26 Luglio 2021
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Il saluto del nuovo pastore Stefano Giannatempo alla comunità valdese di Lucca

06-09-2017 13:25 - News
Care sorelle e cari fratelli,

è con grande gioia che mi rivolgo a voi per la prima volta attraverso queste parole!
A seguito della consacrazione al ministero pastorale lo scorso 20 agosto, la Tavola Valdese mi ha assegnato come pastore nella vostra chiesa: vi precede una lunga e forte storia di testimonianza, grazie al vostro essere comunità e all´impegno donato per molti anni dal compianto past. Domenico Maselli.

Arrivo tra voi come giovane pastore: nato e cresciuto a Torino 34 anni fa in una famiglia cattolica, grazie ad un lungo discernimento - nel quale l´ecumenismo ha giocato un ruolo fondamentale - ho sentito di poter meglio vivere la mia fede nella Chiesa Valdese. Dopo gli studi in Lettere ho quindi studiato Teologia a Roma e per un anno negli Stati Uniti, e ho svolto il periodo di prova nelle chiese di Livorno-Pisa e Aosta-Ginevra.
Desidero farmi vostro compagno di viaggio con i miei doni e con i miei limiti, mettendomi al servizio di ciascuno e di ciascuna, nella comune passione per la Parola di Dio, in modo che ascoltandola insieme e spezzando insieme il pane possiamo riconoscere la presenza del Risorto che cammina con noi: "Non sentivamo forse ardere il cuore mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?" (Luca 24,32).

Ringrazio il Consiglio di Chiesa per l´accoglienza e la disponibilità in questa fase di passaggio, e aspetto di incontrarci domenica 17 settembre per un primo culto e domenica 1° ottobre per l´insediamento.

Vi saluto con amicizia e fraternità in Cristo Gesù, nostra speranza!
past. Stefano Giannatempo

UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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