25 Giugno 2021
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Giobbe 19,25 - di Giovanni Anziani

19-08-2015 14:32 - Fede e spiritualità

«Ma io so che il mio Redentore vive e che alla fine si alzerà sulla polvere»

Il personaggio biblico qui citato si chiama Giobbe. La sua storia è una lotta contro la sofferenza. Lo incontriamo in un libro della Bibbia molto complesso. Qui si racconta della prosperità del protagonista, ma una prosperità che è messa in discussione dall´avversario di Dio: Satana. Secondo tale avversario Giobbe è fedele a Dio perché ne trae un vantaggio, Giobbe ama Dio perché è un privilegiato dalla protezione divina.

Dio accetta di scommettere sulla fedeltà del suo servo e permette a Satana di togliere ogni benessere a Giobbe. Così ecco che si racconta come il nostro personaggio perde ogni cosa: ricchezza, salute e rispetto verso la propria persona.
Il problema sorge dagli interrogativi sul perché delle sofferenze di Giobbe, ma domande che sono anche uno specchio di quelle che ognuno di noi si pone riguardo al motivo del proprio soffrire. Secondo un´antica concezione, il dolore è in diretto rapporto con il comportamento umano. Ad un atto malvagio segue di necessità un fatale destino infelice. L´antico detto ricorda: "Ciò che un uomo fa ricade sul suo capo".

Questa è l´idea dei tre amici di Giobbe venuti a consolarlo. Ma Giobbe si ribella. La sua vita è segnata dalla fedeltà a Dio. Così egli invita Dio a chiarire il profondo significato del conflitto tra la sua fedeltà e il soffrire, e quindi a capire il senso del dolore umano.

La risposta di Dio, nel racconto biblico, sorprende ogni lettore. Dio non presenta delle chiare spiegazioni riguardo al dolore, ma interroga Giobbe, cioè apre con lui un dialogo per portarlo ad una confessione di fede. Giobbe riconosce che Dio è amato non per dei benefici ottenuti, ma solo per amore. Il lettore biblico che vuole trovare la spiegazione del perché del soffrire umano, rimane deluso. Giobbe non è l´uomo che chiarisce, ma l´uomo che è in lotta con la propria esistenza e con Dio stesso. La sua fede è radicata nell´amore e la sua sofferenza non rende meno forte tale amore. Egli accetta di essere piccolo e di non poter capire tutto, ma lascia a Dio la sovranità sul proprio vivere.

Giobbe, l´uomo in rivolta! Le nostre continue domande sul perché vi sia la sofferenza o sul perché vi sia la morte non trovano risposte definitive, ma sono rimesse in movimento nel rapporto uomo/donna e Dio affinché giunga nell´umanità la vittoria su ogni male più che la spiegazione dell´origine del male. Per il cristiano questa vittoria è già giunta con l´opera di Gesù Cristo, il Salvatore, perché egli ha prodotto in noi la potenza dell´amore di Dio che è la resurrezione.

Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
G I U G N O


Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




Salmo della settimana: 12

Venerdì 25 Giugno

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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