23 Agosto 2019

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Frammenti di Teologia: Donne nel ministero della predicazione: spunti storici

25-02-2017 10:00 - Bibbia e attualità
Lothar Vogel, docente di Storia del Cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia di Roma

Nel primo semestre dell´anno accademico 2016/17, il corso seminariale di storia del cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia è stato dedicato all´apertura del ministero ecclesiastico alle donne nelle chiese evangeliche.

Già nell´unità dei Fratelli boemi del XV secolo è documentato un anzianato responsabile per la cura d´anime a seconda del sesso, «affinché ogni singola persona sia ascoltata dai suoi anziani preposti nel Signore Cristo, i fratelli da fratelli e le sorelle da sorelle»1. Questo modello avrà un impatto diretto sull´Unità dei Fratelli moravi costituita nel XVIII dal conte Nikolaus Ludwig von Zinzendorf e, grazie alla sua mediazione, sul metodismo wesleyano.

Nella Riforma del XVI secolo, l´abolizione dell´idea specificamente sacerdotale del ministero comporta qualche apertura verso la predicazione delle donne, che resta, però, in buona parte teorica. È paradigmatica la posizione di Martin Lutero, secondo cui lo Spirito elegge alla predicazione esclusivamente degli uomini – affermazione relativizzata con le parole «tranne in casi di emergenza»2. Sulla sua scia, l´argomento dell´«emergenza» sarà utilizzato fino al XX secolo per giustificare la predicazione delle donne.

Già il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli, però, rapportò criticamente l´intimazione paolina che la donna dovesse tacere nell´assemblea (I Cor 14,34) alla I Cor 11,5 (la donna che parla in assemblea deve indossare un velo), sostenendo che in realtà quest´ultimo versetto documentasse la predicazione pubblica di donne ai tempi degli apostoli3.

Una prassi di predicazione femminile è documentata nelle chiese nate dalla Riforma nel pietismo radicale (con le profetesse ispirate), nel metodismo e poi, nel XIX secolo, in diverse denominazioni degli Stati Uniti. Nelle chiese protestanti continentali costituite in enti morali un´apertura del pastorato alle donne avviene soltanto nel XX secolo, contestualmente al declino del ministero della diaconessa, concepito nel XIX secolo come ministero specificamente femminile.

In linea di massima, nelle chiese protestanti tedesche, francesi, svizzere e italiane, quest´apertura si verifica in maniera sincronica. Negli anni ´20 si procede alla creazione di un ministero di teologa "vicaria" oppure "aiutante", al quale la candidata, laureata in teologia, fu introdotta mediante una consacrazione che le consentì la predicazione pubblica (a volte limitata a determinate sedi e senza autorizzazione all´amministrazione dei sacramenti), imponendole il celibato. L´ammissione regolare delle donne al pastorato avviene poi tra gli anni ´40 e ´70. Senza dubbio, questo sviluppo rispecchia trasformazioni sociali e mentali a larga scala.

Chi per questo motivo considera l´apertura del pastorato alle donne come una resa allo "spirito del tempo" deve però fare i conti con l´obiezione di difendere da parte sua lo "spirito del tempo precedente".


Note:

1 Accordo dei Fratelli boemi nella montagna di Rychnov, 1464, ed. in Amedeo Molnár, Českobratrská výchova před Komenským, 1956, pp. 47-52
2 WA, vol. 50, 633
3 cfr. John Lee Thompson, Calvin and the Daughters of Sarah. Women in Regular and Exceptional Roles in the Exegesis of Calvin, His Predecessors and His Contemporaries, 1992, p. 195


Fonte: chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Venerdì 23 Agosto

A te, Signore, la grandezza, la potenza e la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo. (I Cronache 29,11)
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono (Apocalisse 4,11)

Tu sei più d’ogni cosa / Come è possibile cantarti? / Potrà mai la parola celebrarti, se nessuna voce può esprimerti?/ Ogni cosa parla diTe / Ciò che ha voce e ciò che non ha voce / Ogni cosa onora Te / Ciò che ha intelletto e ciò che non ha intelletto / A Te si innalzano i desideri di tutti / A Te le sofferenze di tutti / Tutto il creato supplica Te / quanto comprende il Tuo universo / a Te eleva un inno silenzioso
Gregorio di Nazianzio

Geremia 1, 11-19; Matteo 11, 20-24


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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