09 Maggio 2021
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FRANCESCO BILLETTA E ANNA PONENTE. QUANDO L´ECUMENISMO SI VIVE A CASA

05-05-2017 14:51 - Ecumenismo
Cattolico lui, valdese lei: ecco come il dialogo e la capacità di valorizzare ciò che unisce dà linfa alla famiglia. Con una certezza comune: «L´amore per gli altri è il principio che guida la vita»

Hanno educato se stessi, giorno dopo giorno, a cercare quello che li unisce invece di puntare il dito contro ciò che li divide. Un atteggiamento che una famiglia dovrebbe avere sempre per restare unita e in armonia, ma che nei casi come il loro diventa linfa vitale.
Francesco Billetta e Anna Ponente sono una coppia palermitana profondamente cristiana, che ha costruito la propria vita con i mattoni dell´ecumenismo. Perché il marito, avvocato penalista di 51 anni, è cattolico, membro della Comunità di Sant´Egidio e con un fratello frate cappuccino; la moglie, 48 anni, è invece valdese e dirige il centro diaconale La Noce a Palermo.

L´AMORE PER IL PROSSIMO

Una sfida d´amore quotidiana, declinata soprattutto nell´impegno in favore del prossimo. Entrambi sono stati protagonisti nella realizzazione dei corridoi umanitari ideati dalla Federazione delle Chiese evangeliche, dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant´Egidio per salvare alcune famiglie siriane. Uno stile di vita attinto da una esperienza giovanile di preghiera e di impegno con Sarina Ingrassia, la fondatrice dell´associazione Il Quartiere a Monreale, scomparsa due anni fa, infaticabile organizzatrice di iniziative di solidarietà nutrite dalla spiritualità della Comunità di Taizé.
Francesco e Anna si conoscono lì, durante i momenti di preghiera del venerdì, incontri molto intensi, fatti di silenzi, canti e intenzioni spontanee. Si sposano con rito cattolico. Nascono due figli, Simone, che oggi ha 14 anni, e Matteo, 12 anni.
Anna proviene da una famiglia che si definisce cattolica, ma a 25 anni comincia a lavorare al Centro diaconale valdese come educatore domiciliare e resta «affascinata dall´aria di totale libertà che si respira tra quelle mura». Poi partecipa a un convegno delle opere valdesi a Firenze, dove ascolta una predicazione del pastore Enrico Benedetto. «In quel momento ho capito che quella era la casa giusta. Mi ha colpito il parallelismo tra la psicanalisi e alcuni concetti teologici, finalmente un punto d´incontro tra la mia formazione psicoanalitica e quella cristiana».
Frequentando il culto, «ho approfondito sempre più e, nel corso degli anni, mi sono allontanata dal cattolicesimo fino ad avvicinarmi ai valdesi, anche se non sono un membro di Chiesa. Non ho ancora fatto un percorso, ho pensato di iscrivermi alla facoltà teologica di Roma, prima o poi lo farò». Anna viene catturata «dalla dimensione del gruppo, della circolarità e dalla valorizzazione del ruolo femminile. Mi colpisce molto l´organizzazione del pensiero della Chiesa valdese, che non è strutturata in maniera verticistica ma corale, sinodale».

LO SHOCK DEL CAMBIAMENTO

Questa virata protestante di Anna inizialmente per Francesco è uno shock. «Quando Anna ha cominciato a manifestare questa volontà di avvicinarsi al mondo valdese, l´impatto è stato brusco», confida il marito. «Mi sono domandato: vediamo cosa accade. Sono rimasto a guardare, volevo capire meglio in cosa consistesse il mondo protestante. Col passare del tempo ho visto una spiritualità molto vicina anche a me, non un antagonismo. Mi sono detto: cogliamo l´occasione e proviamo a farne qualcosa di arricchente anche per noi come coppia e per i nostri figli. Le Chiese protestanti hanno molto forte il senso dell´amore verso gli altri e, anziché guardare quello che ci differenziava, ho cominciato a focalizzare gli aspetti che ci facevano viaggiare sullo stesso piano. Pian piano sono diventato amico della Chiesa valdese, ho partecipato ad alcuni culti o iniziative del mondo protestante. Ci sono andato da cattolico, ma senza sentirmi in colpa».
Francesco comincia a conoscere questo nuovo mondo dal di dentro, lui da cattolico partecipa all´Eucaristia, loro fanno la Sacra Cena, «ma il punto importante è il servizio che viene fatto alla collettività, nel rispetto del credo di ciascuno. L´apertura verso gli altri è quello che mi ha molto colpito. Nessuno mi ha mai additato come cattolico. E non è scontato».

L´EDUCAZIONE DEI FIGLI

La domenica è il momento della Messa per Francesco, nella chiesetta di Santa Maria dei Canceddi al mercato del Capo (detta Santa Maruzza, sede della Comunità di Sant´Egidio a Palermo), e del culto per Anna nel tempio valdese di via Spezio.
Ma i figli scelgono liberamente a quale celebrazione partecipare. Il momento critico è stato proprio quello della trasmissione della fede ai bambini. «Simone e Matteo sono stati battezzati con rito cattolico, ma poi non hanno fatto la prima Comunione e questo è stato un momento difficile per noi, per la famiglia d´origine, soprattutto per quella di mio marito, molto cattolica», ricorda Anna. Ma dopo questa fase «c´è stata una grande apertura da parte di Francesco, i bambini hanno seguito la scuola domenicale della Chiesa valdese. Un´esperienza molto bella. Frequentano l´ora di religione cattolica a scuola. Ma li abbiamo lasciati liberi di scegliere. Si sentono a casa sia nella chiesa di Santa Maruzza sia in quella valdese di via Spezio», continua Anna. «Per noi essere cristiani è invitare alla pace, all´amicizia tra le persone», prova a spiegare Simone. «È bello sapere che c´è qualcuno che veglia su di te anche se non lo vedi».
L´amore per gli altri è il principio che guida la vita della famiglia Billetta. «Non c´è nulla di più evangelico della possibilità di ridare speranza ogni giorno alle persone, come nel caso delle famiglie siriane che sono state accolte qui da noi», sottolinea Anna.
Papa Francesco lo dice chiaramente: «Ognuno deve fare la sua parte e gli ultimi non possono essere dimenticati, devono essere messi al primo posto», ribadisce Francesco. «Non dobbiamo mai dimenticare che ciascun individuo ha un valore».

IN FAMIGLIA - FRA MAURO

Andare nelle periferie significa viverci e sporcarsi le mani, per tirare fuori il meglio da luoghi abbandonati. È quello che cerca di fare fra Mauro Billetta, cappuccino, fratello di Francesco e parroco di Sant´Agnese nel poverissimo rione dei Danisinni, a pochi passi dall´itinerario arabo-normanno di Palermo. È riuscito ad avviare un incubatore sociale, culturale e artistico, realizzando anche orti urbani. «Fra Mauro è parte integrante della nostra famiglia, è un doppio fratello», dice la cognata Anna Ponente. «Poi per i ragazzi è un punto di riferimento. Lo seguiamo anche in questa missione che sta portando avanti ai Danisinni».

di Alessandra Turrisi


Fonte: famigliacristiana.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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