vero filantropo, sarebbe stato bello se fosse stata mantenuta.
È per questo che io desidero soffermarmi un istante su questa parola: la filantropia di Dio.
Dio credo che sia l’unico che ama l’uomo, perché l’uomo non è una creatura amabile.
Quanto è difficile amare l’uomo! Qualche volta è addirittura impossibile. Preferiamo amare i valori: Liberté, Égalité, Fraternité, Humanitè… Come si infiammano i cuori con i valori. Famiglia, Patria (una volta, non più adesso: nel cuore di Roma abbiamo addirittura un altare a questa dea che si chiama Patria). Gli ideali, i valori… quanto li amiamo. Come è facile amare i valori, come è difficile amare l’uomo: tanto che c’è – lo sapete bene – un proverbio molto amaro ma non senza qualche goccia di verità che dice: più conosco gli uomini, più amo le bestie.
Dio invece, più conosce l’uomo, più ama l’uomo. E perché? Perché sa che l’uomo ha un infinito bisogno di amore. Abbiamo tutti – dal primo all’ultimo – un infinito bisogno di amore. Per questo Dio più ci consoce è più si rende conto di quanto abbiamo bisogno di amore; e perciò più ci conosce, più ci ama. Sa che solo l’amore ci può guarire, sa che solo l’amore ci può salvare.
Ma quando la filantropia di Dio è apparsa? La nostra generazione – che forse non è molto diversa da quella di Gesù, che egli chiamava generazione adultera e peccatrice – dice che Dio è scomparso. Ci sono molti libri sulla eclisse di Dio: Dio si è eclissato.
La Bibbia dice che Dio è apparso: non scomparso, è apparso!
Ma quando la filantropia di Dio è apparsa? Quando Dio è apparso come filantropo, come il vero, unico filantropo? L’unico che sia mai esistito e che esista? Quando è apparsa la sua filantropia?
È apparsa già nei giorni antichi della creazione, quando decise di fare l’uomo a sua immagine e somiglianza: cioè amava tanto l’uomo da mettere dentro di lui la sua immagine, come dire una parte di se stesso: tanto era filantropo fin dall’inizio. E la filantropia di Dio è apparsa poi in tutte le alleanze che Dio ha fatto: l’alleanza con Noè, l’alleanza con Abramo, l’alleanza con Mosè, l’alleanza con Gesù, la nuova alleanza, quella che era già stata preannunciata dal profeta Geremia.
Dio è alleato dell’uomo: è tanto filantropo che diventa alleato. Fa alleanza.
Ma non basta neppure quello a manifestare tutta la filantropia di Dio: non gli bastava di essere alleato dell’uomo. Ha deciso di diventare uomo: filantropia al massimo grado.
Non poteva essere più filantropo che diventando uomo: lui che era ed è Dio, tanto era filantropo da decidere di diventare uomo.
E non soltanto è diventato uomo ma è diventato bambino, per condividere fino in fondo, dall’inizio, la condizione umana.
E non soltanto è diventato uomo ma è diventato servo. Servo di chi? Servo dell’uomo. “Non sono venuto per essere servito, ma per servire e per dare la mia vita come prezzo di riscatto per molti”. Per molti chi? Per molti uomini, per tutti gli uomini.
Potrei continuare a illustrare la filantropia di Dio, che fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti… Fermiamoci qui. È più che sufficiente. Dio è il vero, unico filantropo.
E lo ha dimostrato al massimo grado, quando ha deciso di diventare uno di noi.
Così, quando tra poco celebrerete il Natale e forse vi chiederete: qual è il segreto di questa notte magica? Avete la risposta: il segreto della notte di Natale è la filantropia di Dio. Amen.

Fonte: Comunità Sant´Egidio
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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