26 Luglio 2021
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Il capolavoro di Diodati

05-11-2014 14:07 - Bibbia e attualità
Lucchese di casato, Giovanni Diodati (1576-1649) fu esule in Svizzera perché la sua famiglia non poteva professare la propria fede riformata in Italia. A dire il vero Diodati era nato a Ginevra, ma ci teneva a rivendicare l´origine del suo casato, e questa rivendicazione («di nation Lucchese») apparve sul frontespizio della sua traduzione della Bibbia, nel 1607. Alla Bibbia di Diodati è dedicata una mostra alla Fondazione Centro culturale valdese, che ha sede a Torre Pellice.
Finiti gli studi di teologia a vent´anni, pastore a Venezia e teologo di spessore, destinato a diventare «moderatore» della «Compagnia dei pastori» di Ginevra, egli dimostrò subito la propria inclinazione a tradurre la Bibbia: per passione
nei confronti della Scrittura e perché era in possesso di una straordinaria maestria nell´utilizzare la lingua italiana. Così la sua versione (soprattutto la seconda edizione, da lui aggiornata nel 1641, e come la prima stampata a Ginevra) diventò anche uno dei capolavori dell´italiano letterario dell´epoca: l´editore Mondadori, nel 1999, ne darà alle stampe un´edizione in tre volumi, ricchi di note, introduzioni e studi critici, nella prestigiosa collana dei «Meridiani».
Alla Bibbia di Diodati sono legati anche altri episodi, che testimoniano la volontà e la costanza di chi nei secoli era animato dalla volontà di accostarsi alle Scritture autonomamente, e nella propria lingua: nel breve periodo della laica Repubblica
Romana (cinque mesi appena di durata, nel 1849, in pieno Risorgimento), fu dato alle stampe a Roma (!) un Nuovo Testamento nella sua versione (ovviamente senza l´imprimatur), per iniziativa del pastore di Ginevra éodore Paul. Un esemplare
fu posseduto da uno studente in teologia, Paolo Geymonat, che poi lo donò alla Bibliothèque des pasteurs des Vallées Vaudoises, ora confluita nella Biblioteca del Centro culturale valdese, ma altre tre copie furono donate ai triumviri della Repubblica:
Garibaldi, Armellini, Saffi.
La mostra, aperta fino al 24 novembre, presenta una serie di pannelli che tracciano la storia e la fortuna editoriale di questo capolavoro di letteratura e di teologia. Il percorso che porta Diodati alla revisione e alla compilazione delle note che corredano la sua versione definitiva è illustrato con i frontespizi delle varie edizioni: spicca, in apertura della prima edizione, la figura di un seminatore, che richiama la relativa parabola evangelica e reca il motto Son art en Dieu (la sua arte in Dio): l´incisione e il motto costituiscono oggi anche il logo del Centro culturale.
Altri pannelli illustrano la fortuna della Bibbia di Diodati nei secoli, fino all´ultima stagione, tuttora aperta, successiva al Concilio Vaticano II: è l´epoca in cui protestanti e cattolici anche in Italia hanno incominciato a studiare e tradurre insieme la Bibbia,
realizzando anche, verso la fine degli anni Settanta, la Traduzione interconfessionale in lingua corrente (Tilc).


Fonte: l´Eco delle Valli Valdesi
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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