21 Gennaio 2020

News

IL SERMONE DI STEFANO - Marco 5,21-43

06-02-2018 14:32 - Il Vangelo ci parla
18 gennaio 2018 - Apertura della SPUC - Parrocchia S. Anna, Lucca 18 gennaio 2018

Care sorelle e cari fratelli, il versetto che a livello mondiale è stato scelto per questa settimana di preghiera per l´unità tra di noi mette al centro la mano di Dio. E´ un linguaggio arcaico e antico, che attribuisce al Dio del Primo Testamento una figura umana come la nostra, e quindi anche l´avere una mano che agisce nella storia dell´umanità.

Anche nella lettura che abbiamo appena ascoltato dalla Buona notizia secondo Marco ci sono delle mani che in qualche modo sono incastonate nel racconto.

Giàiro chiede a Gesù di posare la sua mano sulla figlia affinché non muoia;
la donna malata di perdite di sangue tocca con la sua mano la veste di Gesù per essere guarita.

Potremmo pensare che queste mani abbiano un potere miracoloso, che siano espressione di una credenza antica e pagana in qualche forma di magia.

In effetti Marco ci descrive queste mani che nel caso di Gesù compiono il miracolo o nel caso della donna lo ottengono; Marco però non si ferma "alle mani", ma le fa precedere dalla fede di chi è sofferente o di chi è angosciato per una morte imminente.

"Figlia mia, la tua fede ti ha salvata" dice Gesù alla donna, "Non temere, soltanto continua ad avere fiducia" dice Gesù a Giàiro. Oggi tutte le nostre chiese, sia pur con le differenze teologiche intorno alle dinamiche dei miracoli, sono d´accordo sul fatto che la mano di Dio non è la mano di un mago che compie prodigi su richiesta, ma è la mano di un amore che si lascia coinvolgere e commuovere dalla fede e dalla fiducia di chi invoca un segno, una guarigione, un miracolo.

E in fondo in questo contesto ecumenico, ciò che ci unisce è la nostra comune fede in Gesù Cristo. Alla luce, allora, di questa settimana, vorrei invitarvi a riflettere su due aspetti che ci vengono proposti in questo racconto.

Il primo aspetto è che nel vangelo di Marco, questo è il racconto della guarigione o risurrezione della figlia di Giàiro. La donna che perde sangue e che tocca la veste di Gesù è un imprevisto nel cammino di Gesù verso la casa di Giàiro; o come dicono i biblisti e i letterati, è una sezione narrativa inserita in un contesto più ampio. Eppure anche questo imprevisto è l´occasione per annunciare la forza della fede di una donna e la potenza miracolosa di Dio. Anche i nostri scismi, le nostre divisioni sono state degli imprevisti nel contesto più ampio della storia del cristianesimo. Imprevisti che sono stati accolti con violenza, con pregiudizio, e purtroppo anche con guerre e persecuzioni. Oggi stiamo già vivendo l´opportunità di sfruttare questi imprevisti come occasione di fraternità, di dialogo, di preghiera comune. Una buona notizia che ci viene da questo episodio è appunto questa: l´opportunità di poter conoscerci e di amarci nonostante l´imprevisto delle nostre divisioni.

E qui vengo al secondo aspetto: la donna che perde sangue esprime molta timidezza nel toccare con mano la veste di Gesù. Forse si vergogna della sua malattia, che per la legge la rendeva impura; forse è spaventata dalla fama di Gesù, o dalla folla che la circonda tutto intorno. Con timidezza tocca la veste di Gesù, e Gesù se ne accorge, restando anche lui stupito e ignaro di chi l´avesse toccato. Anche tra di noi ancora oggi siamo forse un po´ titubanti nel toccare con mano le altre chiese, per conoscerle, per vedere la loro storia, le differenze, come la pensano su tanti argomenti. Abbiamo quasi paura di toccare con mano gli altri cristiani diversi da noi come se ci si potesse contaminare, perdere qualcosa della nostra identità, essere dei cattivi fedeli della nostra chiesa perché interessarsi alle altre sarebbe come tradirla. E invece il Signore ci sta regalando l´occasione di pregare insieme, di conoscerci insieme, e soprattutto di presentarci al mondo come i cristiani, le cristiane, al di là delle nostre differenze teologiche e storiche. La paura e la vergogna della donna vengono vinte dallo sguardo e dalle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvata.

Quelle stesse parole sono rivolte a noi oggi: è la nostra comune fede in Cristo a salvarci, e questa nostra fede fa agire ancora oggi la mano di Dio in favore dell´umanità: ma sarebbe forse ancora più potente, a partire da noi, se anche le nostre mani si toccassero fraternamente oltre i pregiudizi e le paure, senza vergogna, senza paura di contaminarci ma anzi, stringendo le nostre mani come quando conosciamo per la prima volta qualcuno: ci presentiamo, ci raccontiamo la nostra storia, ci arricchiamo di un´amicizia profonda e sincera.

Che il Signore continui a benedire ancora le nostre mani che si stringono, non soltanto a gennaio perché qualcuno ci dice che è arrivata la settimana ecumenica, ma anche tutto il resto dell´anno e della vita, affinché nella nostra unità nonostante le differenze il mondo creda, come noi crediamo, che Cristo è il centro e il senso della nostra fede e della nostra vita.

Amen!



Fonte: Luccavaldese

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Liberi dal peccato
commento a Galati 5, 1
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù

Mai come in questo periodo storico, l’uomo occidentale ha potuto godere di piena libertà: di pensiero, di parola, di stampa. Può vivere (o cercare di vivere) la vita che più lo attrae, senza dover superare troppi ostacoli esterni. Pur nella consapevolezza di tutte le problematiche politiche, sociali, legate alla comunicazione, ma anche interiori e psicologiche che rappresentano dei freni oggettivi per la nostra libertà, dobbiamo constatare che mai come ora, abbiamo, almeno potenzialmente, la possibilità di scegliere liberamente la nostra vita, di pensare con la nostra testa e di fare scelte ponderate.
E dunque Paolo non si rivolge a noi? Ha scritto per altri uomini e donne? E poi perché dice “state saldi”? Chi di noi vorrebbe rinunciare alla propria libertà? Non siamo forse diventati insofferenti a qualsiasi limite ci venga proposto o, peggio, imposto?
Ma quella che Dio ci offre, non è la libertà senza vincoli a cui oggi ambiamo, non è la libertà di diventare ricchi a spese di altri, di mangiare a sazietà dimenticando chi muore di fame a causa del nostro stile di vita, la libertà di distruggere il pianeta pur di avere qualche comfort in più, o di fare quello che desideriamo senza pensare alle conseguenze per gli altri esseri umani o per l’ambiente.
Quella che ci offre Dio è la libertà dal peccato, e dunque proprio la libertà dalla sopraffazione, dall’abuso, dalla corruzione nostra e del nostro ambiente naturale, ma a causa del nostro peccato, sempre riaffiorante, si tratta di una libertà che richiede disciplina, coraggio, senso di responsabilità.
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. Liberi di seguirlo, liberi di accogliere quel genere di umanità che Gesù stesso rappresenta: la libertà di darsi liberamente agli altri. Di essere servi. La libertà di essere liberi dai compromessi, dalla sudditanza al dio danaro, di amare incondizionatamente, senza se e senza ma. La libertà di essere, senza tentennamenti, figli e figlie di Dio.
E dunque stiamo saldi e non permettiamo che nulla e nessuno ci ponga nuovamente sotto il giogo della schiavitù. Amen!
di Erica Sfredda




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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