26 Luglio 2021
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Frammenti di Teologia: Donne nel ministero della predicazione: spunti storici

25-02-2017 10:00 - Bibbia e attualità
Lothar Vogel, docente di Storia del Cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia di Roma

Nel primo semestre dell´anno accademico 2016/17, il corso seminariale di storia del cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia è stato dedicato all´apertura del ministero ecclesiastico alle donne nelle chiese evangeliche.

Già nell´unità dei Fratelli boemi del XV secolo è documentato un anzianato responsabile per la cura d´anime a seconda del sesso, «affinché ogni singola persona sia ascoltata dai suoi anziani preposti nel Signore Cristo, i fratelli da fratelli e le sorelle da sorelle»1. Questo modello avrà un impatto diretto sull´Unità dei Fratelli moravi costituita nel XVIII dal conte Nikolaus Ludwig von Zinzendorf e, grazie alla sua mediazione, sul metodismo wesleyano.

Nella Riforma del XVI secolo, l´abolizione dell´idea specificamente sacerdotale del ministero comporta qualche apertura verso la predicazione delle donne, che resta, però, in buona parte teorica. È paradigmatica la posizione di Martin Lutero, secondo cui lo Spirito elegge alla predicazione esclusivamente degli uomini – affermazione relativizzata con le parole «tranne in casi di emergenza»2. Sulla sua scia, l´argomento dell´«emergenza» sarà utilizzato fino al XX secolo per giustificare la predicazione delle donne.

Già il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli, però, rapportò criticamente l´intimazione paolina che la donna dovesse tacere nell´assemblea (I Cor 14,34) alla I Cor 11,5 (la donna che parla in assemblea deve indossare un velo), sostenendo che in realtà quest´ultimo versetto documentasse la predicazione pubblica di donne ai tempi degli apostoli3.

Una prassi di predicazione femminile è documentata nelle chiese nate dalla Riforma nel pietismo radicale (con le profetesse ispirate), nel metodismo e poi, nel XIX secolo, in diverse denominazioni degli Stati Uniti. Nelle chiese protestanti continentali costituite in enti morali un´apertura del pastorato alle donne avviene soltanto nel XX secolo, contestualmente al declino del ministero della diaconessa, concepito nel XIX secolo come ministero specificamente femminile.

In linea di massima, nelle chiese protestanti tedesche, francesi, svizzere e italiane, quest´apertura si verifica in maniera sincronica. Negli anni ´20 si procede alla creazione di un ministero di teologa "vicaria" oppure "aiutante", al quale la candidata, laureata in teologia, fu introdotta mediante una consacrazione che le consentì la predicazione pubblica (a volte limitata a determinate sedi e senza autorizzazione all´amministrazione dei sacramenti), imponendole il celibato. L´ammissione regolare delle donne al pastorato avviene poi tra gli anni ´40 e ´70. Senza dubbio, questo sviluppo rispecchia trasformazioni sociali e mentali a larga scala.

Chi per questo motivo considera l´apertura del pastorato alle donne come una resa allo "spirito del tempo" deve però fare i conti con l´obiezione di difendere da parte sua lo "spirito del tempo precedente".


Note:

1 Accordo dei Fratelli boemi nella montagna di Rychnov, 1464, ed. in Amedeo Molnár, Českobratrská výchova před Komenským, 1956, pp. 47-52
2 WA, vol. 50, 633
3 cfr. John Lee Thompson, Calvin and the Daughters of Sarah. Women in Regular and Exceptional Roles in the Exegesis of Calvin, His Predecessors and His Contemporaries, 1992, p. 195


Fonte: chiesavaldese.org
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Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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