19 Gennaio 2018
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Il cardinale non molla e rilancia i "dubia" su Bergoglio

07-01-2018 17:26 - News
Il cardinale Brandmueller ha rilanciato i suoi "dubia" attraverso un´intervista ad Armin Schwibach, l´equivalente romano del portale cattolico austriaco Kath.net.


L´esortazione apostolica "Amoris Laetitia" continua a far discutere e così, dopo la "correzione" di tre vescovi kazaki cui hanno aderito anche due prelati italiani, è stato l´anziano porporato, molto amico di Benedetto XVI, a riportare il tema sul tavolo delle questioni irrisolte. Papa Francesco, infatti, ha sì risposto ai "dubia" sollevati da Burke, Meisner, Caffarra e Brandmueller, ma indirettamente: mediante la pubblicazione negli Acta Apostolis Sedis di una lettera inviata all´episcopato argentino in cui ha specificato quale sia l´unica interpretazione possibile sul discusso capitolo ottavo. L´accesso ai sacramenti da parte dei "divorziati risposati", insomma, continua ad essere messo in discussione da una parte di Chiesa cattolica.

Nella citata intervista, Brandmueller ha rimarcato i punti centrali dei "dubia" rivolti a Bergoglio per poi, sostanzialmente, rispondersi da solo. Il pontefice argentino, del resto, non ha mai dato comunicazione di un chiarimento ufficiale relativo alla lettera che i quattro cardinali gli hanno inviato. Brandmueller ha ricordato che le domande poste sono cinque: "Può una persona legata da un vincolo sacramentale in atto e che ora vive con un nuovo partner in una relazione coniugale (AL,N. 305, nota 351) ricevere in certi casi ´assoluzione e comunione? Ci sono comandamenti morali assoluti, rispettivamente, proibizione, che sono vincolanti senza eccezione e in tutte le circostanze (come l´uccisione di una persona innocente)? È ancora vero che chi vive continuamente in stato di adulterio si trova oggettivamente in stato di peccato grave? Ci sono situazioni nella vita che mitigano la responsabilità morale a tal punto che un atto immorale (qui: adulterio) può di conseguenza essere moralmente scusato, o persino giustificato? Può una decisione di coscienza personale permettere eccezioni dall´interdizione assoluta di un atto intrinsecamente immorale?". "Queste cinque domande appartengono ai fondamenti della Fede e dell´insegnamento morale - ha sottolineato il cardinale, che ha chiarito come "Secondo questi fondamenti le domande 1, 4 e 5" debbano "avere come chiara risposta un ´No´, e le questioni 2 e 3 un ´Sì´".

Come ha riportato La Nuova Bussola Quotidiana, nell´ottobre scorso, Brandmueller era arrivato a parlare di scomunica "in relazione a chi pensa che vi possano essere eccezioni per gli adulteri che si accostano ai sacramenti": "Chi sostiene che uno può entrare in una nuova relazione mentre il suo coniuge legittimo è ancora in vita è scomunicato perché questo è un insegnamento erroneo, è un´eresia. Chiunque sostene una cosa simile è scomunicato...Così, se qualcuno pensa di poter contraddire il dogma definito di un Concilio Generale (per esempio il Concilio di Trento), bene, quello è davvero molto violento. Esattamente, quello è ciò che si chiama eresia e ciò significa esclusione dalla Chiesa perché uno ha abbandonato i fondamenti comuni della Fede". Ma l´altra grande questione affrontata dal cardinale è quella dialogo ecumenico con la religione protestante. Già dalle pagine de IlGiornale.it, il porporato tedesco aveva espresso forti perplessità rispetto ad alcune dichiarazioni rilasciate da vertici ecclesiastici al riguardo. Nell´intervista al portale austricaro, Brandmueller ha ricordato come Martin Lutero avesse intenzione di "abbattere tre muri": "Il primo muro era il sacerdozio basato sull´ordine sacro; il secondo era il Magistero basato sulla missione data da Gesù Cristo; il terzo era l´esistenza del papato. Che queste tre ´mura´ avessero una solida base biblica non interessava all´irato monaco agostiniano. Ora che ha abbattuto queste tre mura, Lutero vede che l´intero edificio della Chiesa papale è crollato. Dichiarare che questa distruzione totale è "un lavoro dello Spirito Santo" è una dichiarazione assolutamente bizzarra che può essere spiegata con la pura e semplice ignoranza dei testi e dei fatti storici; un´ignoranza che è ancora più sorprendente per un vescovo", ha chiosato il cardinale. Il riferimento è evidentemente diretto a Mons.Galantino, segretario generale della Cei, che nell´ottobre scorso aveva definito la riforma di Lutero come "un´opera dello Spirito Santo".


Fonte: ilgiornale.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

VENERDÌ 19 GENNAIO

Le parole del Signore non sono parole pure, sono argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte
(Salmo 12,6)

Risplendete come astri nel mondo, 16 tenendo alta la parola di vita (Filippesi 2,15-16)

O Signore, possa la tua parola essere ovunque la lampada ai nostri piedi; conservala per noi chiara e pura; donaci di gustare in essa forza, consiglio, consolazione nella difficoltà, così da affidarci a essa in vita e in morte con perseveranza.

David Denicke


Geremia 14,1-9; Deuteronomio 4,25-40

PREGHIERA

Signore, quando al re Salomone
fu concesso di chiederti una cosa,
ti chiese di essere un sovrano
illuminato dalla tua sapienza.
Quella sapienza oggi noi ti
chiediamo.
Illuminaci. Donami di
comprendere il mondo che
sta intorno a me, donami di
comprendere ciò che tu hai
preparato per me.
Donaci, o Signore, di capire le
difficoltà e di sciogliere i nodi,
in modo da poter aiutare il
prossimo ad affrontare e risolvere
conflitti, ad affrontare momenti di
sconforto e scoprire la tua gioia.
Donaci di credere con intelligenza.
Nel nome di Gesù, Parola e
Sapienza di Dio noi ti preghiamo.
Amen

Il Vangelo ci parla

Maria, madre incerta

di Yann Redalié

«Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore» (Luca 2,51b)

Nel racconto di Luca, in contrasto con il racconto di Matteo, Maria parla, commenta, risponde ai messaggi che le sono rivolti. Se in Luca 1,38 – “Ecco, sono la serva del Signore. Mi accada secondo la tua parola” - Maria appare decisa, prima discepola, invece nell’episodio che conclude il racconto dell’infanzia di Gesù, confrontata col suo figlio dodicenne, Maria è meno determinata.

Maria e Giuseppe sono andati a Gerusalemme con Gesù per la celebrazione della Pasqua. Nel cammino di ritorno a casa, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro. Tornati a Gerusalemme, lo ritrovano in dialogo con i dottori della legge, meravigliati della sua saggezza. All’espressione della preoccupazione e dell’angoscia di sua madre, Gesù risponde in modo tale - “Non sapevate che io devo stare nella dimora di mio Padre?” (Luca 2,49) – che, dice Luca, non capirono. L’intero racconto dell’infanzia di Gesù si conclude su questa incertezza di Maria e Giuseppe, che contrasta con la sicurezza della prima risposta data all’angelo dell’Annunciazione.

Di ritorno a Nazareth: “Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore” (Luca 2,51b). Le traduzioni dicono anche “conservava”, “serbava”. Non si tratta solo di tesaurizzare dei ricordi, ma anche di valutare, riflettere, preoccuparsi. Se questo “meditare” fosse stato detto a proposito di una figura maschile, Pietro o Giovanni Battista per esempio, i commentatori, dice Beverly Gaventa(1), avrebbero identificato una prima riflessione teologica in atto. Trattandosi di Maria, madre di un figlio dodicenne, l’interpretazione è riferita ai sentimenti e agli affetti. Eppure questo momento di fermo riflessivo, per meglio focalizzare il significato degli avvenimenti, è ripetuto due volte. Già dopo la venuta e la proclamazione del “Gloria” dei pastori nella notte di Natale, Luca ci dice che “Maria conservava tutte queste parole meditandole in cuor suo” (Luca 2,19). In questo modo Luca introduce un bisogno di riflessione e anche un’incertezza in Maria e nel suo uditore/lettore. Che cosa e come capisce? Che cosa farà? Persisterà nel suo discepolato? Oppure come altri abbandonerà? Se per Maria la domanda rimane aperta fino all’inizio del libro degli Atti (1,14) dove la ritroviamo con gli apostoli poco prima della Pentecoste, per l’uditore della storia di Natale, l’invito ad una pausa di riflessione, alla meditazione sul senso per la vita degli avvenimenti raccontati rimane aperto e sempre attuale.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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