14 Agosto 2018
[]

News
percorso: Home > News > Ecumenismo

Germania divisa sull´eucaristia

24-07-2018 11:02 - Ecumenismo
Il confuso tentativo dei vescovi cattolici tedeschi di ammettere i protestanti alla comunione eucaristica

In Germania, se sei protestante e la persona che hai sposato è di confessione cattolica romana, potresti ricevere la comunione nella Chiesa cattolica insieme con il tuo coniuge. Ma potrebbe anche accadere che tu non sia affatto accolto alla mensa eucaristica.
Questa situazione confusa, creata da una proposta di cambiamento della tradizione secondo cui l´eucaristia cattolica era "solo per cattolici", vede il cattolicesimo tedesco dibattersi tra il desiderio della maggioranza di un allentamento delle regole - un´opinione apparentemente condivisa da papa Francesco - e i limiti al cambiamento nella Chiesa più grande del mondo.

Conservatori contro riformisti
A febbraio i vescovi cattolici tedeschi avevano approvato un sussidio pastorale destinato a orientare i sacerdoti in merito all´amministrazione della comunione cattolica ai protestanti partecipanti alla messa. Quel testo, che segnalava una certa apertura, ha scatenato una discussione animata tra riformisti e conservatori e prodotto sorprendenti dietrofront da parte del Vaticano.
Nel frattempo alcune diocesi tedesche hanno dato spazio, sui loro siti web ufficiali, alle nuove direttive in materia di intercomunione. Altre hanno pubblicato a malapena un breve accenno al riguardo. Mentre nella Chiesa cattolica tedesca prosegue il dibattito, esacerbato dai segnali contrastanti provenienti dal Vaticano.

Prassi di accoglienza
La discussione sull´ospitalità eucaristica, poco presente in altri paesi, è un tema molto sentito in Germania, dove i cristiani sono divisi quasi equamente tra cattolici e protestanti e molti matrimoni sono confessionalmente misti.
A onor del vero, molti protestanti tedeschi ricevono già la comunione con il coniuge di confessione cattolica, spesso con il consenso del sacerdote. Lo fanno tuttavia in modo discreto, perché il Vaticano sembrava finora contrario a questa prassi e perché molti ecclesiastici temono che tollerare ufficialmente singole eccezioni potrebbe portare a un cambiamento dottrinale.
"Apparentemente i principi ecumenici del cattolicesimo e la loro comprensione inclusiva della Chiesa [...] sono ancora estranei ad alcune persone mezzo secolo dopo il Concilio Vaticano secondo", ha lamentato il vescovo Gerhard Feige, delegato della conferenza episcopale per le relazioni ecumeniche e coautore del sussidio pastorale.

Vescovi contrari all´ospitalità
Nell´interpretazione del diritto canonico cattolico papa Francesco ha adottato un approccio più flessibile rispetto ai suoi predecessori e ha fatto del miglioramento delle relazioni con altri cristiani una priorità del suo pontificato.
Ritenendo che fosse il momento giusto per affrontare la questione, la Conferenza episcopale tedesca - guidata dal cardinale di Monaco Reinhard Marx, un alto consigliere del papa - ha redatto una "guida pastorale" di 38 pagine allo scopo di aiutare i sacerdoti a indicare una soluzione alle coppie miste. Il coniuge protestante, si afferma nel testo, deve condividere la comprensione cattolica della presenza reale di Gesù Cristo nell´eucaristia e provare una "grave angoscia spirituale" per il fatto di esserne escluso. A febbraio la maggioranza dei vescovi presenti - 47 su 60 - ha votato per la pubblicazione del documento, intitolato "Camminare con Cristo - sulle orme dell´unità. Matrimoni misti e partecipazione comune all´Eucaristia". Ma un mese più tardi, sette vescovi dissenzienti, guidati dal cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki, hanno chiesto al Vaticano di stabilire se il sussidio violasse o meno la dottrina cattolica e l´unità della Chiesa universale.

Ripensamenti vaticani
In una lettera del 10 aprile, funzionari del Vaticano hanno chiesto ai vescovi tedeschi di non pubblicare il documento, perlomeno non subito, e hanno convocato a Roma Marx, Woelki e altri quattro vescovi per un incontro a porte chiuse.
Il 3 maggio, i funzionari hanno detto loro che secondo il papa il documento non era "ancora maturo per essere pubblicato" e voleva che trovassero un accordo "possibilmente unanime".
Alla fine di maggio il Vaticano ha ribadito i dubbi del papa riguardo alla pubblicazione del documento in una lettera personale a Marx su cui i media conservatori cattolici sono riusciti a mettere le mani prima ancora che arrivasse al cardinale. Roma sembrava improvvisamente fare dietrofront sui cambiamenti e deludere le speranze suscitate dal sussidio. "Molte persone sono davvero deluse - ha scritto il vescovo Feige - e i danni che ne sono derivati sono incalcolabili. Sono state riaperte vecchie ferite, amarezza e rassegnazione stanno dilagando".

Francesco, il diritto canonico e la Curia
Parlando di "una guerra civile sotterranea" tra i riformisti e i conservatori nella Chiesa, Marco Politi, esperto vaticanista italo-tedesco, ha detto al settimanale di Amburgo "Die Zeit": "La Conferenza episcopale tedesca può avere una maggioranza progressista, ma la Chiesa mondiale no". La Chiesa mondiale e la curia, ha detto, stanno "frenando".
Papa Francesco ha infine parlato della questione, il 21 giugno, sul volo di ritorno a Roma dopo la giornata trascorsa in visita presso il Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra. "Forse non c´è stata un´informazione giusta nei momenti giusti, c´è un po´ di confusione", ha ammesso parlando con i giornalisti. Il diritto canonico cattolico - ha proseguito -, ha sempre concesso l´intercomunione in casi speciali e i vescovi possono decidere se i non cattolici nella loro diocesi possono riceverla. Il problema era che i tedeschi volevano pubblicare il documento a nome della Conferenza episcopale nazionale, una procedura che il codice non ammette. "Perché? Perché una cosa approvata in una Conferenza episcopale, subito diventa universale", ha detto Francesco.
Con quella spiegazione i vescovi tedeschi si sono incontrati di nuovo a fine giugno e hanno deciso di pubblicare il sussidio come testo non ufficiale per aiutare singoli vescovi diocesani a decidere come gestire la questione.

Vescovi in ordine sparso
Lasciati a decidere da soli come affrontare la situazione, alcuni vescovi hanno accolto calorosamente le nuove linee guida. "Coppie e famiglie interconfessionali ci stanno a cuore, così come l´ecumenismo", ha detto l´arcivescovo di Paderborn Hans-Josef Becker. Nella vicina Münster la diocesi ha invece deciso di attendere l´autunno per prendere una decisione. L´arcivescovo di Bamberga Ludwig Schick, uno dei sette vescovi che si erano lamentati con il Vaticano, ha detto che la sua diocesi seguirà le linee guida, ma ha lasciato intendere che le interpreterà in modo rigoroso.
Nel frattempo le Chiese protestanti della Germania - la maggior parte delle quali ammette alla Cena del Signore tutti i cristiani - hanno mantenuto un discreto silenzio sulla disputa cattolica, palesando un certo imbarazzo. Il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente della Chiesa evangelica in Germania (EKD), ha tenuto a sottolineare che papa Francesco ha detto che le linee guida tedesche "non sono un freno" a una intensificazione della cooperazione tra i cristiani. E tuttavia gli entusiasmi ecumenici emersi nel corso delle celebrazioni dei 500 anni della Riforma sembrano allontanarsi. (RNS; trad. it. G. M. Schmitt; adat. Paolo Tognina)


Fonte: Voceevangelica.ch

Eventi

[<<] [Agosto 2018] [>>]
LMMGVSD
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 14 AGOSTO:

Solo in Dio trova riposo l´anima mia; da lui proviene la mia salvezza (Salmo 62,1)

Dice Gesù: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell´età presente» (Matteo 28,20)

Talvolta mi fermo un attimo, in mezzo alla confusione del giorno, chiudo i miei occhi e le mie orecchie e sono felice per un momento. Non sono sola, tu ci sei, mio Dio! In mezzo a tutto.

Christa Weiss

I Samuele 17,38-51; Giovanni 10,22-30

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

Foto gallery

[]

[Realizzazione siti web www.sitoper.it]
close
Richiedi il prodotto
Inserisci il tuo indirizzo email per essere avvisato quando il prodotto tornerà disponibile.



Richiesta disponibilità inviata
Richiesta disponibilità non inviata