20 Settembre 2021
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Giobbe 19,25 - di Giovanni Anziani

19-08-2015 14:32 - Fede e spiritualità

«Ma io so che il mio Redentore vive e che alla fine si alzerà sulla polvere»

Il personaggio biblico qui citato si chiama Giobbe. La sua storia è una lotta contro la sofferenza. Lo incontriamo in un libro della Bibbia molto complesso. Qui si racconta della prosperità del protagonista, ma una prosperità che è messa in discussione dall´avversario di Dio: Satana. Secondo tale avversario Giobbe è fedele a Dio perché ne trae un vantaggio, Giobbe ama Dio perché è un privilegiato dalla protezione divina.

Dio accetta di scommettere sulla fedeltà del suo servo e permette a Satana di togliere ogni benessere a Giobbe. Così ecco che si racconta come il nostro personaggio perde ogni cosa: ricchezza, salute e rispetto verso la propria persona.
Il problema sorge dagli interrogativi sul perché delle sofferenze di Giobbe, ma domande che sono anche uno specchio di quelle che ognuno di noi si pone riguardo al motivo del proprio soffrire. Secondo un´antica concezione, il dolore è in diretto rapporto con il comportamento umano. Ad un atto malvagio segue di necessità un fatale destino infelice. L´antico detto ricorda: "Ciò che un uomo fa ricade sul suo capo".

Questa è l´idea dei tre amici di Giobbe venuti a consolarlo. Ma Giobbe si ribella. La sua vita è segnata dalla fedeltà a Dio. Così egli invita Dio a chiarire il profondo significato del conflitto tra la sua fedeltà e il soffrire, e quindi a capire il senso del dolore umano.

La risposta di Dio, nel racconto biblico, sorprende ogni lettore. Dio non presenta delle chiare spiegazioni riguardo al dolore, ma interroga Giobbe, cioè apre con lui un dialogo per portarlo ad una confessione di fede. Giobbe riconosce che Dio è amato non per dei benefici ottenuti, ma solo per amore. Il lettore biblico che vuole trovare la spiegazione del perché del soffrire umano, rimane deluso. Giobbe non è l´uomo che chiarisce, ma l´uomo che è in lotta con la propria esistenza e con Dio stesso. La sua fede è radicata nell´amore e la sua sofferenza non rende meno forte tale amore. Egli accetta di essere piccolo e di non poter capire tutto, ma lascia a Dio la sovranità sul proprio vivere.

Giobbe, l´uomo in rivolta! Le nostre continue domande sul perché vi sia la sofferenza o sul perché vi sia la morte non trovano risposte definitive, ma sono rimesse in movimento nel rapporto uomo/donna e Dio affinché giunga nell´umanità la vittoria su ogni male più che la spiegazione dell´origine del male. Per il cristiano questa vittoria è già giunta con l´opera di Gesù Cristo, il Salvatore, perché egli ha prodotto in noi la potenza dell´amore di Dio che è la resurrezione.

Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
S E T T E M B R E
Versetto del mese:

Avete seminato molto e avete raccolto poco;
voi mangiate ma senza saziarvi;
bevete ma senza soddisfare la vostra sete
vi vestite, ma non vi è chi si riscaldi;
chi guadagna un salario
mette il suo salario in una borsa bucata

(Aggeo 1, 6 )



Salmo della settimana: 119,153-160

Lunedì 20 Settembre


Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore (Salmo 118,17)
Sono stato crocifisso con cristo non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! (Galati 2,20)

Non ci si dovrebbe domandare con ansia: «Che cosa ancora potrà accaderci?», ma piuttosto dire «Non vedo l’ora di conoscere ciò che Dio ha ancora in serbo per me».

Romani 6, 18-23; Ebrei 4, 1-13
































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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