05 Luglio 2020
News

I 5 SOLA - SOLA GRATIA (3)

27-06-2017 15:13 - Bibbia e attualità
Proseguiamo con questo testo la riflessione avviata con i contributi del Circolo «Riforma» di Milano dedicati al «Sola Scriptura» e al «Solus Christus»

SOLA GRATIA

Declinare oggi il Sola Gratia incontra una duplice criticità. La prima è che nelle controversie teologiche, in atto almeno fino al secolo scorso, il tema della grazia è stato spesso frainteso, abusato e persino mistificato in funzione della sua interpretazione e della sua appropriazione come categoria distintiva di appartenenza. La seconda è che l´avverbio «solo» ha un carattere di esclusività e di assolutezza che rende difficile abbinarlo a qualsiasi processo o evento in un contesto, come l´attuale, dove quasi ogni concetto è plurale, se non per definizione, almeno nell´ottica ecumenica che impone di condividere tradizioni diverse e approcci interpretativi talvolta divergenti. Tuttavia l´interpretazione rivoluzionaria del concetto di grazia proposta da Lutero impone un tentativo di sua attualizzazione anche in un´epoca nella quale, almeno nella percezione comune, il tema della salvezza sembra aver perso gran parte della sua rilevanza oggettiva.

Nel Primo Testamento il termine ebraico hén (grazia) individua la benevolenza che Dio mostra verso l´essere umano e le scritture ebraiche raccontano che molti personaggi centrali della narrazione trovano grazia davanti al Signore: da Noè in Gen. 6, 8 a Mosè in Es. 33, 12.17, a Davide in II Sam. 15, 25. Ma l´atto di grazia più importante compiuto da Dio è l´aver stabilito un patto con Israele, mantenendolo nonostante le sue innumerevoli trasgressioni. In tutto il Primo Testamento affiora l´idea che il Signore sia un Dio che vuole salvare il Suo popolo e non distruggerlo: la grazia rappresenta appunto la Sua volontà di salvezza e il peccatore pentito può invocare con fiducia la Sua misericordia (Sl. 51, 1). Anche nel Nuovo Testamento il termine ha mantenuto i significati di favore e benevolenza di Dio verso l´essere umano e la grazia espressa con il patto del Sinai viene confermata dall´alleanza tra Dio e l´uomo che si compie con la vicenda terrena di Cristo, cioè del Dio fattosi uomo, un´alleanza che non sostituisce l´antico patto con il popolo di Israele, bensì lo rinnova e lo affianca. La grazia si manifesta nell´intervento gratuito di Dio nella vita dell´essere umano e genera la sua risposta nella fede (At. 18, 27). La fede, a sua volta, introduce l´essere umano nella grazia, cioè in un rapporto di benevolenza e comunione con Dio (Rom. 5, 2), un rapporto in cui il peccato è perdonato. La grazia coincide con un perdono totale che rigenera: per questo è possibile affermare che il contrario del peccato non sia la virtù, bensì la grazia. La grazia e la fede non sono realtà coincidenti, ma piuttosto complementari, poiché la grazia risiede esclusivamente nell´ambito di Dio, esplicitando un agire di Dio stesso che rivolge all´essere umano la Sua parola di salvezza, mentre la fede è soprattutto una questione antropologica, cioè una risposta dell´essere umano o, almeno, un interrogarsi consapevole su questo dono di Dio.

Il Sola Gratia della Riforma vuole sottolineare che il peccatore non può giustificarsi da solo, né coadiuvare in alcun modo Dio nell´opera del la giustificazione, negando decisamente qualsiasi possibilità di compartecipazione dell´essere umano al processo della salvezza, che resta iniziativa e compimento esclusivi di Dio, in Gesù Cristo: prima di ogni risposta umana c´è il ricevimento della grazia, che viene accolta nella fede; prima delle opere umane c´è l´amore di Dio, che le precede; nell´evento della salvezza la risposta umana è conseguenza dell´iniziativa di Dio e si traduce in un´etica evangelicamente ispirata. La specificità del messaggio evangelico sottolineato dalla Riforma è proprio questo: l´intervento della grazia divina è decisivo, l´essere umano, con le sue capacità, la sua razionalità e le sue conoscenze, da solo, non può nulla. Ma in una società nella quale vengono quotidianamente enfatizzate la prestazione e l´affermazione personali, dove l´essere umano vale più per ciò che appare che per ciò che è, il problema della salvezza interessa ancora, oppure il suo annuncio ha perso gran parte del suo significato? Benché oggi permanga ancora l´angoscia della morte, essa viene affiancata, addirittura superata, dalle angosce della vita, dalle nostre insicurezze, fragilità, paure e miserie quotidiane.

L´annuncio della salvezza non può non riguardare anche questi aspetti, una salvezza prima di tutto da noi stessi in quanto produttori delle nostre ossessioni, dei nostri vizi e dei nostri idoli, una salvezza che dia un senso a ciò che siamo e a ciò che facciamo, una salvezza gratuita che non si riduce al perdono delle colpe, ma che dia speranza alla nostra vita. La grazia che ci salva rappresenta un messaggio controcorrente rispetto agli standard performativi che ogni giorno ci sono proposti mediaticamente, conferendo dignità a tutti, compresi coloro che si trovano ai margini di una società selettiva, gli ultimi, con i quali più di duemila anni fa si identificava Gesù Cristo. «In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l´avete fatto a me». (Matteo 25, 40).

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Domenica 5 Luglio
Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo (Galati 6,2)


Gioite, rallegratevi nel Signore, vostro Dio (Gioele 2, 23)
In cristo Gesù abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui (Efesini 3,12)

Questo è il primo messaggio di Gesù. Nei più svariati modi Gesù ha liberato la gente che gemeva, oppressa dai pesi e dalle angosce della vita. Gesù l’ha fatto per indicare l’azione di Dio. Ogni sua azione voleva rendere evidente l’azione di Dio. E Dio agisce oggi come allora. Abbi fiducia! Dio vuole donne e uomini gioiosi, sollevati, liberi dalle ansie, dagli affanni e dalle angosce. Dio vuole questo anche per noi. Lascia che l’azione di Dio si compia in te secondo il suo volere. E poi apri gli occhi: intorno a tre ci sono persone preoccupate e angosciate. Aiutale a portare i loro pesi fin dove arriveranno le tue forze. E insegna loro ad aiutare gli altri/le altre, a portare i pesi e le angosce delle altre/degli altri.

Genesi 50, 15-21; Luca 6, 36-42: Giacomo 3, 13-18




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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