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Famiglie al plurale

20-09-2017 09:24 - Sinodo
Dopo un lungo e articolato percorso di confronto e riflessione, iniziato nel 2011 con la costituzione di un´apposita commissione su "Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità", il Sinodo valdese ha approvato un nuovo documento che ha consentito un ampio dibattito nelle chiese locali per l´ampiezza e la profondità degli argomenti affrontati.

Le famiglie sono formazioni storiche e sociali particolari che cambiano e si trasformano nel tempo e nelle culture, ma come credenti è importante dire una parola di speranza e di testimonianza evangelica sull´accoglienza di tutte le forme di famiglie e di coppie che vivono in comunione di vita. La prima giornata dei lavori sinodali è stata dedicata a questo tema mentre il voto finale si è avuto giovedì sera in seguito ad alcune modifiche del testo che è stato approvato a larga maggioranza con 19 voti contrari e 12 astenuti.

Il nuovo documento è il primo dal 1971, anno in cui il Sinodo valdese aveva approvato un analogo documento su matrimonio e famiglia che era ormai datato in molte sue parti. Come ha ricordato il coordinatore della "Commissione famiglie", il pastore Paolo Ribet, «il documento è frutto di un impegno che ha coinvolto le chiese e le comunità locali in tutto il paese. Abbiamo ricevuto molte sollecitazioni e stimoli, abbiamo avvertito quanto l´argomento sia sentito».

Con la sua approvazione, metodisti e valdesi riconoscono la pluralità di modelli di comunione di vita e di famiglia presenti nella società e nelle chiese, sottolineano la necessità della loro accoglienza e del loro accompagnamento, nonché il proprio impegno nella società a favore dell´ulteriore ampliamento dei diritti su questi temi.

La richiesta di benedizione liturgica di unioni civili riconosciute dallo Stato (Legge 76/2016), sia per coppie omosessuali che per coppie eterosessuali, sarà accolta con alcuni requisiti, come quello della necessità per almeno uno dei due partner di essere membro di chiesa.

Le convivenze continueranno a essere accolte, con questo documento non si escludono le preghiere di intercessione, ma si ratifica formalmente una evoluzione in materia di tutela dei diritti delle persone dello stesso sesso lungamente auspicata dalle chiese metodiste e valdesi, che già nel 2010 avevano introdotto la possibilità della benedizione delle coppie omosessuali, una prassi ormai superata grazie alla legislazione vigente.

«Un documento equilibrato di libertà e responsabilità, sia in ambito giuridico sia in ambito liturgico, che ha visto un importante dibattito teologico sviluppatosi sul concetto di benedizione nelle sue varie forme, concetto che si riferisce sempre alle persone, e non alle forme giuridiche di unione, che per le chiese valdesi e metodiste non sono sacramenti» ha sottolineato la pastora Mirella Manocchio, membro della "Commissione famiglie" e presidente dell´Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia.

Il dialogo e la riflessione continueranno, soprattutto nelle chiese metodiste e valdesi in cui vi è una qualificata presenza di sorelle e fratelli provenienti da altri continenti e culture che possono avvertire disagio per queste decisioni, ma che sono anche promotori del dialogo interculturale e dell´accompagnamento di visioni differenti, nella fiducia che il confronto evangelico possa consentire «il reciproco riconoscimento dei doni affinché la Chiesa possa vivere dei carismi di tutti e di tutte, nel reciproco servizio, allargando il luogo della tenda» (Isaia 54,2), lasciandoci sorprendere ancora e di nuovo dal Signore e dalle sue vie che non sono le nostre vie (Isaia 55,6-13).

di Paola Schellenbaum, membro della "Commissione famiglie" della Tavola Valdese


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Giovedì 9 Aprile - Giovedì Santo
“Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso” (Salmo 111, 4)

Andiamo, andiamo a implorare il favore del Signore e a cercare il Signore degli eserciti! Anch’io voglio andare! (Zaccaria 8, 21)
Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (Marco 14,26)

Ognuno di noi può venire, per avere la sua parte con te. Noi tutti qui riuniti, siamo stati tutti accolti, lieti e tristi, forti e deboli, tiepidi o vivi nella fede.
Detlev Block

Giovanni 13, 1-15; 34-35; I Corinzi 11, 17-34a; Marco15, 16-23


Il servizio vissuto nell’amore
commento a: Marco 14, 26
“Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono. Così termina, in Matteo ed in Marco, il racconto della cena pasquale che Gesù consuma con i suoi amici nel giorno che noi chiamiamo il giovedì santo. L’ultima Cena, quando Gesù accennò alla sua morte offrendo il pane e il vino come simboli del suo corpo e del suo sangue.
“La notte in cui fu tradito” esordisce l’apostolo Paolo nel racconto di quella cena.
Che inno cantarono a conclusione della prima parte di quella notte che si svolse nel chiuso di una casa di Gerusalemme?
È il salmo di lode, il 136, il cosiddetto grande Hallel (Hallelu-Ja = Lode a Dio) che chiudeva il banchetto pasquale. Nel salmo ogni versetto consta di una prima parte che celebra un grande intervento di Dio e di una seconda parte che dice: “perché la sua bontà dura in eterno”.
Avete notato che quella drammatica notte inizia e finisce in modo simbolicamente forte con una semplice e comune bacinella piena d’acqua?
All’inizio – racconta Giovanni – Gesù, prima della cena, prese una bacinella e lavò i piedi ai suoi discepoli. Invitandoli al servizio, alla responsabilità esercitata nell’amore. Il mattino seguente, alla fine di quella notte, Matteo racconta che Pilato si fece portare una bacinella per lavarsi pubblicamente le mani, dichiarando di non sentirsi responsabile nell’abbandonare un uomo innocente alla violenza e alla morte.
Due gesti di grande significato. Il Messia, il Signore, si spoglia di se stesso, prendendo forma di servo – come scriverà Paolo ai Filippesi – indicando che questa è la salvezza dell’umanità: la responsabilità del servizio vissuta nell’amore. Pilato, il rappresentante di Cesare, della massima autorità terrena, bada solo alla salvezza di sé e del proprio potere: per questo è disposto a calpestare la verità con la violenza.
Nel corso della storia la Chiesa e i cristiani hanno spesso scelto Pilato e non Gesù. Oggi diciamo che è un momento cruciale per il nostro pianeta e per la vita su di esso. Gesù e non Pilato ci insegnano come affrontarlo.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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