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Il passato dei valdesi è prezioso per il futuro 

04-10-2016 14:26 - Ecumenismo
Il passato dei valdesi è prezioso per il futuro
Prima ostracizzati, hanno ricevuto i diritti civili solo nel 1848. Ora incarnano un legame tra evangelismo, senso della libertà e impegno umanitario

 
A fine agosto, in Italia c´è un avvenimento religioso, cui non si presta troppa attenzione: il sinodo della Chiesa valdese e metodista. A Torre Pellice nelle Valli Valdesi, tra il 21 e il 26 agosto, accorrono ogni anno pastori e pastore assieme ai fedeli per una riunione che «esprime l´unità di tutta la Chiesa», dicono i testi ufficiali. Torre Pellice, una "Ginevra Italiana" per De Amicis, quasi cinquemila abitanti, porta nell´architettura l´impronta di una comunità che nell´Ottocento usciva dalla secolare ghettizzazione: il tempio, le istituzioni, il museo, le biblioteche.... Quella valdese è una (dolorosa) storia italiana. Per secoli, quasi un millennio, i valdesi hanno rappresentato l´ "altro" di fronte ai cattolici italiani, che brutalmente non tolleravano la loro diversità. Hanno ricevuto i diritti civili solo nel 1848 da Carlo Alberto e aderito con entusiasmo al Risorgimento come causa di libertà. Tuttavia, fino agli Anni 60 del XX secolo, sono stati visti con diffidenza dalla Chiesa cattolica, timorosa della "propaganda protestante". Durante il fascismo, erano guardati come un cuneo nell´unità religiosa italiana. Il gesuita Tacchi-Venturi, ambasciatore ufficioso tra Pio XI e Mussolini, ne parlava aspramente al duce. Anche nell´Italia "clericale" della DC - come diceva Arturo Carlo Jemolo - erano fatti segno di diffidenza, tanto che il ministro dell´Interno Scelba riceveva in modo poco cortese il moderatore della Tavola Valdese. Uno storico e pastore valdese, Valdo Vinay, morto nel 1990, raccontava che, fino al Vaticano II, si sentiva considerato "straniero" in Italia.  
Fedeltà al Vangelo e alla libertà ha accompagnato una storia cominciata ben prima della Riforma protestante: nel XII secolo, quando il mercante lionése Valdo, promosse un movimento evangelico e pauperista, simile per vari aspetti a quello francescano ma con esito differente nei rapporti con la Chiesa. Dopo alcuni anni, Valdo fu condannato e ostracizzato.
I suoi discepoli, detti valdesi, vissero alterne vicende, quasi sempre segnate dalla persecuzione. Alcuni, nascosti sulle Alpi piemontesi, sopravvissero come in un ghetto. Le montagne nel Mediterraneo - scrive lo storico Fernand Braudel - sono rifugio di minoranze "eretiche": così avvenne sul monte Libano per i drusi, perseguitati dall´islam sunnita. Nell´isolamento drammatico, la Riforma protestante apparve ai valdesi un evento insperato. Aderirono nel 1532 a quella ginevrina di Calvino. Questo portò ulteriori persecuzioni, come in Calabria a Guardia Piemontese, dove si parla ancora occitano: qui gran parte della popolazione valdese, immigrata dal Piemonte, fu trucidata o costretta a farsi cattolica.
È uno dei tanti episodi di violenza contro i valdesi ripetuti per secoli. Nella prima visita di un papa a un tempio valdese (a Torino nel 2015), Francesco ha chiesto perdono per queste vicende. La sua visita non è stata un atto rituale, bensì il frutto di cinquant´anni di rinnovati rapporti tra cattolici e valdesi: una svolta dopo secoli dolorosi vissuta in una rete di contatti e collaborazioni.
Oggi la stagione ecumenica potrebbe però quasi banalizzare l´ "originalità" valdese. La Chiesa cattolica è cambiata. I contatti intercristiani si moltiplicano nel quadro del pluralismo religioso. A fronte di un vasto e nuovo mondo pentecostale e evangelicale, i valdesi sono poco più che 25.000 (e 13.000 in Argentina e Uruguay, frutto della migrazione). Restano invece rilevanti: per la loro storia e teologia, ma anche per la connessione dialettica con il vasto mondo degli immigrati protestanti e degli evangelicali, realtà nuova e cospicua del cristianesimo italiano. Incarnano un legame tra evangelismo, senso della libertà, impegno umanitario. Significativa la collaborazione tra loro e la Comunità di Sant´Egidio nei corridoi umanitari per i profughi siriani. Non è il numero, ma la storia, il messaggio, i saldi legami che qualificano la Chiesa valdese come presenza originale nella geografia spirituale italiana.

Andrea Riccardi



Fonte: Sant´Egidio.org

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Giovedì 12 Dicembre

Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicinati per ascoltare (Ecclesiaste 5,1)
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6, 7)

Fa’ che la tua bocca sia in silenzio, allora parlerà il tuo cuore. Sia in silenzio il tuo cuore, allora parlerà Dio.
Dalla Chiesa Copta

II Corinzi 5, 1-10; Isaia 45, 18-25


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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