06 Luglio 2020
News

Giovanni 10,14-15 di Salvatore Ricciardi

31-05-2014 10:40 - Bibbia e attualità
Gesù ha detto: «IO SONO il buon pastore... e do la mia vita per le pecore.»

Le pecore sono preziose per il pastore, in quanto rappresentano una fonte di reddito: gli danno latte, lana e carne. Sono, insomma, animali che il pastore sfrutta in molti sensi e fino in fondo. Per questo, ci lascia un po´ perplessi che l´Antico Testamento parli di Dio come di un pastore, e del popolo di Israele come di un gregge. E ancor più perplessi rimaniamo per il fatto che il Nuovo Testamento applichi questa metafora a Gesù.

Ma nella Bibbia il rapporto pastore - pecora è capovolto. Non si mette in evidenza l´utilità della pecora per il pastore, e lo sfruttamento che questi fa del suo gregge, ma si mette in risalto la sollecitudine amorevole del pastore per le pecore. Abbiamo tutti nel cuore il Salmo 23, che canta: il Signore è il mio pastore, nulla mi manca. E il Salmo 80 prega il Pastore di Israele perché porga orecchio al grido del popolo (versetto 1), e lo salvi dai pericoli incombenti (vs 3).
È poi quasi superfluo ricordare il pastore di cui parla Gesù, capace di lasciare novantanove pecore per andare in cerca dell´una che si è smarrita (Luca 15,4-6).

Insomma, se nella realtà della vita, e delle sue leggi commerciali, il pastore conta più della pecora, il messaggio biblico sottolinea esattamente il contrario: la pecora vale più del pastore. Se poi il pastore è Gesù, la pecora è tanto preziosa che per le pecore egli dà la sua vita.
Gesù non soltanto conferma la sollecitudine del pastore per le pecore, secondo la tradizione di Israele che abbiamo riscontrato nei due Salmi citati, ma spinge questa sollecitudine fino in fondo, fino al dono di sé. Perciò, l´apostolo Paolo può scrivere: Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Romani 5,8). E perciò, Gesù si può definire non solo il Pastore ma il Buon Pastore.

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Lunedì 6 Luglio

Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe (Salmo 103,12)
Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (Romani 5,20)

Buon Signore Gesù Cristo, io avverto i miei peccati, essi mi mordono, mi danno la caccia e mi atterriscono; dove me ne andrò? Guardo a te, Signore Gesù Cristo, e, sebbene debolmente, credo a te. Comunque mi stringo a te e sono certo che tu hai detto «chi crede in me avrà vita eterna»; sebbene la mia coscienza sia aggravata e il peccato mi atterrisca e mi faccia tremare il cuore, pur tuttavia tu hai detto «figlio mio, sii consolato, i tuoi peccati ti sono perdonati» e «tu avrai la vita eterna e io ti risveglierò nel giorno finale».
Martin Lutero

Galati 6, 1-5; I Re 14, 1-20




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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