26 Agosto 2019

News
percorso: Home > News > News

Gerusalemme città santa?

21-03-2018 19:11 - News
Gerusalemme, la città che chiamano "tre volte santa", è uno dei luoghi più esplosivi del mondo, come un concentrato di odio, collera e antagonismo

Nessuna città può pretendere di essere santa, né alcun luogo, né alcun popolo. Perché non vi è che la santità individuale, personale, spirituale. Dio, se esiste, ha dato un´anima a ciascuno di noi. Ma non ho letto da nessuna parte che abbia dato un´anima a una qualsiasi città. Come potrebbe una città essere santa? Si parla a volte dell´anima di un luogo. Ma non è che metafora o superstizione. Tanto vale adorare gli idoli o le reliquie.

Ama il tuo prossimo
Lo spirito del monoteismo è il contrario: "Adorerai un solo Dio" e Dio soltanto. Così come lo spirito dell´umanesimo: "È consentito adorare soltanto l´uomo", diceva Alain, e meglio ancora, aggiungerei io, amarlo come individuo (il prossimo, nella sua fragilità e concretezza) che adorarlo come astrazione (l´Uomo o l´umanità). "Amerai il prossimo tuo come te stesso". E chi vorrebbe adorare se stesso? Chi potrebbe adorare il suo prossimo, vale a dire chiunque? Fagli piuttosto del bene, quando puoi, come ne fai legittimamente a te stesso.

Il buon Samaritano
Rileggete la parabola del buon samaritano, sulla quale tutti possono essere d´accordo. I samaritani si distinguevano dai giudei in quanto rifiutavano la centralità religiosa di Gerusalemme: preferivano pregare in direzione del monte Garizim, che non è migliore né è da meno e conferma ciò che vi è di relativo e di casuale in questi dati di geografia religiosa o presunta sacra. Gesù, incontrando una samaritana, lo riconosce a modo suo. "I nostri padri hanno adorato su questo monte", gli dice lei, "e voi giudei dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare". E Gesù risponde: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre". A questo riguardo nessuno è tenuto a seguirlo, ma ognuno può meditarne la lezione. Ha poca importanza dove preghi o in quale direzione. Preoccupati piuttosto del contenuto della tua preghiera e ancora di più del tuo prossimo.

Non c´è una città santa. Ci sono invece città storiche, simboliche, che appartengono più di altre, o più preziosamente, a ciò che l´Unesco chiama "patrimonio mondiale dell´umanità". E ne vedo poche che possano pretendere di esserlo più di Gerusalemme. In Occidente vi aggiungerei senz´altro Atene: chiunque sa che queste due città sono come i due poli della nostra civiltà - l´una simbolo della Rivelazione ebraica e l´altra della Ragione greca - di cui l´impero romano compirà, dapprima mediante la spada, la difficile e sempre problematica sintesi. E di sicuro, se fossi obbligato a scegliere tra le due, non avrei esitazioni: il mio cuore e la mia mente opterebbero per l´Acropoli. Ma non c´è da scegliere ed è ciò che Roma, altra città presunta santa e storicamente decisiva, non smette di ricordarci.

Rivelazione e ragione
La Rivelazione non vieta di riflettere, né ce ne dispensa. La Ragione non vieta di credere, né basta a se stessa. E né l´una né l´altra prendono il posto dell´amore, della morale o della politica. Da qui nasce una continua tensione tra ciò che la ragione conosce, ciò che la fede o la fedeltà prescrive, ciò che la legge autorizza o vieta. Sono come tre organi, che non si possono confondere né ripiegare completamente l´uno sull´altro. È questo che la laicità ci ricorda e che Gerusalemme potrebbe simboleggiare: lo scarto irriducibile tra fede, ragione e diritto e allo stesso tempo la loro necessaria convivenza. Significa anche che la legge, a Gerusalemme come altrove, deve prevalere collettivamente. Che i cristiani preghino per la pace, in qualsiasi luogo lo facciano, è quello che ci auguriamo. Ma non sarà sufficiente a realizzarla. (da Monde des religions; trad. it. G. M. Schmitt)


Fonte: voceevangelica.ch

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 101

Domenica 25 Agosto
Beata la nazione il cui Dio è il Signore; beato il popolo ch’egli ha scelto per sua eredità ( Salmo 33,12)

Il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto (II Re 19,30)
Se la radice è santa, anche i rami sono santi (Romani 11,16)

Amici, se la radice del mandorlo torna a fiorire e germogliare, non è questo un segno che c’è ancora amore?
Schalom Ben-Chorin

Marco 12, 28-34; Romani 11, 25-32


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it