09 Maggio 2021
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Giuseppe Petrelli, da avvocato a pastore e saggista. Una figura singolare nel panorama del pentecostalesimo italiano e americano

27-05-2015 01:16 - Fede e spiritualità
recensione di Domenico Maselli

Il libro dedicato a Giuseppe Petrelli è molto interessante* perché è il punto di arrivo di una lunga ricerca di Carmine Napolitano, preside della Facoltà pentecostale di Aversa, su un personaggio importante della galassia pentecostale agli inizi del movimento. Ripensare a Petrelli oggi, a parer mio, può essere utile sia ai pentecostali italiani, perché potrebbero riscoprire qualche importante punto di riferimento; sia ai protestanti storici, perché potrebbero scoprire che il pentecostalismo non è solo un movimento popolare con grande spinta emozionale, ma è uno dei modi con cui il Signore ci spinge a ricordare alcuni dei grandi temi del Cristianesimo, come la funzione dello Spirito Santo nella Chiesa, il che è sempre rimasto in ombra nell'occidente cristiano.

Giuseppe Petrelli, nato nel 1876 in un paese della Basilicata, era diventato, a fine secolo, un brillante avvocato; si convertì al protestantesimo e si battezzò nella Chiesa battista di Napoli nel 1905. L'anno dopo partì per gli Stati Uniti per diventare pastore di una delle numerose chiese italiane negli Usa che, oltre alla predicazione del Vangelo, avevano anche una funzione sociale per gli emigrati. Petrelli si accinse al suo compito di pastore con profonda serietà e severità riconducendo la chiesa in cui era impegnato alla sua autentica missione: l'annuncio del Vangelo. Egli era dotato di una vasta cultura laica e teologica; grande lettore, conosceva i padri della chiesa così come le più recenti correnti teologiche.

In quegli anni, proprio negli Stati Uniti nasceva il Movimento pentecostale. Petrelli frequentò qualche riunione e si convinse che il Pentecostalismo aveva il compito di riportare agli occhi della Chiesa cristiana il ruolo dello Spirito Santo, negletto nella chiesa occidentale, cattolica e protestante. Lasciò il pastorato battista, ma non assunse alcun incarico pastorale nel Movimento pentecostale cui aveva aderito senza rinnegare, però, la precedente esperienza. Nei primi anni compì frequenti viaggi di tipo missionario negli Usa, in Argentina e in Brasile, finché nel Movimento pentecostale sorse una disputa sull'obbligo dell'astinenza dalle carni di animali soffocati e dal sangue, in riferimento alle decisioni del cosiddetto Concilio di Gerusalemme (Atti cap. 15). Petrelli prese una posizione contraria a una interpretazione letterale della Scrittura attirando su di sé le critiche di coloro che volevano rispettare il divieto. Egli allora prese a diradare i suoi viaggi tra le chiese pentecostali, dedicandosi a una proficua attività di scrittore che durò fino alla morte. Non mancarono i gruppi e le persone che si dichiararono suoi discepoli e che vengono citati con precisione da Napolitano.

Molto riservato, al punto di pubblicare libri senza il nome dell'autore, Petrelli cercò di mantenere contatti con tutti, dentro e fuori del mondo pentecostale. Invitava pertanto, i pentecostali a valorizzare i doni da loro riscoperti, con discernimento, identificando in essi alcuni dei tanti richiami dello Spirito Santo nella vita della chiesa; e invitava i protestanti storici a non escludere dalla propria esperienza i carismi presenti all'alba del Cristianesimo. Aveva, infatti, una mentalità molto aperta a quello che oggi chiamiamo ecumenismo. Ne fa fede, ad esempio, il suo interesse per l'esperienza del cardinale Newmann. Egli esaltava così il valore della Scrittura, ma ricordava che il letteralismo impedisce di cogliere il significato spirituale del testo biblico. Prevedeva che la povertà ecclesiologica del movimento potesse portare, da un lato, a un pernicioso frammentarismo, e, dall'altro, alla creazione di strutture troppo accentratrici.

Molto argutamente Carmine Napolitano ha affidato l'introduzione del suo pregevole saggio al pastore Mario Affuso che, di provenienza pentecostale, è da sempre aperto ai valori della Riforma protestante, è membro della Federazione delle Chiese evangeliche e dedito allo sviluppo dei rapporti ecumenici e del dialogo interreligioso, pur non avendo mai trascurato lo studio della pneumatologia, che ancora lo impegna. Nella sua introduzione, Affuso inserisce interessanti particolari autobiografici che dimostrano il rilievo che il pensiero di Petrelli ha avuto nella sua personale esperienza e, in modo a mio parere profondamente condivisibile, egli si augura che i vari temi pentecostali affrontati in questo volume, possano favorire la rivisitazione di una «pneumatologia complessiva», anche alla luce dei nuovi fermenti espressi a partire dal Concilio Vaticano II.

Concludendo, credo di poter affermare che questo saggio è ricco di stimoli ma anche di facile lettura.



* C. Napolitano, Giuseppe Petrelli, teologo pentecostale delle origini. Aversa, Fondazione Charisma Edizioni.


Fonte: Riforma.it - 26 maggio 2015
UN GIORNO UNA PAROLA
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Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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