11 Luglio 2020
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GESÙ NUTRIMENTO PER TUTTI (LUCA 9, 10–17)

31-07-2016 08:43 - TEMPO DELLO SPIRITO
Gli apostoli ritornarono e raccontarono a Gesù tutte le cose che avevano fatte; ed egli li prese con sé e si ritirò in disparte verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono; ed egli li accolse e parlava loro del regno di Dio, e guariva quelli che avevano bisogno di guarigione.
Or il giorno cominciava a declinare; e i dodici, avvicinatisi, gli dissero: «Lascia andare la folla, perché se ne vada per i villaggi e per le campagne vicine per trovarvi cena e alloggio, perché qui siamo in un luogo deserto». Ma egli rispose: «Date loro voi da mangiare». Ed essi obiettarono: «Noi non abbiamo altro che cinque pani e due pesci; a meno che non andiamo noi a comprare dei viveri per tutta questa gente». Perché c´erano cinquemila uomini. Ed egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di una cinquantina». E così li fecero accomodare tutti. Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò lo sguardo al cielo e li benedisse, li spezzò e li diede ai suoi discepoli perché li distribuissero alla gente. Tutti mangiarono a sazietà e dei pezzi avanzati si portarono via dodici ceste. (Luca 9, 10-17)


Gesù aveva inviato i discepoli per un giro di prova – come possiamo apprendere dalla lettura che precede il nostro racconto. Avevano il compito di annunziare il Regno e guarire i malati.
Ora di ritorno vorrebbero riferire a Gesù la loro esperienza fatta. Bruciano dalla voglia di poter raccontare tutto ciò che era loro successo.
Sopraggiunge però la folla, nonostante il loro ritiro in disparte un po´ fuori mano.
Gesù si sta occupando della folla, sta annunziando il Regno e guarendo i malati.
I discepoli stanno sulle spine, avrebbero tante cose da raccontare.
Si sta facendo sera e i discepoli sono sempre più agitati e impazienti.
Nessuno si accorge che è tardi e sarebbe ora di tornarsene a casa, pensano i discepoli.
Si avvicinano a Gesù per mandar via la gente. Gesù – invece di licenziare la folla – dice loro: "Date loro voi da mangiare".
"Ma che dici mai, basta a malapena per noi, 5 pani e 2 pesci e poi a quest´ora dove si potrebbe organizzare qualcosa?"
Sono sorpresi e preoccupati per la loro miseria e per la loro impotenza.
Un´altra sera senza niente da mangiare!
"Date loro voi da mangiare"!
Gesù ha mandato i discepoli in mezzo alla gente che ha fame e sete di pane, di giustizia, di salute. Li ha inviati in missione per annunziare: liberazione – gioia – perdono – amore – grazia –speranza e pace.
I discepoli sono in ansia per l´insufficienza, per l´ignoranza e per la loro impotenza.
Sembra poco promettente, con cinque pani e due pesci.
E poi succede, nessuno sa come, dopo la benedizione del cibo di Gesù, che tutti mangiano a sazietà. Che miracolo!
I primi cristiani si sono riuniti per spezzare il pane insieme, come ricordo di Gesù Cristo. Questo miracolo della nutrizione è raccontato dai quattro evangelisti in ben sei versioni.
Mai come nello spezzare il pane nella comunione fraterna, essi sentono la presenza di Gesù Cristo il risorto e vivono il ricordo della sazietà nel miracolo della condivisione. Gesù sazia tutti. Si sentono accolti, rispettati, ascoltati, amati e benvenuti. È Gesù che invita, è lui che sazia tutti. Gesù ha operato salvezza e risurrezione guarendo e nutrendo a sazietà aprendo al Regno di Dio.
E così dice anche a noi oggi: "Date loro voi da mangiare".
Ci chiama al servizio per superare le nostre paure, la nostra preoccupazione, il nostro egoismo. Ci ricorda di fidare in Dio in tutto ciò che facciamo e ci incoraggia all´ospitalità e all´accoglienza.
Che lo Spirito del Signore ci apra la mente, il cuore per farlo.

Fonte: Voce Evangelica

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Sabato 11 luglio

Il Signore darà forza al suo popolo (Salmo 29,11)
Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù (Atti degli apostoli 4,13)

Il signore Gesù, mentre esteriormente appariva uomo umile, inerme, debole, disprezzato, interiormente era ricco di sapienza tanto grande che il mondo intero difficilmente poteva comprenderla. E quando cominciò a diffondere per tutta la terra la sua virtù divina, subito trasformò miracolosamente nella propria natura ogni genere di uomini: la sua linfa spirituale infusa in tutti i cristiani li trasformò in ciò che è egli stesso. Facendosi uomo nascosto nel mondo come il fermento nella massa di farina, ha fatto sì che ognuno che si unisce al lievito del Cristo divenga egli stesso lievito per il bene proprio e di tutti, acquisti la certezza della propria salvezza e sia scuro di conquistare gli altri.
Massimo di Torino

Giona 4, 1-11; I Re 18,25-46




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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