03 Luglio 2020
News

Il capolavoro di Diodati

05-11-2014 14:07 - Bibbia e attualità
Lucchese di casato, Giovanni Diodati (1576-1649) fu esule in Svizzera perché la sua famiglia non poteva professare la propria fede riformata in Italia. A dire il vero Diodati era nato a Ginevra, ma ci teneva a rivendicare l´origine del suo casato, e questa rivendicazione («di nation Lucchese») apparve sul frontespizio della sua traduzione della Bibbia, nel 1607. Alla Bibbia di Diodati è dedicata una mostra alla Fondazione Centro culturale valdese, che ha sede a Torre Pellice.
Finiti gli studi di teologia a vent´anni, pastore a Venezia e teologo di spessore, destinato a diventare «moderatore» della «Compagnia dei pastori» di Ginevra, egli dimostrò subito la propria inclinazione a tradurre la Bibbia: per passione
nei confronti della Scrittura e perché era in possesso di una straordinaria maestria nell´utilizzare la lingua italiana. Così la sua versione (soprattutto la seconda edizione, da lui aggiornata nel 1641, e come la prima stampata a Ginevra) diventò anche uno dei capolavori dell´italiano letterario dell´epoca: l´editore Mondadori, nel 1999, ne darà alle stampe un´edizione in tre volumi, ricchi di note, introduzioni e studi critici, nella prestigiosa collana dei «Meridiani».
Alla Bibbia di Diodati sono legati anche altri episodi, che testimoniano la volontà e la costanza di chi nei secoli era animato dalla volontà di accostarsi alle Scritture autonomamente, e nella propria lingua: nel breve periodo della laica Repubblica
Romana (cinque mesi appena di durata, nel 1849, in pieno Risorgimento), fu dato alle stampe a Roma (!) un Nuovo Testamento nella sua versione (ovviamente senza l´imprimatur), per iniziativa del pastore di Ginevra éodore Paul. Un esemplare
fu posseduto da uno studente in teologia, Paolo Geymonat, che poi lo donò alla Bibliothèque des pasteurs des Vallées Vaudoises, ora confluita nella Biblioteca del Centro culturale valdese, ma altre tre copie furono donate ai triumviri della Repubblica:
Garibaldi, Armellini, Saffi.
La mostra, aperta fino al 24 novembre, presenta una serie di pannelli che tracciano la storia e la fortuna editoriale di questo capolavoro di letteratura e di teologia. Il percorso che porta Diodati alla revisione e alla compilazione delle note che corredano la sua versione definitiva è illustrato con i frontespizi delle varie edizioni: spicca, in apertura della prima edizione, la figura di un seminatore, che richiama la relativa parabola evangelica e reca il motto Son art en Dieu (la sua arte in Dio): l´incisione e il motto costituiscono oggi anche il logo del Centro culturale.
Altri pannelli illustrano la fortuna della Bibbia di Diodati nei secoli, fino all´ultima stagione, tuttora aperta, successiva al Concilio Vaticano II: è l´epoca in cui protestanti e cattolici anche in Italia hanno incominciato a studiare e tradurre insieme la Bibbia,
realizzando anche, verso la fine degli anni Settanta, la Traduzione interconfessionale in lingua corrente (Tilc).


Fonte: l´Eco delle Valli Valdesi

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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