06 Luglio 2020
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Il Comune stoppa la moschea voluta da cattolici e valdesi

11-08-2017 08:23 - News
Il capannone che diventerà moschea ha il portone sbarrato. E la signora Albertina Tron, che abita proprio lì accanto, poco dopo l´ora di pranzo spazza la scala e sorride: «Beh, meglio avere una moschea vicino che un fabbro che adopera il flessibile e il trapano tutto il giorno. Almeno loro pregano e si ritrovano una sola volta la settimana. Speriamo soltanto che non cantino toppo forte».
Sorride la signora Tron e ancora non sa che i lavori al futuro Centro islamico - con moschea, scuola coranica e casa dell´imam - sono fermi. «Ragioni di carattere burocratico» dice l´assessore all´urbanistica Giulia Proietti. «Non è che a me interessino molto, ma i tecnici mi hanno detto che mancavano dei documenti e per me va bene così. Io nella polemica della Lega non voglio entrarci».

L´AFFONDO DEL CARROCCIO
Già, la polemica della Lega. È partito tutto da una frase - decisamente fuori luogo - scritta sui social dal leghista Gualtiero Caffaratto. Qualcosa del tipo: «Piuttosto che una moschea andiamo a far passeggiare i maiali lì davanti». Oggi dice che è una battuta. In un´intervista aveva detto che la sua era una frase scritta come privato cittadino sul proprio profilo Facebook. Ma sta di fatto che lui siede in Consiglio comunale e la questione è diventata subito oggetto di dibattito. Perché la ecumenicissima Pinerolo, la patria dei Valdesi, che convivono da secoli accanto ai cattolici non poteva certo dire no all´arrivo di un luogo di culto di un´altra religione. Impossibile.

IL PASTORE VALDESE
«Questo è un territorio simbolo della libertà, qui si accolgono tutti. L´ecumenismo è la base del vivere civile» commenta Gianni Genre, pastore della chiesa valdese di Pinerolo. Ispiratrice e realizzatrice di un documento sui matrimoni misti, quando ancora la questione era guardata storto anche dai cattolici. E che nel tempo è stato accettato in toto. «I musulmani hanno diritto ad avere un luogo dove trovarsi e pregare» insiste Genre. Dubbi? «Io spero vivamente che il Comune non faccia retromarcia su questo tema: sarebbe gravissimo». Che sono, più o meno le cose che dice anche monsignor Pier Giorgio Debernardi, il vescovo di Pinerolo: «Ogni espressione religiosa degna di questo nome deve avere uno spazio ove poter pubblicamente manifestare la propria fede. Non dimentichiamo che la costruzione di un luogo di culto è la condizione per l´esercizio della libertà religiosa».

TANTI CULTI
E le sue non sono soltanto parole. Per dire: alla Comunità Ortodossa monsignor Debernardi ha donato una chiesa, quella di Santo Stefano il Grande, che è stata messa a posto e oggi accoglie circa mille fedeli. Mentre i testimoni di Geova si sono costruiti un loro tempio. Per non parlare della Chiesa evangelica delle assemblee di Dio, pentecostali che in queste vallate contano più o meno 200 o 300 fedeli. Ma sta di fatto che i lavori adesso hanno subito uno stop. Caffaratto non parla più. Ma è stato lui - sollevando in Consiglio le questioni legate alla effettiva mancanza di documenti per l´autoriuzzazione edilizia - ad aver indicato la strada dello «stop momentaneo». «Vigileremo perchè tutto venga fatto secondo le norme» commenta la Lega in tarda serata. «Ma il Comune non ha fatto retromarcia su nulla: è un progetto che condividiamo e che supportiamo. Appena arrivano le carte necessarie si riparte» dice dalle vacanze il sindaco Luca Salvai.
Benissimo, la tradizione dell´accoglienza religiosa di Pinerolo è salva. Dopo Ferragosto inizia il Sinodo dei Valdesi. Arriveranno fedeli e osservatori di altre religioni da tutto il Paese. Si parlerà di crisi, integrazione, migranti. Una battuta sui social non poteva rovinare tutto questo.

ANTONIO GIAIMO LODOVICO POLETTO
TORINO


Fonte: lastampa.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Lunedì 6 Luglio

Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe (Salmo 103,12)
Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (Romani 5,20)

Buon Signore Gesù Cristo, io avverto i miei peccati, essi mi mordono, mi danno la caccia e mi atterriscono; dove me ne andrò? Guardo a te, Signore Gesù Cristo, e, sebbene debolmente, credo a te. Comunque mi stringo a te e sono certo che tu hai detto «chi crede in me avrà vita eterna»; sebbene la mia coscienza sia aggravata e il peccato mi atterrisca e mi faccia tremare il cuore, pur tuttavia tu hai detto «figlio mio, sii consolato, i tuoi peccati ti sono perdonati» e «tu avrai la vita eterna e io ti risveglierò nel giorno finale».
Martin Lutero

Galati 6, 1-5; I Re 14, 1-20




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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