19 Maggio 2021
News

IL SERMONE DI STEFANO - Marco 5,21-43

06-02-2018 14:32 - Il Vangelo ci parla
18 gennaio 2018 - Apertura della SPUC - Parrocchia S. Anna, Lucca 18 gennaio 2018

Care sorelle e cari fratelli, il versetto che a livello mondiale è stato scelto per questa settimana di preghiera per l´unità tra di noi mette al centro la mano di Dio. E´ un linguaggio arcaico e antico, che attribuisce al Dio del Primo Testamento una figura umana come la nostra, e quindi anche l´avere una mano che agisce nella storia dell´umanità.

Anche nella lettura che abbiamo appena ascoltato dalla Buona notizia secondo Marco ci sono delle mani che in qualche modo sono incastonate nel racconto.

Giàiro chiede a Gesù di posare la sua mano sulla figlia affinché non muoia;
la donna malata di perdite di sangue tocca con la sua mano la veste di Gesù per essere guarita.

Potremmo pensare che queste mani abbiano un potere miracoloso, che siano espressione di una credenza antica e pagana in qualche forma di magia.

In effetti Marco ci descrive queste mani che nel caso di Gesù compiono il miracolo o nel caso della donna lo ottengono; Marco però non si ferma "alle mani", ma le fa precedere dalla fede di chi è sofferente o di chi è angosciato per una morte imminente.

"Figlia mia, la tua fede ti ha salvata" dice Gesù alla donna, "Non temere, soltanto continua ad avere fiducia" dice Gesù a Giàiro. Oggi tutte le nostre chiese, sia pur con le differenze teologiche intorno alle dinamiche dei miracoli, sono d´accordo sul fatto che la mano di Dio non è la mano di un mago che compie prodigi su richiesta, ma è la mano di un amore che si lascia coinvolgere e commuovere dalla fede e dalla fiducia di chi invoca un segno, una guarigione, un miracolo.

E in fondo in questo contesto ecumenico, ciò che ci unisce è la nostra comune fede in Gesù Cristo. Alla luce, allora, di questa settimana, vorrei invitarvi a riflettere su due aspetti che ci vengono proposti in questo racconto.

Il primo aspetto è che nel vangelo di Marco, questo è il racconto della guarigione o risurrezione della figlia di Giàiro. La donna che perde sangue e che tocca la veste di Gesù è un imprevisto nel cammino di Gesù verso la casa di Giàiro; o come dicono i biblisti e i letterati, è una sezione narrativa inserita in un contesto più ampio. Eppure anche questo imprevisto è l´occasione per annunciare la forza della fede di una donna e la potenza miracolosa di Dio. Anche i nostri scismi, le nostre divisioni sono state degli imprevisti nel contesto più ampio della storia del cristianesimo. Imprevisti che sono stati accolti con violenza, con pregiudizio, e purtroppo anche con guerre e persecuzioni. Oggi stiamo già vivendo l´opportunità di sfruttare questi imprevisti come occasione di fraternità, di dialogo, di preghiera comune. Una buona notizia che ci viene da questo episodio è appunto questa: l´opportunità di poter conoscerci e di amarci nonostante l´imprevisto delle nostre divisioni.

E qui vengo al secondo aspetto: la donna che perde sangue esprime molta timidezza nel toccare con mano la veste di Gesù. Forse si vergogna della sua malattia, che per la legge la rendeva impura; forse è spaventata dalla fama di Gesù, o dalla folla che la circonda tutto intorno. Con timidezza tocca la veste di Gesù, e Gesù se ne accorge, restando anche lui stupito e ignaro di chi l´avesse toccato. Anche tra di noi ancora oggi siamo forse un po´ titubanti nel toccare con mano le altre chiese, per conoscerle, per vedere la loro storia, le differenze, come la pensano su tanti argomenti. Abbiamo quasi paura di toccare con mano gli altri cristiani diversi da noi come se ci si potesse contaminare, perdere qualcosa della nostra identità, essere dei cattivi fedeli della nostra chiesa perché interessarsi alle altre sarebbe come tradirla. E invece il Signore ci sta regalando l´occasione di pregare insieme, di conoscerci insieme, e soprattutto di presentarci al mondo come i cristiani, le cristiane, al di là delle nostre differenze teologiche e storiche. La paura e la vergogna della donna vengono vinte dallo sguardo e dalle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvata.

Quelle stesse parole sono rivolte a noi oggi: è la nostra comune fede in Cristo a salvarci, e questa nostra fede fa agire ancora oggi la mano di Dio in favore dell´umanità: ma sarebbe forse ancora più potente, a partire da noi, se anche le nostre mani si toccassero fraternamente oltre i pregiudizi e le paure, senza vergogna, senza paura di contaminarci ma anzi, stringendo le nostre mani come quando conosciamo per la prima volta qualcuno: ci presentiamo, ci raccontiamo la nostra storia, ci arricchiamo di un´amicizia profonda e sincera.

Che il Signore continui a benedire ancora le nostre mani che si stringono, non soltanto a gennaio perché qualcuno ci dice che è arrivata la settimana ecumenica, ma anche tutto il resto dell´anno e della vita, affinché nella nostra unità nonostante le differenze il mondo creda, come noi crediamo, che Cristo è il centro e il senso della nostra fede e della nostra vita.

Amen!



Fonte: Luccavaldese
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 27



Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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