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Gerusalemme città santa?

21-03-2018 19:11 - News
Gerusalemme, la città che chiamano "tre volte santa", è uno dei luoghi più esplosivi del mondo, come un concentrato di odio, collera e antagonismo

Nessuna città può pretendere di essere santa, né alcun luogo, né alcun popolo. Perché non vi è che la santità individuale, personale, spirituale. Dio, se esiste, ha dato un´anima a ciascuno di noi. Ma non ho letto da nessuna parte che abbia dato un´anima a una qualsiasi città. Come potrebbe una città essere santa? Si parla a volte dell´anima di un luogo. Ma non è che metafora o superstizione. Tanto vale adorare gli idoli o le reliquie.

Ama il tuo prossimo
Lo spirito del monoteismo è il contrario: "Adorerai un solo Dio" e Dio soltanto. Così come lo spirito dell´umanesimo: "È consentito adorare soltanto l´uomo", diceva Alain, e meglio ancora, aggiungerei io, amarlo come individuo (il prossimo, nella sua fragilità e concretezza) che adorarlo come astrazione (l´Uomo o l´umanità). "Amerai il prossimo tuo come te stesso". E chi vorrebbe adorare se stesso? Chi potrebbe adorare il suo prossimo, vale a dire chiunque? Fagli piuttosto del bene, quando puoi, come ne fai legittimamente a te stesso.

Il buon Samaritano
Rileggete la parabola del buon samaritano, sulla quale tutti possono essere d´accordo. I samaritani si distinguevano dai giudei in quanto rifiutavano la centralità religiosa di Gerusalemme: preferivano pregare in direzione del monte Garizim, che non è migliore né è da meno e conferma ciò che vi è di relativo e di casuale in questi dati di geografia religiosa o presunta sacra. Gesù, incontrando una samaritana, lo riconosce a modo suo. "I nostri padri hanno adorato su questo monte", gli dice lei, "e voi giudei dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare". E Gesù risponde: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre". A questo riguardo nessuno è tenuto a seguirlo, ma ognuno può meditarne la lezione. Ha poca importanza dove preghi o in quale direzione. Preoccupati piuttosto del contenuto della tua preghiera e ancora di più del tuo prossimo.

Non c´è una città santa. Ci sono invece città storiche, simboliche, che appartengono più di altre, o più preziosamente, a ciò che l´Unesco chiama "patrimonio mondiale dell´umanità". E ne vedo poche che possano pretendere di esserlo più di Gerusalemme. In Occidente vi aggiungerei senz´altro Atene: chiunque sa che queste due città sono come i due poli della nostra civiltà - l´una simbolo della Rivelazione ebraica e l´altra della Ragione greca - di cui l´impero romano compirà, dapprima mediante la spada, la difficile e sempre problematica sintesi. E di sicuro, se fossi obbligato a scegliere tra le due, non avrei esitazioni: il mio cuore e la mia mente opterebbero per l´Acropoli. Ma non c´è da scegliere ed è ciò che Roma, altra città presunta santa e storicamente decisiva, non smette di ricordarci.

Rivelazione e ragione
La Rivelazione non vieta di riflettere, né ce ne dispensa. La Ragione non vieta di credere, né basta a se stessa. E né l´una né l´altra prendono il posto dell´amore, della morale o della politica. Da qui nasce una continua tensione tra ciò che la ragione conosce, ciò che la fede o la fedeltà prescrive, ciò che la legge autorizza o vieta. Sono come tre organi, che non si possono confondere né ripiegare completamente l´uno sull´altro. È questo che la laicità ci ricorda e che Gerusalemme potrebbe simboleggiare: lo scarto irriducibile tra fede, ragione e diritto e allo stesso tempo la loro necessaria convivenza. Significa anche che la legge, a Gerusalemme come altrove, deve prevalere collettivamente. Che i cristiani preghino per la pace, in qualsiasi luogo lo facciano, è quello che ci auguriamo. Ma non sarà sufficiente a realizzarla. (da Monde des religions; trad. it. G. M. Schmitt)


Fonte: voceevangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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