23 Agosto 2019

News

GIOVANNI 15,1.5 di Salvatore Ricciardi

09-05-2014 20:37 - Bibbia e attualità

«Gesù dice: IO SONO la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo... IO SONO la vite, voi siete i tralci.»

Con questa immagine, Gesù sottolinea ad un tempo la sua dipendenza dal Padre e il suo legame profondo con i discepoli.
Gesù usa l´immagine della vite e del vignaiolo per dire che questi è padrone di fare della vite ciò che più gli conviene, senza che la vite si opponga o si sottragga. Ma non si può spingere troppo in là il paragone, perché se Gesù fa la volontà del Padre, la fa non come rassegnato e impotente di fronte a un destino insondabile, ma in una sottomissione piena e consapevole.

E usa l´immagine della vite e dei tralci per dire del legame profondo con cui unisce a sé i discepoli. Come la linfa scorre dalla vite nei tralci vivificandoli e facendo sì che essi portino frutto, così l´amore di Cristo fluisce nei discepoli, diventa in loro forza vitale e fruttificante. Non c´è nulla che i discepoli, tanto come singoli quanto come chiesa, possano realizzare, se non v´è e se non è solido, stabile e durevole il legame col Cristo.

Questo passo non va letto in chiave "mistica", fantasticando di profondi e gratificanti legami della propria anima con il Signore, librandosi al di sopra delle "miserie terrene". Queste parole di Gesù aprono i cosiddetti "discorsi di addio", con i quali egli prepara i discepoli alla separazione da lui e all´attesa di "un altro" consolatore. Questo passo va letto dal punto di vista del discepolato, e delle asperità e dei momenti anche dolorosi che esso può implicare. Non per nulla, quasi tra le pieghe del discorso, Gesù accenna alla possibilità che qualche tralcio non dia frutto, si sottragga cioè alla sua vocazione. E non per nulla sottolinea che i tralci che danno frutto vengono potati perché ne diano di più. In altri termini: la fede si affina nell´ubbidienza e nelle difficoltà. È, in fin dei conti, un invito alla sequela, con l´avviso che si tratta di un cammino che implica la croce.

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Venerdì 23 Agosto

A te, Signore, la grandezza, la potenza e la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo. (I Cronache 29,11)
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono (Apocalisse 4,11)

Tu sei più d’ogni cosa / Come è possibile cantarti? / Potrà mai la parola celebrarti, se nessuna voce può esprimerti?/ Ogni cosa parla diTe / Ciò che ha voce e ciò che non ha voce / Ogni cosa onora Te / Ciò che ha intelletto e ciò che non ha intelletto / A Te si innalzano i desideri di tutti / A Te le sofferenze di tutti / Tutto il creato supplica Te / quanto comprende il Tuo universo / a Te eleva un inno silenzioso
Gregorio di Nazianzio

Geremia 1, 11-19; Matteo 11, 20-24


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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