21 Ottobre 2020
News

Figure di Natale: Giovanni Battista

24-01-2014 09:38 - Bibbia e attualità
di Klaus Langeneck

«"Colui che ha la sposa è lo sposo, ma l´amico dello sposo, che è presente e l´ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca."» Giovanni 3,29-30 (Giovanni 3,22 - 30)
Beato chi ha un amico di questo genere! Un amico che si rallegra della fortuna dell´altro, che guarda senza invidia la felicità dell´altro, anzi, considera il bene e il successo dell´altro più importante del proprio avvenire. Sono rari amici di questo genere.
Giovanni Battista, secondo le parole dell´Evangelista, non pretende di essere lui lo sposo, il protagonista della festa della salvezza; la sua gioia è completa nel suo ruolo di amico e testimone dello sposo. In questo modo Giovanni ci viene presentato come modello del credente: la nostra massima aspirazione nella relazione con Gesù Cristo è poter essere il suo amico e testimone, e poco importa, che noi diminuiamo, se attraverso la nostra vita e la nostra fede Gesù Cristo cresce.

Ma c´è di più: Giovanni con la sua testimonianza anticipa quello che Gesù stesso ha cercato di insegnare ai suoi discepoli, quando egli stesso, il protagonista della festa, ha lavato i piedi ai suoi ospiti nell´ultima cena (Giovanni 13). L´amore è sperimentare una gioia completa, senza ombra di nessun tipo, vivendo e spendendosi, affinché l´altro cresca. Gesù Cristo stesso ha dato la sua vita, ha accettato di diminuire fino alla morte sulla croce, affinché noi potessimo crescere in verità e in amore, affinché così la sua gioia fosse completa e gioia condivisa con i suoi amici.

Fonte: ChiesaValdese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Mercoledì 21 Ottobre

Un angelo toccò Elia, e gli disse: «Alzati e mangia» Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio (I Re 19, 5-8)
Noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi (II Corinzi 4, 7)

Anche a noi capita di essere stanchi e scoraggiati nella nostra fede. Ci accade di avere la sensazione che tutto sia grigio, che più nulla serva a qualcosa. Ci accade di divenire preda di una stanchezza immensa. In questi momenti, abbiamo voglia di smettere di camminare, di coricarci e aspettare, di lasciarci andare all’indifferenza, alla passività, alla pigrizia. Ma a volte ci capita anche di ricevere la visita di un angelo: nella parola di un amico che ci tocca e ci smuove, in un dono, una buona notizia, un’attenzione ricevuta, un versetto biblico che ci raggiunge e ci parla. Allora, è come se una luce rischiarasse la nostra notte, come se anche a noi fosse rivolta questa parola: «Alzati e mangia, perché il cammino sarà molto lungo per te»
Antoine Nouis
Luca 13, 10-17; Geremia 19, 1,13


Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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