27 Settembre 2020
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Giuseppe Petrelli, da avvocato a pastore e saggista. Una figura singolare nel panorama del pentecostalesimo italiano e americano

27-05-2015 01:16 - Fede e spiritualità
recensione di Domenico Maselli

Il libro dedicato a Giuseppe Petrelli è molto interessante* perché è il punto di arrivo di una lunga ricerca di Carmine Napolitano, preside della Facoltà pentecostale di Aversa, su un personaggio importante della galassia pentecostale agli inizi del movimento. Ripensare a Petrelli oggi, a parer mio, può essere utile sia ai pentecostali italiani, perché potrebbero riscoprire qualche importante punto di riferimento; sia ai protestanti storici, perché potrebbero scoprire che il pentecostalismo non è solo un movimento popolare con grande spinta emozionale, ma è uno dei modi con cui il Signore ci spinge a ricordare alcuni dei grandi temi del Cristianesimo, come la funzione dello Spirito Santo nella Chiesa, il che è sempre rimasto in ombra nell'occidente cristiano.

Giuseppe Petrelli, nato nel 1876 in un paese della Basilicata, era diventato, a fine secolo, un brillante avvocato; si convertì al protestantesimo e si battezzò nella Chiesa battista di Napoli nel 1905. L'anno dopo partì per gli Stati Uniti per diventare pastore di una delle numerose chiese italiane negli Usa che, oltre alla predicazione del Vangelo, avevano anche una funzione sociale per gli emigrati. Petrelli si accinse al suo compito di pastore con profonda serietà e severità riconducendo la chiesa in cui era impegnato alla sua autentica missione: l'annuncio del Vangelo. Egli era dotato di una vasta cultura laica e teologica; grande lettore, conosceva i padri della chiesa così come le più recenti correnti teologiche.

In quegli anni, proprio negli Stati Uniti nasceva il Movimento pentecostale. Petrelli frequentò qualche riunione e si convinse che il Pentecostalismo aveva il compito di riportare agli occhi della Chiesa cristiana il ruolo dello Spirito Santo, negletto nella chiesa occidentale, cattolica e protestante. Lasciò il pastorato battista, ma non assunse alcun incarico pastorale nel Movimento pentecostale cui aveva aderito senza rinnegare, però, la precedente esperienza. Nei primi anni compì frequenti viaggi di tipo missionario negli Usa, in Argentina e in Brasile, finché nel Movimento pentecostale sorse una disputa sull'obbligo dell'astinenza dalle carni di animali soffocati e dal sangue, in riferimento alle decisioni del cosiddetto Concilio di Gerusalemme (Atti cap. 15). Petrelli prese una posizione contraria a una interpretazione letterale della Scrittura attirando su di sé le critiche di coloro che volevano rispettare il divieto. Egli allora prese a diradare i suoi viaggi tra le chiese pentecostali, dedicandosi a una proficua attività di scrittore che durò fino alla morte. Non mancarono i gruppi e le persone che si dichiararono suoi discepoli e che vengono citati con precisione da Napolitano.

Molto riservato, al punto di pubblicare libri senza il nome dell'autore, Petrelli cercò di mantenere contatti con tutti, dentro e fuori del mondo pentecostale. Invitava pertanto, i pentecostali a valorizzare i doni da loro riscoperti, con discernimento, identificando in essi alcuni dei tanti richiami dello Spirito Santo nella vita della chiesa; e invitava i protestanti storici a non escludere dalla propria esperienza i carismi presenti all'alba del Cristianesimo. Aveva, infatti, una mentalità molto aperta a quello che oggi chiamiamo ecumenismo. Ne fa fede, ad esempio, il suo interesse per l'esperienza del cardinale Newmann. Egli esaltava così il valore della Scrittura, ma ricordava che il letteralismo impedisce di cogliere il significato spirituale del testo biblico. Prevedeva che la povertà ecclesiologica del movimento potesse portare, da un lato, a un pernicioso frammentarismo, e, dall'altro, alla creazione di strutture troppo accentratrici.

Molto argutamente Carmine Napolitano ha affidato l'introduzione del suo pregevole saggio al pastore Mario Affuso che, di provenienza pentecostale, è da sempre aperto ai valori della Riforma protestante, è membro della Federazione delle Chiese evangeliche e dedito allo sviluppo dei rapporti ecumenici e del dialogo interreligioso, pur non avendo mai trascurato lo studio della pneumatologia, che ancora lo impegna. Nella sua introduzione, Affuso inserisce interessanti particolari autobiografici che dimostrano il rilievo che il pensiero di Petrelli ha avuto nella sua personale esperienza e, in modo a mio parere profondamente condivisibile, egli si augura che i vari temi pentecostali affrontati in questo volume, possano favorire la rivisitazione di una «pneumatologia complessiva», anche alla luce dei nuovi fermenti espressi a partire dal Concilio Vaticano II.

Concludendo, credo di poter affermare che questo saggio è ricco di stimoli ma anche di facile lettura.



* C. Napolitano, Giuseppe Petrelli, teologo pentecostale delle origini. Aversa, Fondazione Charisma Edizioni.


Fonte: Riforma.it - 26 maggio 2015
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Sabato 26 Settembre

"Io sono con te", dice il Signore "per salvarti" (Geremia 30, 11)
Paolo scrive: Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte(II Timoteo 4, 16-17)

Padre nostro che sei nei cieli ... e anche altrove accanto a tutte le donne e gli uomini della terra, e soprattutto al fianco di tutti coloro che la vita e gli uomini tormentano e schiacciano; tu, nostro avvocato e liberatore.
Tavo Burat



Marco 12, 41-44; II Corinzi 10, 1-11

La Parola di Dio ci ha già raggiunto
commento a Colossesi 3, 16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza

La conclusione di questa settimana di preghiera e riflessione, che le Losungen ci hanno indotto a fare, è nell’esortazione e nella lode: «La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali». Chi dunque ha saputo scegliere, chi ha saputo trovare in se stesso la Parola di Cristo, chi al di là del dolore e della fatica, che pur contraddistinguono la nostra stanca umanità, ha saputo accogliere l’amore di Dio, può vivere nella pace e nella gioia. La promessa del Signore è proprio questa: se sapremo amarci l’un l’altro come Gesù ha amato noi, se sapremo far crescere dentro di noi la fede e la speranza, nulla potrà farci cadere: né il dolore, né la fatica, non la stanchezza, non la depressione e il grigiore che hanno avvolto il mondo occidentale, non il Male, né la paura. Il Signore è già dentro di noi, la Sua Parola ci ha già raggiunto, altrimenti non saremmo qui, non cercheremmo un senso per la nostra vita e non proveremmo, giorno dopo giorno, a convertirci nuovamente al Signore. E dunque ascoltiamoci l’uno l’altro, accogliamoci, nonostante le molte differenze di cultura, di opinione, di convinzioni politiche e spirituali. Nei momenti bui e di sconforto permettiamo a chi ci è vicino di sollevarci, di riportarci alla luce e cerchiamo di vivere una vita davvero rinnovata, davvero trasformata, cercando di incarnare realmente quella umanità che Dio ha creato e di cui Gesù è stato esempio e modello. Amen!
Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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