26 Novembre 2020
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Il dialogo ecumenico nel nostro tempo

30-08-2018 11:44 - Sinodo
Presentato in conferenza stampa il documento sull´ecumenismo che il Sinodo discuterà nella seduta di giovedì pomeriggio

È stata dedicata al tema dell´ecumenismo, sia quello esterno rivolto alle altre confessioni cristiane sia quello intra-protestante, la conferenza stampa del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, tenutasi questa mattina presso la Casa valdese di Torre Pellice.

Il pastore Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, ha presentato il documento "Il dialogo ecumenico nel nostro tempo" che verrà discusso nella sessione sinodale di domani pomeriggio.

"È un documento che non vuole essere ´normativo´, bensì un autorevole strumento di riflessione e orientamento per le nostre chiese", ha spiegato Ferrario. Si tratta del primo testo su questo argomento presentato in Sinodo a partire dal 1998. "L´intento – ha aggiunto Ferrario – è di render conto del nuovo clima ecumenico creatosi con l´elezione di papa Francesco".

In particolare, la domanda a cui si cerca risposta è se il clima di fraternità creato soprattutto dalle visite di Francesco alla chiesa valdese di Torino nel 2015, a Lund per l´inizio delle celebrazioni del Cinquecentenario della Riforma protestante nel 2016, e alla sede del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) lo scorso giugno a Ginevra, ha avuto delle ricadute "nella vita quotidiana delle chiese e sul reciproco riconoscimento teologico".

Alla conferenza stampa è inoltre intervenuta la pastora battista Cristina Arcidiacono che ha introdotto il tema dei rapporti ecumenici inter-protestanti e in particolare tra le chiese metodiste e valdesi e l´Unione cristiana evangelica battista in Italia (UCEBI).

"I rapporti BMV [l´acronimo dei progetti di collaborazione tra Battisti, Metodisti e Valdesi, n.d.r.] sono ormai di lunga data – ha detto Arcidiacono – e vedono una molteplicità di collaborazioni, dal settimanale comune "Riforma" al riconoscimento reciproco dei ministri di culto".

Il Sinodo e la prossima Assemblea battista, in programma il prossimo novembre, si stanno interrogando sull´opportunità di organizzare entro i prossimi due anni la convocazione congiunta di un´Assemblea/Sinodo nella quale le due assise "si ritroverebbero per discutere di temi legati alla comune testimonianza in Italia".


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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