27 Settembre 2020
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Il mutato profilo religioso dell´Italia

30-11-2016 13:45 - Documenti
di Paolo Naso
Gli evangelici in Italia sono in aumento. Un dato solo in parte determinato dai flussi migratori. Lo affermano due ricerche rese pubbliche nelle scorse settimane: la prima è il dossier statistico a cura di Idos e Confronti, rispettivamente un istituto e una rivista specializzata nel dialogo ecumenico e interreligioso; la seconda è invece a cura del Cesnur, un istituto di ricerca di rango internazionale, diretto da Massimo Introvigne. Partiamo dalla stima degli evangelici di fede evangelica. Sono 455mila, secondo il Cesnur, costituendo così, tra i nostri connazionali, la seconda comunità di fede per numero di aderenti, naturalmente dopo quella cattolica. Seguono i testimoni di Geova, i musulmani, gli ortodossi e, via via, molte altre aggregazioni religiose. Il dato ovviamente cambia se consideriamo gli immigrati, poco più di 5 milioni di persone che vivono regolarmente in Italia senza però avere la cittadinanza. Diversamente dall´opinione comune, la maggioranza sono cristiani, soprattutto di fede ortodossa, oltre 1 milione mezzo. Considerando anche i cattolici e gli evangelici, gli immigrati cristiani sono più di 2 milioni e mezzo, a fronte di 1 milione e 600mila musulmani. Ma torniamo alla presenza evangelica che, tra italiani e immigrati, supera di poco le 700mila unità, quasi dieci volte il numero degli evangelici soltanto settant´anni fa. L´immigrazione sta certamente cambiano il profilo religioso dell´Italia, ma non nella direzione che viene spesso indicata, magari per lanciare grida allarmate contro la decristianizzazione del Paese e dell´Europa. La novità vera è che, un tempo naturalmente e massicciamente cattolici, oggi gli italiani scoprono una realtà più complessa: oltre agli effetti della secolarizzazione che ha allontanato dalle chiese molte persone, oggi iniziano a fare i conti con un nuovo pluralismo religioso che i loro padri non avevano neanche immaginato e che i loro nonni non potevano neanche concepire. Insomma, in questi anni è cambiato radicalmente il contesto nel quale i cristiani in Italia – ortodossi, protestanti, ma anche cattolici – sono chiamati ad esprimere la loro fede. Se n´è parlato nei giorni scorsi a Trento, in un convegno ecumenico promosso dalla Conferenza episcopale italiana e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Essere insieme chiesa di Cristo – cattolici, protestanti, ortodossi – in un paese che, da una parte, sa sempre meno della sua tradizione religiosa; dall´altra si arricchisce di nuove presenze confessionali. È una grande sfida per l´ecumenismo del XXI secolo.



Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Domenica 27 Settembre
Cristo Gesù, ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo (II Timoteo 1, 10)

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni (Salmo 98, 2)
Giunti in Antiochia e riunita la chiesa Barnaba e Paolo riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri (Atti degli apostoli 14, 27)

Dio ha voluto che cerchiamo e troviamo la sua parola viva nella testimonianza del fratello, in bocca a uomini. Per questo il cristiano ha bisogno degli altri cristiani che dicano a lui la Parola di Dio, ne ha bisogno ogni volta che si trova incerto e scoraggiato; da solo infatti non può cavarsela, senza ingannare se stesso sulla verità
.
Dietrich Bonhoeffer

Lamentazioni 3, 22-26. 31-32; Giovanni 11, 1-3;17- 45



La Parola di Dio ci ha già raggiunto
commento a Colossesi 3, 16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza

La conclusione di questa settimana di preghiera e riflessione, che le Losungen ci hanno indotto a fare, è nell’esortazione e nella lode: «La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali». Chi dunque ha saputo scegliere, chi ha saputo trovare in se stesso la Parola di Cristo, chi al di là del dolore e della fatica, che pur contraddistinguono la nostra stanca umanità, ha saputo accogliere l’amore di Dio, può vivere nella pace e nella gioia. La promessa del Signore è proprio questa: se sapremo amarci l’un l’altro come Gesù ha amato noi, se sapremo far crescere dentro di noi la fede e la speranza, nulla potrà farci cadere: né il dolore, né la fatica, non la stanchezza, non la depressione e il grigiore che hanno avvolto il mondo occidentale, non il Male, né la paura. Il Signore è già dentro di noi, la Sua Parola ci ha già raggiunto, altrimenti non saremmo qui, non cercheremmo un senso per la nostra vita e non proveremmo, giorno dopo giorno, a convertirci nuovamente al Signore. E dunque ascoltiamoci l’uno l’altro, accogliamoci, nonostante le molte differenze di cultura, di opinione, di convinzioni politiche e spirituali. Nei momenti bui e di sconforto permettiamo a chi ci è vicino di sollevarci, di riportarci alla luce e cerchiamo di vivere una vita davvero rinnovata, davvero trasformata, cercando di incarnare realmente quella umanità che Dio ha creato e di cui Gesù è stato esempio e modello. Amen!
Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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