07 Maggio 2021
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Fidel Castro e lo spirito ribelle della Riforma

29-11-2016 10:42 - News
Nel celebre discorso "La storia mi assolverà" dell´allora giovane rivoluzionario cubano sono numerose le citazioni di autori e teologi protestanti

«Naïf ma non necessariamente comunista». Delle due l´una: o Richard Nixon non aveva fiuto politico (e le alterne vicende successive potrebbero anche corroborare l´ipotesi) o Fidel Castro non doveva avergli fatto l´impressione di un tirannico oppressore. E pensare che l´allora vice presidente degli Stati Uniti d´America, siamo nel 1959, aveva una solida formazione puritana, quacchera per la precisione, per cui quel giovane con il barbone doveva parergli un alieno.

Saranno prima gli espropri forzosi ai danni delle grandi aziende statunitensi, che sull´isola avevano goduto per anni di regimi fiscali più che agevolati, e subito dopo la decisione di acquistare il petrolio dall´Unione Sovietica, a avvicinare l´Havana a Mosca, Castro a Krusciov. Il suggello definitivo verrà apposto nell´aprile del 1961, la data della disastrosa Baia dei Porci, il fallito tentativo di deporre il Lider Maximo da parte di un migliaio di dissidenti finanziati e addestrati dalla Cia. Dopo allora fu l´embargo, fu la crisi dei missili dell´Urss installati a Cuba. Una via era tracciata e come richiesto sarà la storia a giudicarla.

Nel celebre discorso in cui Castro pronuncia la ancor più celebre richiesta di giudizio storico sul suo operato, colpiscono i numerosi riferimenti tratti dal mondo protestante. Il contesto: siamo nel 1953, all´indomani del fallito assalto organizzato da un gruppo di giovani rivoluzionari contro la caserma della Moncada per indebolire Fulgencio Batista, dittatore da poco salito al potere con un colpo di Stato. Arriverà una condanna a 15 anni di prigione condonati da un´amnistia del 1955, e arriva il primo e forse il più famoso dei discorsi fiume di Castro, pronunciato davanti agli uomini che dovranno giudicarlo, così tanto ricordato in questi giorni di lutto. Zeppo dunque di citazioni e accenni alla teologia e alla politica protestante, utilizzati soprattutto per corroborare l´ideale del diritto alla ribellione contro il dispotismo.

«Martin Lutero proclama che quando il governo degenera in tirannide ferendo la legge, i sudditi sono liberati dal dovere dell´ubbidienza. Il suo discepolo, Filippo Melantone, sostiene il diritto alla resistenza quando i governi assumono atteggiamenti dispotici».

E poi poco oltre:

«Calvino, il pensatore più notevole della Riforma dal punto di vista delle idee politiche, postula che il popolo ha diritto a prendere le armi per opporsi a qualsiasi usurpazione».

Si passa quindi a François Hotman, lo scrittore e giurista francese che fu collaboratore di Calvino a Ginevra: «Tra il governo e i suoi sudditi esiste un accordo o un contratto e il popolo può lottare contro la tirannia del governo quando tali patti vengono violati».

La carrellata prosegue con il Vindiciae Contra Tyrannos, testo attribuito a Stephanus Junius Brutus, probabile pseudonimo del teologo e politico francese Philippe Duplessis-Mornay che, dopo esser sopravvissuto alla strage di san Bartolomeo del 1572, riorganizzò le fila ugonotte: «la resistenza ai governanti è legittimata quando essi opprimono il popolo ed è dovere dei giudici condurre a loro volta la lotta su questo tema».

Avanti quindi con John Knox, il riformatore scozzese che introdusse la Riforma in Scozia e ne organizzò la Chiesa presbiteriana, anch´egli impegnato ad ampliare il concetto calvinista di resistenza al potere oppressivo, citato per corroborare le tesi di cui sopra.

Ha appena 27 anni Castro quando pronuncia l´arringa difensiva di cui sopra, che denota studi accorati e sete di conoscenza. D´altronde aveva studiato nell´escusivo collegio gesuita della capitale, anche se nello stesso discorso il solo teologo cattolico citato é Tommaso d´Aquino e la sua Summa Theologica.

Incontrò quindi tre papi Castro, ma fu sempre curioso del panorama riformato, come conferma il fatto che il primo culto cui assistette dopo anni di lontananza fu quello celebrato a Cuba nel 1984 dal pastore battista statunitense Jesse Jackson che quell´anno era anche fra i candidati alla Casa Bianca delle file democratiche. E come ricorda il teologo evangelico Juan Stam, che in questi giorni ha raccontato dell´insolito incontro datato 2002, in cui l´anziano leader chiese a lui e ai pastori presenti nella capitale cubana per un summit relativo alla Riforma (ma non ci raccontano che il regime era crudele e uccisore delle libertà?) di poter ragionare insieme su alcune questioni. Ne venne fuori un´intera nottata di dialoghi sul libro dell´Apocalisse. Una sorta di testamento spirituale attorno al testo più evocativo del Nuovo Testamento per il fervente ateo comunista che si era formato sui libri dei Gesuiti.
di Claudio Geymonat


Fonte: Riforma.it
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Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
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Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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