26 Novembre 2020
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IL VANGELO DELLA DOMENICA - Sperare contro speranza per non rassegnarsi allo stato delle cose

08-10-2017 15:36 - Il Vangelo della Domenica
Con questo contributo ínizía l´appuntamento settímanale dí Eugenío Bernardini, moderatore della Tavola Valdese

A fine ottobre di 5O0 anni fa, il monaco agostiniano Martin Lutero pubblicava le sue 95 tesi. Non sappiamo se le abbia realmente affisse al portone della cattedrale di Wittenberg, come vuole una solida tradizione, ma è un dettaglio irrilevante. Ciò che conta è che quel gesto fu la scintilla della Riforma protestante, di un processo teologico, spirituale e poi anche geopolitico che in pochi anni avrebbe cambiato l´Europa. E non solo.

TRA I PILASTRI del pensiero di Lutero vi era I´idea che la fede cristiana dovesse basarsi sulla Bibbia, intesa come parola di Dio. E che non c´è fede cristiana senza un confronto diretto, personale e appassionato con quel testo. In un tempo in cui la Bibbia era riservata ai chierici - che temevano di consegnarla al popolo per paura che non la capissero o la fraintendessero o più semplicemente per timore di perdere il potere che derivava da questo sequestro della conoscenza - fu una rivoluzione. La rivoluzione di un libro che viene restituito al popolo di Dio, che viene liberato dalle catene delle interpretazioni istituzionali e che - come sappiamo - innescò un processo culturale di eccezionale importanza.
Lutero tradusse la Bibbia nella lingua del popolo, la consegnò alle stampe e i torchi del tempo non riuscivano a stare dietro alla domanda di un nuovo mercato editoriale. E chi non sapeva leggere, spesso iniziava ad alfabetizzarci per riappropriarsi di un testo che sino ad allora gli era stato precluso. La Bibbia al centro della vita del credente e della sua comunità di fede. Tutta la Bibbia, non solo i "passi scelti" con i quali sostenere le proprie convinzioni; compresi i testi problematici e persino scandalosi, alla ricerca di una chiave per capirli nel loro contesto e nel loro significato. Nessun letteralismo, quindi, ma un costante dialogo con il testo e il messaggio che per suo tramite Dio ci rivolge,
Per incoraggiare e facilitare questo incontro personale con la Bibbia, molte chiese protestanti incoraggiarono l´uso di lezionari. Molte chiese evangeliche, anche italiane, adottano un testo ideato dalla piccola chiesa dei Fratelli Moravi che dal 1731, ogni anno, propone le losungen, versetti biblici selezionati casualmente e corredati di alcune letture per I´anno liturgico. Per la domenica di oggi, tra i testi proposti, ce n´è uno della Lettera dell´apostolo Paolo ai Romani, Lettera alla quale Lutero dedicò una specialissima attenzione perché in essa fece la scoperta (o lari-scoperta) che la salvezza non viene dall´appartenere a una determinata discendenza - neanche da quella nobile di Abramo, padre dei credenti - né dal compimento di una qualche precettistica religiosa, ma solo dalla fede nella grazia di Dio in Gesù Cristo: "Chiunque crede in lui non sarà deluso" (Romani 10,11). Da questa fede nasce una speranza per tutti, al dì là di ogni barriera umana e religiosa, una speranza coraggiosa e contagiosa come quella spes contra spem, quella "speranza contro speranza" (Romani 4,18) che fu di Abramo e che deve essere,di tutti i credenti.

UN MESSAGGIO POTENTE, di cui Lutero colse tutta la valenza spiritualmente ed eticamente rivoluzionaria. La speranza cristiana non è un surrogato del desiderio o, peggio, un´illusione effimera. Può essere forza,energia, tenacia. Lo è stato per i tanti profeti che hanno visto al di là dell´orizzonte umano e hanno immaginato cambiamenti giudicati irrealistici. La capacità di sperare contro speranza è stata la virtù di uomini e , donne che non si sono rassegnati allo stato delle cose ma hanno investito sul futuro e lo hanno prefigurato. Fare dei nomi sarebbe banale. Sono persone famose, i cui nomi leggiamo sui libri di storia. Ma sono anche tanti altri, persone anonime, che vivono al nostro fianco. Forse siamo noi stessi.



Fonte: il Fatto Quotidiano
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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