29 Settembre 2020
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Frammenti di Teologia: Donne nel ministero della predicazione: spunti storici

25-02-2017 10:00 - Bibbia e attualità
Lothar Vogel, docente di Storia del Cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia di Roma

Nel primo semestre dell´anno accademico 2016/17, il corso seminariale di storia del cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia è stato dedicato all´apertura del ministero ecclesiastico alle donne nelle chiese evangeliche.

Già nell´unità dei Fratelli boemi del XV secolo è documentato un anzianato responsabile per la cura d´anime a seconda del sesso, «affinché ogni singola persona sia ascoltata dai suoi anziani preposti nel Signore Cristo, i fratelli da fratelli e le sorelle da sorelle»1. Questo modello avrà un impatto diretto sull´Unità dei Fratelli moravi costituita nel XVIII dal conte Nikolaus Ludwig von Zinzendorf e, grazie alla sua mediazione, sul metodismo wesleyano.

Nella Riforma del XVI secolo, l´abolizione dell´idea specificamente sacerdotale del ministero comporta qualche apertura verso la predicazione delle donne, che resta, però, in buona parte teorica. È paradigmatica la posizione di Martin Lutero, secondo cui lo Spirito elegge alla predicazione esclusivamente degli uomini – affermazione relativizzata con le parole «tranne in casi di emergenza»2. Sulla sua scia, l´argomento dell´«emergenza» sarà utilizzato fino al XX secolo per giustificare la predicazione delle donne.

Già il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli, però, rapportò criticamente l´intimazione paolina che la donna dovesse tacere nell´assemblea (I Cor 14,34) alla I Cor 11,5 (la donna che parla in assemblea deve indossare un velo), sostenendo che in realtà quest´ultimo versetto documentasse la predicazione pubblica di donne ai tempi degli apostoli3.

Una prassi di predicazione femminile è documentata nelle chiese nate dalla Riforma nel pietismo radicale (con le profetesse ispirate), nel metodismo e poi, nel XIX secolo, in diverse denominazioni degli Stati Uniti. Nelle chiese protestanti continentali costituite in enti morali un´apertura del pastorato alle donne avviene soltanto nel XX secolo, contestualmente al declino del ministero della diaconessa, concepito nel XIX secolo come ministero specificamente femminile.

In linea di massima, nelle chiese protestanti tedesche, francesi, svizzere e italiane, quest´apertura si verifica in maniera sincronica. Negli anni ´20 si procede alla creazione di un ministero di teologa "vicaria" oppure "aiutante", al quale la candidata, laureata in teologia, fu introdotta mediante una consacrazione che le consentì la predicazione pubblica (a volte limitata a determinate sedi e senza autorizzazione all´amministrazione dei sacramenti), imponendole il celibato. L´ammissione regolare delle donne al pastorato avviene poi tra gli anni ´40 e ´70. Senza dubbio, questo sviluppo rispecchia trasformazioni sociali e mentali a larga scala.

Chi per questo motivo considera l´apertura del pastorato alle donne come una resa allo "spirito del tempo" deve però fare i conti con l´obiezione di difendere da parte sua lo "spirito del tempo precedente".


Note:

1 Accordo dei Fratelli boemi nella montagna di Rychnov, 1464, ed. in Amedeo Molnár, Českobratrská výchova před Komenským, 1956, pp. 47-52
2 WA, vol. 50, 633
3 cfr. John Lee Thompson, Calvin and the Daughters of Sarah. Women in Regular and Exceptional Roles in the Exegesis of Calvin, His Predecessors and His Contemporaries, 1992, p. 195


Fonte: chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Lunedì 28 Settembre

Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere» (Ecclesiaste 12,3)
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe», Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere» (Giovanni 1,45-46)

O Dio, Creatore e Signore dell’universo, anima del mondo e fonte della vita, ti lodiamo e ti ringraziamo per tutto ciò che esiste. Tutto è un segno della tua grandezza, della tua potenza, di una genialità che l’uomo può solo completare stupito. Veramente, Signore, tutto è molto bello e noi ci sentiamo avvolti nel mistero infinito della tua presenza.
Sergio Carrarini

Romani 6, 16-23; II Corinzi 10, 12-18




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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