09 Maggio 2021
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Il calcio può ancora portare con sé dei valori

16-01-2018 12:13 - News
Roberto Papini: il premio per un video sulla Fiorentina campione d´Italia 1956, ma anche molte idee sul senso dello sport

Roberto Davide Papini, valdese di Firenze e giornalista al quotidiano La Nazione, è fra i vincitori del primo premio «Ghirlanda d´Onore» al 35° Sport movies & TV – Milano international Ficts Fest [www.sportmoviestv.com], una manifestazione che presenta documentari, servizi tv e opere di finzione dedicate allo sport. Si trattava di una sorta di «finale» di 16 altri festival che rappresentano come un campionato mondiale di tv, cinema, cultura e comunicazione sportiva. Papini ha presentato un mediometraggio dal titolo Campioni per sempre – Fiorentina ´55-´56, dedicato alla squadra di Sarti, Julinho e Chiappella, che vinse il primo dei due campionati «in viola». Da questo lavoro abbiamo preso lo spunto per ragionare di calcio e altro...

Dopo lo scudetto 1955/56, quattro secondi posti, ma soprattutto un grande legame umano tra i giocatori: che squadra era quella Fiorentina?
«È una squadra e sono dei giocatori dei quali ho sentito parlare nei racconti di mio nonno e di mio padre, racconti inevitabilmente circondati di leggenda. Non li ho visti giocare se non in qualche spezzone d´epoca, ma ho capito che l´aura di leggenda non era un´esagerazione familiare, o comunque non solo. A Firenze questa squadra è più amata e celebrata di quella che vinse il secondo scudetto, 13 anni dopo. Ancora oggi se parli di Julinho a un tifoso di 30 anni (che certo non può averlo visto giocare) gli brillano gli occhi. Ecco, questo mi fa capire che questa squadra aveva qualcosa in più, dal punto di vista tecnico e umano. Ho avuto la fortuna di conoscere alcuni di loro in occasione di questo lavoro e ho scoperto alcune delle chiavi di quel successo: l´amicizia e la semplicità».

I giocatori intervistati non si sentono né vecchi né reduci, ma tuttora impegnati a lavorare seriamente con l´allenatore. Vincere un campionato e continuare a giocare serve a invecchiare bene?
«Credo che far parte di un gruppo di amici così legati aiuti a vivere (e invecchiare) bene. Purtroppo, però, sono rimasti in pochi».

C´è un riferimento, in un´intervista, all´alluvione del 1966: la città sembra essere stata stregata da quella data scioccante, ma forse le due date insieme spiegano molto di Firenze...
«È stata una tragedia scioccante, un lutto che ancora ogni fiorentino si porta dentro. Ma attraverso la rinascita è stata anche un´occasione per prendere coscienza di quanto sia grande Firenze, di quanto sia amata (la mobilitazione nazionale e internazionale fu commovente) e di quanto i fiorentini (quando vogliono) sappiano essere straordinari».

È fin troppo facile dire, oggi, che quello era calcio d´altri tempi: ma questo film arriva quando il calcio italiano vive una delle crisi più tristi: fuori dai Mondiali, ruolo ingombrante dei procuratori, soldi, sponsor. Eppure siamo sempre lì a seguire il calcio: che cosa ci attira, nello sport con le sue regole, i suoi riti e liturgie? Vale ancora il discorso secondo il quale sarebbero più «puliti» altri sport?
«Non farei un discorso di pulizia, ma di compatibilità, buon senso, di sport a misura d´uomo. Il calcio sta un po´ perdendo le misure, è tutto sovradimensionato, esagerato, gonfiato, gridato. Poi arriva la Svezia e ci rimette al nostro posto, ci spiega che il nostro calcio è mediocre e deve restare (giustamente) fuori dai Mondiali. Nonostante questo il calcio è ancora passione, è identità, è fatto di legami familiari, di vita, di emozioni. È una grande rappresentazione popolare capace di affascinare in modo trasversale: uomini e donne, poveri e ricchi, intellettuali e persone comuni, giovani e vecchi. Però, se tiriamo ancora la corda con lo strapotere di sponsor e tv mettendo al centro solo il business, rischiamo di ammazzare questo sport. Gli stadi sempre più vuoti (e scomodi) sono un segnale da non sottovalutare».

Un ruolo pesante, nell´accentuare le storture (e a volte qualche episodio commovente) è quello della stampa, pettegola e pronta a creare miti eccessivi, sopravvalutando i giovani per poi demolirli altrettanto in fretta. Che cosa non va?
«Ci vorrebbe più equilibrio da parte di tutti noi operatori dei media. Prima di parlare di campioni o di fuoriclasse ci vorrebbe più prudenza, invece oggi sei un fenomeno e domani sei un brocco. In effetti in altri sport c´è un maggiore equilibrio da parte di stampa e tv».

Alcuni atleti oggi si fanno il segno della croce; altri, evangelici di varia provenienza, soprattutto latinoamericana o africana, pregano e si rivolgono al cielo dopo un goal: è facile che si guardi a loro con paternalismo, ma siamo molto meglio noi «disincantati»?
«Io guardo ogni manifestazione religiosa con eguale rispetto, soprattutto quando non è superstizione, ma è qualcosa di più profondo. In generale, il fatto che dei ragazzi giovani, ricchissimi e popolarissimi trovino il tempo e sentano il bisogno di ringraziare Dio in maniera esplicita a me fa piacere e, in una certa misura, è una piccola forma di testimonianza. Chissà, se lo facessimo più spesso anche noi in ufficio, per strada o in famiglia, non sarebbe male, no?».



Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
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Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

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Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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