12 Dicembre 2019

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Evangelizzazione VOCE DEL VERBO VENIRE Roberto Davide Papini

30-04-2014 12:22 - Bibbia e attualità
In una famosa predicazione natalizia (inserita nella raccolta dei suoi sermoni La parola che brucia, con il titolo «È venuto! »), Vittorio Subilia sottolinea la centralità di «questa piccola parola, questa voce del verbo venire» nell´annuncio cristiano: «Si può dire che tutto l´Evangelo è riassunto, condensato in questa piccola parola...». Secondo Subilia, «ogni volta che noi, in un modo o nell´altro, diciamo e trasmettiamo questo annuncio, adempiamo alla missione per cui siamo stati mandati». Ecco, in fondo, anche se siamo tra Pasqua e Pentecoste e Natale è lontano, è questo il senso della decisione del Sinodo 2011 di demandare alla Tavola il compito di realizzare una campagna di evangelizzazione, dell´atto del Sinodo 2013 che ha chiesto alla Tavola di indire una settimana dell´evangelizzazione e di quello della Tavola stessa che questa settimana ha fissato dal 5 all´11 maggio prossimi.

Dunque, ci siamo: ancora pochi giorni e la «Settimana nazionale di evangelizzazione» delle chiese valdesi e metodiste partirà, felicemente preceduta dalla domenica della Fgei (il 4 maggio) a sua volta centrata sul tema dell´evangelizzazione. Una «Settimana» nel corso della quale le nostre chiese sono chiamate, dalla Sicilia a Torre Pellice, ad annunciare il messaggio evangelico in modo «esplicito», come recita l´ordine del giorno approvato dal Sinodo 2011, con un chiaro riconoscimento del fatto che è possibile evangelizzare in molti modi (e le nostre chiese cercano di farlo da tempo), ma che, allo stesso tempo, è nostro compito, nostro mandato, e deve essere nostro impegno, anche farlo, appunto, in maniera «esplicita», laddove possibile al di fuori dei nostri templi e dei nostri centri culturali.

Un annuncio da rivolgere alle nostre città, cercando di farlo in maniera efficace, ma anche senza scoraggiarci di fronte alla prospettiva di non trovare reazioni entusiastiche: «La nostra consegna - ricorda Subilia - non è interessarci dei risultati, i risultati non sono di nostra competenza. La nostra consegna è di annunciare con lucida coscienza che è venuto, nella certezza della necessità e dell´urgenza di questo annuncio».

Tante le iniziative in preparazione e che «sbocceranno» per la settimana che avrà il suo culmine nella seconda domenica di maggio: predicazioni all´aperto, gazebo in piazza, «maratone bibliche» (letture continuate di parti della Bibbia), mostre, flash mob e tanto altro. Iniziative promosse dalle varie chiese locali valdesi e metodiste e, in alcuni casi, condivise con altre comunità: a Firenze, per esempio, in chiusura della «Settimana di evangelizzazione» tornerà la «Bibbia in piazza» (ribattezzata «Bibbia on the Road») organizzata insieme ad altre chiese evangeliche.

Insomma, saranno giorni ricchi di opportunità per annunciare l´Evangelo, un appuntamento che speriamo diventi stabile (con i dovuti miglioramenti, prendendo spunto proprio da questa prima edizione) con la consapevolezza che iniziative come questa non esauriscono certo il lavoro di annuncio della salvezza in Cristo Gesù e si inseriscono in un solco già tracciato dalle nostre chiese dove evangelizzazione si fa anche con l´impegno culturale, la diaconia, la testimonianza nel sociale, la difesa dei diritti di tutti e della laicità. Ma proclamare in modo «esplicito» il messaggio di Gesù, il fatto che «è venuto» e che è morto e risorto per noi, resta fondamentale, «nella certezza della necessità e dell´urgenza di questo annuncio», come ci ricorda Subilia.

(30 aprile 2014)

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Giovedì 12 Dicembre

Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicinati per ascoltare (Ecclesiaste 5,1)
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6, 7)

Fa’ che la tua bocca sia in silenzio, allora parlerà il tuo cuore. Sia in silenzio il tuo cuore, allora parlerà Dio.
Dalla Chiesa Copta

II Corinzi 5, 1-10; Isaia 45, 18-25


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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