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Francesco: «Le intenzioni di Lutero non erano sbagliate»

28-06-2016 08:32 - News
«Credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate. Era un riformatore». Sono parole di papa Francesco dette nel volo di ritorno da Yerevan, capitale dell´Armenia

«Forse i metodi erano sbagliati. Ma la Chiesa non era modello da imitare: c´erano corruzione, mondanità, lotte di potere. Lui (Lutero, ndr) ha contestato. E ha fatto un passo avanti per criticarla. Poi si è trovato che non era più solo». Queste le parole che papa Francesco ha detto in aereo di ritorno da Yerevan, capitale dell´Armenia, in risposta alla domanda di un giornalista relativa al viaggio che il papa compirà a Lund in Svezia, per i 500 anni della Riforma protestante.

«Calvino e i principi tedeschi volevano lo scisma, ha proseguito Francesco –Dobbiamo metterci nella storia di allora, non facile da capire. Oggi cerchiamo di riprendere la strada per ritrovarci dopo 500 anni. Pregare insieme, lavorare insieme per i poveri. Ma questo non basta. Il giorno dell´unità piena, dice qualcuno, sarà il giorno dopo la venuta del Figlio dell´Uomo. Intanto dobbiamo pregare, dialogare e lavorare insieme per tante cose come combattere contro lo sfruttamento delle persone. Sul piano teologico, infine, con i luterani siamo d´accordo sul tema della Giustificazione. Il documento congiunto su questo tema è uno dei più chiari. I fratelli – ha quindi concluso il Papa – si rispettano e si amano».

Abbiamo raccolto due dichiarazioni, quella del teologo Fulvio Ferrario, decano della facoltà valdese di teologia e del professor Paolo Ricca, teologo valdese.

«Il papa esprime concetti interessanti e che complessivamente riceviamo con piacere – ha dichiarato a Riforma.it il pastore Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma –. Il papa ha parlato "a braccio" in volo di ritorno da Yerevan rispondendo ad una delle tante domande fatte dai giornalisti presenti; dunque queste dichiarazioni non devono essere assunte come tesi dottrinali. Esse certamente si collocano in continuità con il pensiero e l´operato di papa Francesco. Andando per punti – prosegue Ferrario – gli apprezzamenti nei confronti di Lutero e della Riforma vanno inseriti e collocati in una serie di prese di posizione esplicite del pontefice rese note in questi anni e delle quali ci rallegriamo. Altre esternazioni non appaiono chiarissime (ad esempio: "Calvino voleva lo scisma"). Anche per quanto riguarda le prospettive, si può solo essere d´accordo. Quando poi Francesco afferma che "la piena unità tra cattolici e riformati avverrà solamente quanto tornerà il Signore" – ha concluso Ferrario –, è forse necessario intendersi. Può darsi che il pontefice pensasse a una chiesa unica e questa, effettivamente, non è alle viste e, quando tornerà il Signore, non sarà nemmeno necessaria. Si può invece pensare alla piena comunione, intorno alla Parola di Dio e alla cena del Signore, di chiese che restano diverse, ognuna con I propri carismi che arricchiscono la fraternità e la sororità ecumeniche».

Il professor Paolo Ricca individua quattro affermazioni positive e tre molto discutibili: «per non dover dire che non corrispondono alla realtà storica». «La prima – spiega Ricca – Lutero era un riformatore. Dunque non era un ribelle, non era un eretico, non era uno scismatico. Se si colloca Lutero nella galleria dei riformatori, lo si colloca nel posto giusto. Seconda affermazione positiva: "I fratelli si rispettano e si amano"; rispettare un fratello vuol dire che rispetti le ragioni della sua diversità, sull´amore non vi è nulla da ribadire. La terza affermazione positiva: l´accenno all´accordo sulla giustificazione. Un accordo oggettivamente importante, anche se bisognerebbe riconoscere, e non saprei dire se il papa ne è a conoscenza o meno, che non ha prodotto purtroppo nulla di significativo nei rapporti tra la chiesa cattolica e quella luterana. Tutto è rimasto come prima. Sembra essere un paradosso produrre un accordo su ciò che per i luterani è il cuore dell´evangelo, ossia la dottrina della Giustificazione, mentre nel sistema cattolico la Giustificazione non occupa affatto quel posto centrale che occupa nell´universo teologico luterano. Però il fatto che il papa ne abbia fatto accenno, dunque di averla menzionata come importante, è un fatto positivo. L´ultima affermazione è che l´unità non è ancora possibile: l´unità piena, sostiene Francesco, può essere molto lontana addirittura dopo il ritorno di Cristo ma questo non impedisce di dialogare e pregare insieme». «Le tre affermazioni discutibili che non corrispondono alla realtà storica – prosegue Ricca – riguardano la Riforma, in primis sui "metodi sbagliati". La Riforma è partita proprio con il metodo del dialogo teologico. Le 95 tesi di Lutero erano offerte alla discussione pubblica, per un dibattito che poi non c´è stato ma che sarebbe invece dovuto avvenire, nelle intenzioni. Non è mai avvenuto perché alle tesi sono state contrapposte le polemiche e non la discussione entrando nel merito delle proposte. Il metodo invece era proprio il dialogo teologico, l´unico possibile, dunque non lo si può oggi definire sbagliato. La seconda cosa che non corrisponde alla realtà è dire che la "chiesa non era esemplare, corruzione, mondanità, lotta di potere", certo c´era anche questo ma non è il punto e non è mai stato questo. Il punto vero su cui ha fatto perno la Riforma protestante non era un problema morale ma teologico. Se non si capisce questo si fraintende fatalmente la Riforma in quanto tale. Il tema delle 95 tesi era la vera penitenza cristiana: che cosa vuol dire pentimento. La terza affermazione che non corrisponde affatto alla realtà storica è quella su Calvino e i Principi tedeschi che volevano lo scisma. Niente affatto. Una minoranza dei Principi tedeschi ha firmato e sottoscritto – la maggioranza stava con l´Imperatore e dunque con la religione tradizionale – la confessione augustana del 1530 per chiedere una unità differenziata all´interno dell´Impero. Dunque nessuno scisma. Per non parlare del citato Calvino lontano da quei fatti, come dimostra la storia».

Fonte: Riforma.it
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Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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