09 Dicembre 2019

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II Corinzi 3, 17 di Paolo Ribet

23-02-2016 19:00 - Bibbia e attualità

«Dov’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà».

Più ci penso e più me ne convinco: la ricorrenza del XVII Febbraio non può esse considerata semplicemente la “festa dei Valdesi” o degli Evangelici italiani. Certo, il 17 Febbraio del 1848 il re Carlo Alberto ha firmato le Lettere Patenti con cui venivano concessi i diritti civili ai Valdesi (e, qualche tempo dopo, anche agli Ebrei), perché a quel tempo erano loro praticamente gli unici cristiani non cattolici presenti nel Regno - e da quel momento in poi è iniziata la predicazione evangelica dapprima in Piemonte e poi in tutto il Paese fino alla Sicilia.

Ma il valore di quell’atto va al di là delle sole vicende valdesi e riguarda l’Italia intera. Infatti, quando un popolo impone ad una sua componente minoritaria dei limiti, delle restrizioni alla libertà e chiude i cancelli dei ghetti (di qualunque tipo essi siano: fisici, morali o legali), chiude di fatto se stesso in una gabbia fatta di paure, di preconcetti, di oscurantismi e di violenza.

Le Lettere Patenti sciolsero le catene mentali dell’Italia, perché nessuno è libero, in una nazione, se non sono liberi tutti, se ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Tanto più forte deve quindi risuonare la voce della predicazione dei cristiani quanto più vediamo montare intorno a noi la tentazione di rialzare i muri, restaurare i ghetti, separare le persone in base alla nazionalità o al colore della pelle. Viviamo certamente dei tempi difficili (anche se ce ne sono stati di peggiori - e i più anziani tra di noi se li ricordano); questi fatti non devono però consentire che noi cediamo la nostra libertà, fisica e spirituale, rendendola schiava della paura.

Se siamo figli dello Spirito del Signore, siamo anche liberi e portatori di libertà.

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Lunedì 9 Dicembre

Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali; darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio (Deuteronomio 1, 17)
Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati (Matteo 7,1-2)


Il Sole di giustizia sorga nella chiesa in ogni momento e tutto il mondo lo possa vedere. Coinvolgi tutta la cristianità. La tua luce e magnificenza ci trasformino in messaggeri per tuta l’eternità.
Christian David

Isaia 25, 1-8; Isaia 44, 21-28



Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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