25 Gennaio 2020

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Giorgio Spini. «Ponte» di cultura, storia e fede

18-09-2018 08:27 - News
Sabato 22 settembre Firenze intitolerà un ponte allo storico e accademico Giorgio Spini. Ne abbiamo parlato con il figlio Valdo, già deputato e ministro della Repubblica

Sabato 22 settembre il Comune di Firenze intitolerà un ponte a Giorgio Spini, illustre storico e accademico fiorentino. Il ponte sul Mugnone, che da viale Strozzi all´altezza di via Spadolini termina in piazza della Costituzione all´altezza di via XX settembre, prenderà il nome di Giorgio Spini alle 12 con una celebrazione cittadina.

La decisione dell´intitolazione è giunta dal Palazzo Vecchio che ha dato il via libera alla proposta presentata dall´assessore alla Toponomastica dopo la mozione approvata in Consiglio comunale.

Riforma.it ha rivolto alcune domande al professor Valdo Spini, già deputato e ministro della Repubblica, figlio di Giorgio.

Non una via, non una piazza, bensì un ponte. Una scelta dal sapore evocativo, non le pare?

«Certamente, Il Ponte fu la rivista fondata a Firenze nell´aprile del 1945 da Piero Calamandrei e per la quale Giorgio Spini collaborò negli anni Cinquanta e dove decise di perorare tante battaglie; come quella per sostenere le chiese pentecostali colpite dalla famosa circolare Buffarini-Guidi che, richiamata in vigore da Scelba, impediva ai pentecostali l´attività di culto. Il termine "ponte" oggi assume un sapore ancor più evocativo in un´epoca di chiusure, di nazionalismi, di "sovranismi", di intolleranze e di razzismi. Con la parola "ponte" si indica anche la volontà di comunicare, in piena coerenza con il messaggio cristiano dell´amore fraterno e dell´agape a cui Giorgio Spini è sempre stato legato per tutta la sua vita. Un ponte, quello dedicato a Giorgio Spini, che si trova a pochi passi dalla casa dove egli visse a Firenze in via Ippolito Nievo e non lontano dal Liceo classico Dante che frequentò. Un luogo dunque carico di suggestioni».

Giorgio Spini, predicatore laico evangelico e membro della Tavola Valdese (organo esecutivo delle Chiese metodiste e valdesi) si adoperò molto in favore della libertà religiosa. Un´eredità che lei ha fatto propria e poi promosso nelle stanze legislative grazie alla sua attività politica. É così?

«La prima interrogazione parlamentare che feci nel 1979, fu proprio a favore dell´iter per l´Intesa tra lo Stato italiano - a norma dell´Articolo 8 della Costituzione - e la chiesa valdese. Intesa che fu la prima e che aprì "la strada" alle successive. Oggi la nostra Costituzione in taluni ambiti è ritenuta impopolare; dunque è necessario rivendicarne con forza i valori, dirò di più, in passato vi furono nel mondo evangelico e protestante, nell´area valdese in particolare, alcuni dubbi su quell´Intesa. Credo che oggi si possa affermare che – con "l´aria che tira" – quell´atto sia un punto fermo di grandissima importanza».

Giorgio Spini si è spento a Firenze nel gennaio 2006. Una vita vissuta all´insegna dell´antifascismo e della fede metodista. Dopo l´impegno nel Partito d´Azione e la guerra di liberazione intraprese la carriera universitaria e divenne uno storico di fama mondiale.

«Il Rapporto di Giorgio Spini con Firenze è sempre stato intenso. È la città nella quale ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e dove ha profuso il suo impegno di consigliere comunale. Mio padre è stato uno storico e un ricercatore molto apprezzato. I suoi tre volumi di storia moderna – nei quali ebbe il coraggio di partire da Lutero –, pubblicati per Einaudi credo abbiano "fatto epoca"; altrettanto i suoi testi per le scuole. Mio padre non era solo un intellettuale, ha partecipato alla guerra di Liberazione ed è stato il primo ufficiale italiano, seppur sotto l´uniforme inglese, a entrare nella Firenze liberata. Si è sempre battuto per cause nobili e per la difesa dei diritti civili. É stato un militante del Partito d´Azione. Le intitolazioni hanno un carattere simbolico importante e spero che nei prossimi anni quando qualcuno vedrà o attraverserà il ponte, possa chiedersi chi fosse mio padre, Giorgio Spini. Certamente è stato un credente, un grande storico, un combattente per la Liberazione e un militante per l´Italia civile».

Come si svolgerà l´intitolazione di sabato?

«Con un breve incontro pubblico nel quale prenderà la parola Andrea Vannucci, assessore competente alla toponomastica del Comune di Firenze che molto ha fatto per l´intitolazione e che voglio qui ringraziare; poi ci sarà l´intervento di un rappresentante dell´Università di Firenze e quello di Marco Ricca per il Centro evangelico di cultura, già medico e amico di mio padre. Possibile anche la presenza del sindaco di Firenze».

Dove indirizzerebbe un giovane, o una giovane per avvicinarsi alla figura di Giorgio Spini?

«Molte pubblicazioni sono disponibili grazie alle piattaforme online; due libri credo siano adatti: Giorgio Spini, la strada della liberazione (Claudiana editrice, ndr), una biografia ragionata e "montata" su scritti autobiografici. L´altro libro, recentemente ripubblicato, è dedicato alla politicità di Michelangelo: Michelangelo politico (Unicopli, ndr), con l´introduzione di Tommaso Montanari. Nella figura di Michelangelo, nella quale rivedo un po´ la poliedricità di mio padre, s´intrecciano diverse qualità. Michelangelo era un artista, un politico repubblicano e un uomo di fede, vicino al Cenacolo di Vittoria Colonna e dunque anche alla Riforma protestante».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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