05 Agosto 2021
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FRANCESCO BILLETTA E ANNA PONENTE. QUANDO L´ECUMENISMO SI VIVE A CASA

05-05-2017 14:51 - Ecumenismo
Cattolico lui, valdese lei: ecco come il dialogo e la capacità di valorizzare ciò che unisce dà linfa alla famiglia. Con una certezza comune: «L´amore per gli altri è il principio che guida la vita»

Hanno educato se stessi, giorno dopo giorno, a cercare quello che li unisce invece di puntare il dito contro ciò che li divide. Un atteggiamento che una famiglia dovrebbe avere sempre per restare unita e in armonia, ma che nei casi come il loro diventa linfa vitale.
Francesco Billetta e Anna Ponente sono una coppia palermitana profondamente cristiana, che ha costruito la propria vita con i mattoni dell´ecumenismo. Perché il marito, avvocato penalista di 51 anni, è cattolico, membro della Comunità di Sant´Egidio e con un fratello frate cappuccino; la moglie, 48 anni, è invece valdese e dirige il centro diaconale La Noce a Palermo.

L´AMORE PER IL PROSSIMO

Una sfida d´amore quotidiana, declinata soprattutto nell´impegno in favore del prossimo. Entrambi sono stati protagonisti nella realizzazione dei corridoi umanitari ideati dalla Federazione delle Chiese evangeliche, dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant´Egidio per salvare alcune famiglie siriane. Uno stile di vita attinto da una esperienza giovanile di preghiera e di impegno con Sarina Ingrassia, la fondatrice dell´associazione Il Quartiere a Monreale, scomparsa due anni fa, infaticabile organizzatrice di iniziative di solidarietà nutrite dalla spiritualità della Comunità di Taizé.
Francesco e Anna si conoscono lì, durante i momenti di preghiera del venerdì, incontri molto intensi, fatti di silenzi, canti e intenzioni spontanee. Si sposano con rito cattolico. Nascono due figli, Simone, che oggi ha 14 anni, e Matteo, 12 anni.
Anna proviene da una famiglia che si definisce cattolica, ma a 25 anni comincia a lavorare al Centro diaconale valdese come educatore domiciliare e resta «affascinata dall´aria di totale libertà che si respira tra quelle mura». Poi partecipa a un convegno delle opere valdesi a Firenze, dove ascolta una predicazione del pastore Enrico Benedetto. «In quel momento ho capito che quella era la casa giusta. Mi ha colpito il parallelismo tra la psicanalisi e alcuni concetti teologici, finalmente un punto d´incontro tra la mia formazione psicoanalitica e quella cristiana».
Frequentando il culto, «ho approfondito sempre più e, nel corso degli anni, mi sono allontanata dal cattolicesimo fino ad avvicinarmi ai valdesi, anche se non sono un membro di Chiesa. Non ho ancora fatto un percorso, ho pensato di iscrivermi alla facoltà teologica di Roma, prima o poi lo farò». Anna viene catturata «dalla dimensione del gruppo, della circolarità e dalla valorizzazione del ruolo femminile. Mi colpisce molto l´organizzazione del pensiero della Chiesa valdese, che non è strutturata in maniera verticistica ma corale, sinodale».

LO SHOCK DEL CAMBIAMENTO

Questa virata protestante di Anna inizialmente per Francesco è uno shock. «Quando Anna ha cominciato a manifestare questa volontà di avvicinarsi al mondo valdese, l´impatto è stato brusco», confida il marito. «Mi sono domandato: vediamo cosa accade. Sono rimasto a guardare, volevo capire meglio in cosa consistesse il mondo protestante. Col passare del tempo ho visto una spiritualità molto vicina anche a me, non un antagonismo. Mi sono detto: cogliamo l´occasione e proviamo a farne qualcosa di arricchente anche per noi come coppia e per i nostri figli. Le Chiese protestanti hanno molto forte il senso dell´amore verso gli altri e, anziché guardare quello che ci differenziava, ho cominciato a focalizzare gli aspetti che ci facevano viaggiare sullo stesso piano. Pian piano sono diventato amico della Chiesa valdese, ho partecipato ad alcuni culti o iniziative del mondo protestante. Ci sono andato da cattolico, ma senza sentirmi in colpa».
Francesco comincia a conoscere questo nuovo mondo dal di dentro, lui da cattolico partecipa all´Eucaristia, loro fanno la Sacra Cena, «ma il punto importante è il servizio che viene fatto alla collettività, nel rispetto del credo di ciascuno. L´apertura verso gli altri è quello che mi ha molto colpito. Nessuno mi ha mai additato come cattolico. E non è scontato».

L´EDUCAZIONE DEI FIGLI

La domenica è il momento della Messa per Francesco, nella chiesetta di Santa Maria dei Canceddi al mercato del Capo (detta Santa Maruzza, sede della Comunità di Sant´Egidio a Palermo), e del culto per Anna nel tempio valdese di via Spezio.
Ma i figli scelgono liberamente a quale celebrazione partecipare. Il momento critico è stato proprio quello della trasmissione della fede ai bambini. «Simone e Matteo sono stati battezzati con rito cattolico, ma poi non hanno fatto la prima Comunione e questo è stato un momento difficile per noi, per la famiglia d´origine, soprattutto per quella di mio marito, molto cattolica», ricorda Anna. Ma dopo questa fase «c´è stata una grande apertura da parte di Francesco, i bambini hanno seguito la scuola domenicale della Chiesa valdese. Un´esperienza molto bella. Frequentano l´ora di religione cattolica a scuola. Ma li abbiamo lasciati liberi di scegliere. Si sentono a casa sia nella chiesa di Santa Maruzza sia in quella valdese di via Spezio», continua Anna. «Per noi essere cristiani è invitare alla pace, all´amicizia tra le persone», prova a spiegare Simone. «È bello sapere che c´è qualcuno che veglia su di te anche se non lo vedi».
L´amore per gli altri è il principio che guida la vita della famiglia Billetta. «Non c´è nulla di più evangelico della possibilità di ridare speranza ogni giorno alle persone, come nel caso delle famiglie siriane che sono state accolte qui da noi», sottolinea Anna.
Papa Francesco lo dice chiaramente: «Ognuno deve fare la sua parte e gli ultimi non possono essere dimenticati, devono essere messi al primo posto», ribadisce Francesco. «Non dobbiamo mai dimenticare che ciascun individuo ha un valore».

IN FAMIGLIA - FRA MAURO

Andare nelle periferie significa viverci e sporcarsi le mani, per tirare fuori il meglio da luoghi abbandonati. È quello che cerca di fare fra Mauro Billetta, cappuccino, fratello di Francesco e parroco di Sant´Agnese nel poverissimo rione dei Danisinni, a pochi passi dall´itinerario arabo-normanno di Palermo. È riuscito ad avviare un incubatore sociale, culturale e artistico, realizzando anche orti urbani. «Fra Mauro è parte integrante della nostra famiglia, è un doppio fratello», dice la cognata Anna Ponente. «Poi per i ragazzi è un punto di riferimento. Lo seguiamo anche in questa missione che sta portando avanti ai Danisinni».

di Alessandra Turrisi


Fonte: famigliacristiana.it
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Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
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Salmo della settimana: 14


Mercoledì 4 Agosto


Gioisco della tua parola, come chi trova un grande bottino (Salmo 119, 162)
Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna (Giovanni 6, 68)


Signore, conserva per me la tua parola, il dono nobile, questo tesoro, perché io metto al di sopra di ogni bene e della più grande ricchezza. Se la tua parola non dovesse più essere applicata, su che cosa dovrebbe basarsi la fede? Io non mi occupo di mille cose, ma solo di mettere in pratica la tua parola.
Nikolaus Ludwig von Zinzendorf





I Corinzi 10, 23-31; Atti egli apostoli 28,17-31






Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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