26 Agosto 2019

News

I DUE MURI di Giuseppe Platone

07-06-2013 09:41 - Bibbia e attualità
«Essi avevano contro di lui (Paolo) certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo» (Atti 25,19)

L´apostolo Paolo è incappato, molte volte, in guai giudiziari. E quando è messo alle strette reagisce argomentando con franchezza. Il passaggio che ho citato è tratto da uno dei suoi «dossier» giudiziari nel dibattimento sulla sede processuale. C´è chi vorrebbe giudicarlo a Gerusalemme (dove rischiava grosso, c´era stato un clamoroso precedente) e chi a Roma come reclama lo stesso Paolo, ebreo e cittadino romano. È questione ingarbugliata, quella in cui si viene a trovare Paolo e che è illustrata nei capitoli 24 e 25 del libro degli Atti.
Lo scrupoloso funzionario dell´impero romano ritiene giusto che il processo si svolga sotto la propria giurisdizione: Roma contro Gerusalemme. La cittadinanza romana di Paolo lo toglie dalle grinfie dei suoi feroci accusatori. Questi ultimi avevano in progetto di attentare alla vita di Paolo durante il suo trasferimento dal carcere di Cesarea a quello di Gerusalemme. Ma il trasferimento, per sua fortuna, non avverrà.

Al di là della cronaca giudiziaria è interessante notare come il funzionario descrive la nuova religione predicata da Paolo. La riassume con una battuta contenuta nelle due righe che ho citato all´inizio. In sostanza per il funzionario il maestro di «quelli della Via» (così venivano chiamati i primi cristiani) un «certo Gesù» è morto ma Paolo dice che è vivo. Di tutte le argomentazioni di Paolo, veri gioielli dell´arte oratoria del tempo, il funzionario ha capito che Gesù era morto ma adesso è vivo.

In effetti ha colto il nucleo del cristianesimo. Solo che questo nucleo per lui altro non è che una favoletta simile ad altri miti che pullulavano l´effervescenza spirituale dell´impero. E non capisce perché Paolo rischi la vita per diffondere queste fantasie religiose. Così Paolo si trova, ancora una volta, pizzicato tra un muro di granito e un muro di gomma. Tra chi lo detesta perché il suo credo sovverte l´intero sistema religioso e chi lo tollera bonariamente perché sostenere che uno è morto ma vive è fuori da ogni logica.

Quei due muri, uno di granito l´altro di gomma, ci sono ancora. Uno circonda la cittadella della religione come strumento di potere e l´altro avvolge e compatisce chi ha sete di trascendenza e spiritualità. Stretto tra questi due muri, nella sua testimonianza, Paolo non si arrende. Il Vivente l´ha incontrato e gli ha dato la forza di testimoniare ovunque del nucleo centrale. Non ci sono né applausi né medaglie. C´è solo una quotidiana fatica sostenuta dalla speranza che Dio abbatterà quei due muri.

Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 101

Domenica 25 Agosto
Beata la nazione il cui Dio è il Signore; beato il popolo ch’egli ha scelto per sua eredità ( Salmo 33,12)

Il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto (II Re 19,30)
Se la radice è santa, anche i rami sono santi (Romani 11,16)

Amici, se la radice del mandorlo torna a fiorire e germogliare, non è questo un segno che c’è ancora amore?
Schalom Ben-Chorin

Marco 12, 28-34; Romani 11, 25-32


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it