20 Settembre 2021
News

Il cammino verso l´unità

15-10-2014 18:56 - Bibbia e attualità
C´è un´altra categoria di coppie che in qualche modo sono escluse dall´eucaristia. Non sto parlando né di divorziati, né di coppie di fatto, ma di coppie sposate, anzi sposatissime: sono le «famiglie interconfessionali».

Si è aperta domenica scorsa, e proseguirà fino al 19 ottobre, l´Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi cattolici sulla famiglia. Si tratta di un evento interno alla Chiesa cattolica, ma che le altre chiese seguono con interesse: intanto perché all´Assemblea partecipano otto «delegati fraterni» in rappresentanza delle varie confessioni cristiane; e poi perché i temi all´ordine del giorno - convivenze prematrimoniali, divorzio e nuove nozze, coppie di fatto (eterosessuali e omosessuali) - sono da tempo all´attenzione delle assemblee e dei sinodi delle chiese protestanti. Si tratta di problemi scottanti, che spesso dividono le chiese non solo tra di loro, ma anche all´interno di ciascuna confessione. Si può dire che, mediamente, nel campo dell´etica familiare e sessuale le chiese del protestantesimo storico - quelle più legate alla Riforma del XVI secolo - hanno una posizione aperta ai cambiamenti in atto nella società, attenta a non trasformare il messaggio evangelico della grazia in legalismo.

È naturale, quindi, che si segua con interesse il dibattito, nel Sinodo cattolico, tra «conservatori» e «progressisti», facendo un po´ «il tifo» - se così si può dire - proprio per questi ultimi, i cosiddetti «riformisti».

Si è molto parlato, prima e durante il Sinodo, di una questione specifica: quella dell´ammissione ai sacramenti, e in particolare all´eucaristia o Cena del Signore, dei divorziati risposati, che attualmente ne sono esclusi. È un problema che per le nostre chiese non si pone, anche perché nella visione protestante la Cena è anzitutto Cena del Signore, che invita alla sua mensa senza restrizioni tutti coloro che riconoscono la sua voce. «Perché ecco - dice il Signore nel libro dell´Apocalisse - io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Ap. 3, 20).

Ma esiste un altro problema, si cui si parla troppo poco. C´è un´altra categoria di coppie che in qualche modo sono escluse dall´eucaristia. Non sto parlando né di divorziati, né di coppie di fatto, ma di coppie sposate, anzi sposatissime: sono le «famiglie interconfessionali», quelle in cui i coniugi appartengono a chiese cristiane diverse, per esempio uno è cattolico e l´altro protestante. Ciascuno dei coniugi può ovviamente prender parte alla Cena nella propria chiesa: ma per quanto riguarda la partecipazione comune all´eucaristia, secondo la norma vigente nella chiesa cattolica, niente da fare. In Italia questo problema tocca solo alcune migliaia di coppie, ma nel mondo sono milioni. Non a caso, durante la visita di Benedetto XVI in Germania, nel 2011, la Chiesa evangelica tedesca chiese al papa una maggiore apertura proprio su questo caso specifico: quello delle coppie sposate, che condividono un progetto di vita, una casa, gli affetti, dei figli, ma non possono condividere e partecipare insieme all´eucaristia. Sarebbe ora che, anche in questo campo, si facesse qualche passo ecumenico in avanti.
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
S E T T E M B R E
Versetto del mese:

Avete seminato molto e avete raccolto poco;
voi mangiate ma senza saziarvi;
bevete ma senza soddisfare la vostra sete
vi vestite, ma non vi è chi si riscaldi;
chi guadagna un salario
mette il suo salario in una borsa bucata

(Aggeo 1, 6 )



Salmo della settimana: 119,153-160

Lunedì 20 Settembre


Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore (Salmo 118,17)
Sono stato crocifisso con cristo non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! (Galati 2,20)

Non ci si dovrebbe domandare con ansia: «Che cosa ancora potrà accaderci?», ma piuttosto dire «Non vedo l’ora di conoscere ciò che Dio ha ancora in serbo per me».

Romani 6, 18-23; Ebrei 4, 1-13
































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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