07 Maggio 2021
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Giorgio Spini. «Ponte» di cultura, storia e fede

18-09-2018 08:27 - News
Sabato 22 settembre Firenze intitolerà un ponte allo storico e accademico Giorgio Spini. Ne abbiamo parlato con il figlio Valdo, già deputato e ministro della Repubblica

Sabato 22 settembre il Comune di Firenze intitolerà un ponte a Giorgio Spini, illustre storico e accademico fiorentino. Il ponte sul Mugnone, che da viale Strozzi all´altezza di via Spadolini termina in piazza della Costituzione all´altezza di via XX settembre, prenderà il nome di Giorgio Spini alle 12 con una celebrazione cittadina.

La decisione dell´intitolazione è giunta dal Palazzo Vecchio che ha dato il via libera alla proposta presentata dall´assessore alla Toponomastica dopo la mozione approvata in Consiglio comunale.

Riforma.it ha rivolto alcune domande al professor Valdo Spini, già deputato e ministro della Repubblica, figlio di Giorgio.

Non una via, non una piazza, bensì un ponte. Una scelta dal sapore evocativo, non le pare?

«Certamente, Il Ponte fu la rivista fondata a Firenze nell´aprile del 1945 da Piero Calamandrei e per la quale Giorgio Spini collaborò negli anni Cinquanta e dove decise di perorare tante battaglie; come quella per sostenere le chiese pentecostali colpite dalla famosa circolare Buffarini-Guidi che, richiamata in vigore da Scelba, impediva ai pentecostali l´attività di culto. Il termine "ponte" oggi assume un sapore ancor più evocativo in un´epoca di chiusure, di nazionalismi, di "sovranismi", di intolleranze e di razzismi. Con la parola "ponte" si indica anche la volontà di comunicare, in piena coerenza con il messaggio cristiano dell´amore fraterno e dell´agape a cui Giorgio Spini è sempre stato legato per tutta la sua vita. Un ponte, quello dedicato a Giorgio Spini, che si trova a pochi passi dalla casa dove egli visse a Firenze in via Ippolito Nievo e non lontano dal Liceo classico Dante che frequentò. Un luogo dunque carico di suggestioni».

Giorgio Spini, predicatore laico evangelico e membro della Tavola Valdese (organo esecutivo delle Chiese metodiste e valdesi) si adoperò molto in favore della libertà religiosa. Un´eredità che lei ha fatto propria e poi promosso nelle stanze legislative grazie alla sua attività politica. É così?

«La prima interrogazione parlamentare che feci nel 1979, fu proprio a favore dell´iter per l´Intesa tra lo Stato italiano - a norma dell´Articolo 8 della Costituzione - e la chiesa valdese. Intesa che fu la prima e che aprì "la strada" alle successive. Oggi la nostra Costituzione in taluni ambiti è ritenuta impopolare; dunque è necessario rivendicarne con forza i valori, dirò di più, in passato vi furono nel mondo evangelico e protestante, nell´area valdese in particolare, alcuni dubbi su quell´Intesa. Credo che oggi si possa affermare che – con "l´aria che tira" – quell´atto sia un punto fermo di grandissima importanza».

Giorgio Spini si è spento a Firenze nel gennaio 2006. Una vita vissuta all´insegna dell´antifascismo e della fede metodista. Dopo l´impegno nel Partito d´Azione e la guerra di liberazione intraprese la carriera universitaria e divenne uno storico di fama mondiale.

«Il Rapporto di Giorgio Spini con Firenze è sempre stato intenso. È la città nella quale ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e dove ha profuso il suo impegno di consigliere comunale. Mio padre è stato uno storico e un ricercatore molto apprezzato. I suoi tre volumi di storia moderna – nei quali ebbe il coraggio di partire da Lutero –, pubblicati per Einaudi credo abbiano "fatto epoca"; altrettanto i suoi testi per le scuole. Mio padre non era solo un intellettuale, ha partecipato alla guerra di Liberazione ed è stato il primo ufficiale italiano, seppur sotto l´uniforme inglese, a entrare nella Firenze liberata. Si è sempre battuto per cause nobili e per la difesa dei diritti civili. É stato un militante del Partito d´Azione. Le intitolazioni hanno un carattere simbolico importante e spero che nei prossimi anni quando qualcuno vedrà o attraverserà il ponte, possa chiedersi chi fosse mio padre, Giorgio Spini. Certamente è stato un credente, un grande storico, un combattente per la Liberazione e un militante per l´Italia civile».

Come si svolgerà l´intitolazione di sabato?

«Con un breve incontro pubblico nel quale prenderà la parola Andrea Vannucci, assessore competente alla toponomastica del Comune di Firenze che molto ha fatto per l´intitolazione e che voglio qui ringraziare; poi ci sarà l´intervento di un rappresentante dell´Università di Firenze e quello di Marco Ricca per il Centro evangelico di cultura, già medico e amico di mio padre. Possibile anche la presenza del sindaco di Firenze».

Dove indirizzerebbe un giovane, o una giovane per avvicinarsi alla figura di Giorgio Spini?

«Molte pubblicazioni sono disponibili grazie alle piattaforme online; due libri credo siano adatti: Giorgio Spini, la strada della liberazione (Claudiana editrice, ndr), una biografia ragionata e "montata" su scritti autobiografici. L´altro libro, recentemente ripubblicato, è dedicato alla politicità di Michelangelo: Michelangelo politico (Unicopli, ndr), con l´introduzione di Tommaso Montanari. Nella figura di Michelangelo, nella quale rivedo un po´ la poliedricità di mio padre, s´intrecciano diverse qualità. Michelangelo era un artista, un politico repubblicano e un uomo di fede, vicino al Cenacolo di Vittoria Colonna e dunque anche alla Riforma protestante».


Fonte: Riforma.it
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Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
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Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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