03 Luglio 2020
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Il Papa: portare la Bibbia in tutti i luoghi senza paura. Anche sul web

10-10-2017 08:02 - Bibbia e attualità
Nell´udienza alle "United Bible Societies" l´invito di Francesco a essere «servitori della Parola» che è «riconciliazione anche fra i cristiani». Necessario usare «le forme di comunicazione sociale»

C´è bisogno di essere «servitori della Parola» che è «riconciliazione», che è "uscita" da Dio e deve essere annunciata «in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura», che non contempla «compromessi». Papa Francesco incontra il Comitato per i rapporti con le Chiese delle "United Bible Societies" (Ubs) e sollecita «ogni sforzo per far conoscere il Vangelo, facilitando l´accesso alla Bibbia nelle lingue più diverse e, oggi, attraverso le molteplici forme di comunicazione sociale», afferma durante l´udienza di questa mattina giovedì 5 ottobre ai rappresentanti dell´organizzazione internazionale di stampo ecumenico che si è formata nel 1946 e che attualmente coordina l´opera della maggior parte delle Società bibliche del mondo. Sono 142 i soci che la compongono. E soltanto nel 2003 le società delle Ubs hanno distribuito più di 430 milioni di testi della Scrittura, fra Bibbie, Nuovo Testamento e sintesi. Dal 2001 le Società sono coinvolte anche in lavori di traduzione della Bibbia in 672 lingue diverse.


Dopo il saluto del cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja in Nigeria e membro del Consiglio globale delle Ubs, papa Francesco declina nel suo intervento il richiamo a essere «servitori della Parola» in sei prospettiva. Nel primo caso Bergoglio parla di «Parola di salvezza». E sottolinea: «Lasciarsi "ferire" dalla Parola è indispensabile per esprimere con la bocca ciò che dal cuore sovrabbonda». Poi ricorda la «Parola di vita eterna». «Crediamo – afferma il Papa– che non solo di pane vive l´uomo ma di ogni parola che esce della bocca di Dio. Con l´aiuto dello Spirito Santo, dobbiamo nutrirci alla mensa della Parola tramite la lettura, l´ascolto, lo studio e la testimonianza di vita. Noi dedichiamo tempo a coloro che amiamo, e qui si tratta di amare Dio, che ci ha voluto parlare e ci offre parole di vita eterna». In terzo luogo ricorda la «Parola di riconciliazione anche tra i cristiani» ed evidenzia che «è giusto aspettarci un nuovo impulso alla vita spirituale dall´accresciuta venerazione per la Parola di Dio».


Successivamente Francesco spiega che la Parola «si è fatta carne» ed è «vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti» in «obbedienza al mandato missionario del Signore e con la certezza della sua presenza in mezzo a noi fino alla fine del mondo». Il quinto riferimento è alla «Parola di verità». «Siamo convinti – dice il Pontefice citando l´enciclica sull´ecumenismo Ut Unum Sint di Giovanni Paolo II del 1995 – che l´unità voluta da Dio può realizzarsi soltanto nella comune adesione all´integrità del contenuto della fede rivelata». Infine un rimando all´ecumenismo del sangue quando Francesco parla di «Parola di Dio potente» che «illumina, protegge e difende». «Per essa – aggiunge il Papa – molti dei nostri fratelli e sorelle sono in prigione e molti di più hanno versato il loro sangue come testimonianza della loro fede in Gesù Signore». A conclusione l´invito a camminare «insieme affinché la Parola si diffonda».

Del resto oggi le "United Bible Societies" sono impegnate in modo forte sul fronte ecumenico. Dalla Chiesa cattolica al Consiglio ecumenico delle Chiese, l´Ubs intende «servire tutte le Chiese». Significativo il contributo della Chiesa cattolica. Negli anni Settanta una donna cattolica, Maria Teresa Porcile Santiso, è stata impiegata a tempo pieno dalle Società come dirigente degli affari ecumenici nel centro regionale del Messico. Poi Alberto Ablondi (1924-2010), compianto vescovo di Livorno, è stato contemporaneamente membro del Comitato generale e del Comitato esecutivo europeo delle Società partecipando così alla formulazione e alla revisione delle linee guida generali. Il cardinale nigeriano Francis Arinze, oggi prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, è stato vicepresidente delle Società. E il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) è stato uno dei redattori della traduzione interconfessionale del Nuovo Testamento a partire dal 1967 fino al 2002.


Fonte: Avvenire.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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