07 Maggio 2021
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Gospel, soul e diritti civili

17-08-2018 08:39 - News
Si è spenta all´età di 76 anni la regina del soul Aretha Franklin

All´inizio c´era il gospel, cantato dalla figlia del pastore della New Bethel Baptist Church di Detroit, nel Michigan. Nella famiglia del reverendo C. L. Franklin, amico di Martin Luther King e di Mahalia Jackson, tutti cantano: il padre, la madre Barbara, la zia Clara Ward (dei Ward Singers), le tre figlie Aretha, Carolyn ed Erma e i due figli.

Bruciando le tappe
L´infanzia di Aretha è dura, caratterizzata dalla severità del padre e dall´abbandono della madre. Aretha ha un talento straordinario, un orecchio finissimo, una tecnica canora stupefacente, una voce che copre quattro ottave, una capacità strepitosa di interpretare il gospel trasmettendone l´emozione sacra. Dalla fede ricava l´energia che pervade il suo canto. D´istinto padroneggia il crescendo, alterna silenzio e grido, trova il ritmo e le rotture e il fervore che inebria il pubblico.
Ma l´infanzia finisce bruscamente. A 9 anni incide due dischi, come corista di suo padre, per Gotham Records; a 11 anni diventa solista nel coro della sua chiesa; a 14 anni, già madre di un bambino, incide il suo primo disco da solista a Detroit; a 15 anni mette al mondo un altro figlio.

Tra sacro e profano
Nel 1960, all´età di 18 anni, Aretha Franklin lascia i suoi due figli alla nonna e parte per New York. John Hammond, lo scopritore di Billie Holiday e Count Basie (più tardi sarà la volta di Bob Dylan e Bruce Springsteen), le fa firmare un contratto con la Columbia. Pubblica il suo primo disco importante, "The Great Aretha Franklin".
Columbia vorrebbe fare di lei una cantante jazz. Aretha ci prova, incide una decina di album, ma la carriera non decolla. Nel 1967 cambia etichetta, firma per Atlantic, dove il suo temperamento può finalmente emergere. "I never loved a man", "Respect", "Baby I love you", "A natural woman" sono tutte canzoni che escono quell´anno. È la nascita di un fenomeno geniale, trionfante, insolente.

Regina del soul
La sua versione di "Respect", un brano di Otis Redding, registrato con le sue due sorelle come coriste, diventa un inno di liberazione, di affermazione dei principi femministi e di provocazione sessuale. È il grido di una donna afroamericana, la colonna sonora di un´epoca. I successivi tre album - "Aretha Arrives" (1967), "Lady Soul" (1968) e "Aretha Now" (1968), la consacrano, in America, "regina della musica soul".
Il 9 aprile 1968, Aretha Franklin canta "Precious Lord" ai funerali di Martin Luther King. Chi meglio di lei avrebbe potuto accompagnare il dolore e la fede immensa di coloro i quali piangono il pastore assassinato? È negli inni, sospesi tra il gospel e il rhythm and blues, tra sacro e profano, che trova i suoi accenti più intensi, come in "I say a little prayer". L´album "Amazing Grace", inciso nel 1972, in una chiesa battista di Los Angeles, la porta ancora più in alto.

Icona dei diritti civili
Angélique Kidjo - che all´epoca aveva 12 anni - racconta, nelle sue memorie, lo straordinario impatto che ebbe su di lei l´arrivo di quell´album nel Benin. "Era la prima volta che vedevo una donna nera sulla copertina di un disco: Aretha, seduta sui gradini di una chiesa, la cui porta è aperta, vestita con un magnifico abito africano. Guarda davanti a sé, con un lieve sorriso e un´aria di grande serenità. Tutto, in quell´immagine, indica verso un orizzonte aperto e un mondo di possibilità".
Divenuta un simbolo politico e un´icona dei diritti civili, oltre che una star mondiale, Aretha Franklin ha cantato "God Bless America" in occasione dell´investitura del presidente Jimmy Carter nel 1977, "I dreamed a dream" per quella di Bill Clinton nel 1993 e "My Country ´Tis of Thee", per quella di Barack Obama nel 2009. George W. Bush le attribuì, nel 2005, la medaglia della Libertà, la più alta onorificenza americana per un civile.

Ciò che rimane è il gospel
Sposata due volte, ha messo al mondo altri due figli e non ha mai cessato di lavorare con i più grandi musicisti in circolazione, da Eric Clapton a Quincy Jones, da Bobby Womack a Elton John e molti altri. Nel 1980 fece un´apparizione sensazionale nel film "Blues Brothers", nel 1986 interpretò, con grande energia, "Jumping Jack Flash" dei Rolling Stones.
La regina del soul divenne la prima donna ad essere ammessa, nel 1987, nella Rock and Roll Hall of Fame. Nel 1997 riuscì ad esaudire un desiderio coltivato a lungo: all´età di 55 anni, fu ammessa alla scuola Julliard di New York per studiare il piano classico. Tra le sue ultime apparizioni in pubblico, quella davanti a papa Francesco, in occasione dell´Incontro mondiale delle famiglie, a Filadelfia, nel 2015, per cantare "Amazing Grace". Perché alla fine, ciò che rimane è il gospel.

(da La Croix; trad it. Paolo Tognina)


Fonte: Voceevangelica.ch
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Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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