01 Ottobre 2020
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Evangelizzare: riflessioni scettiche... ... di un sostenitore convinto dell´evangelizzazione, intorno a tre coppie di aggettivi Pawel Gajewski*

09-05-2014 20:58 - Documenti
«Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n´è imposta; e guai a me, se non evangelizzo» (I Corinzi 9, 16). Rileggo spesso questo versetto di Paolo. Lo considero un punto di riferimento imprescindibile per il mio ministero. Intorno a questo versetto vorrei tessere alcuni spunti di riflessione sulla Settimana dell´evangelizzazione e sull´intero progetto di cui la settimana fa parte. Se potessi scegliere un titolo per questo contributo, lo intitolerei «Riflessioni scettiche di un sostenitore convinto dell´evangelizzazione». Tale immaginario titolo è ispirato al libro di Peter Berger Questioni di fede. Una professione scettica del cristianesimo (Il Mulino, Bologna, 2005). Scetticismo e professione di fede non sono, per Berger, in contraddizione. Il suo ragionamento è scettico perché non presuppone la fede altrui come qualcosa di ovvio e non si sente vincolato a nessuna delle tradizionali autorità in materia di fede: il magistero infallibile, la Scrittura attendibile o un´irresistibile esperienza personale. Nondimeno, il ragionamento di Berger diventa una convinta e appassionata professione della fede cristiana.

La trama di questi miei appunti è costruita su tre coppie di aggettivi: straordinario/ordinario; esterno/interno, evangelico/protestante. Non lego questi aggettivi con alcun tipo di congiunzione; si può interpretarli in chiave alternativa o complementare. Personalmente sono a favore della complementarietà, ben volentieri ammetto tuttavia la piena legittimità delle altre interpretazioni.

Straordinario/ordinario. La Settimana di evangelizzazione 2014 è indubbiamente un evento straordinario. Si spera e si auspica però che diventi un appuntamento fisso nell´agenda pastorale delle nostre chiese. Mi viene in mente il paragone con un´altra settimana che ormai da decenni fa parte dei nostri impegni fissi: la Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani. Succede spesso (ma per fortuna non sempre) che l´intero impegno ecumenico di una chiesa si riduca a un culto o un incontro celebrato durante la «settimana ecumenica». Sono convinto che lo straordinario (una giornata, una settimana, un anno o una decade particolari) debba nutrirsi dell´ordinario. L´annuncio esplicito dell´Evangelo è il primario e il più ordinario degli ordinari compiti dell´intera Chiesa di Gesù Cristo e di ogni persona che dichiara di appartenere a questa chiesa. In questo senso la Settimana di evangelizzazione sarà dunque lo specchio e la cartina al tornasole del nostro impegno ordinario, quotidiano nel campo dell´annuncio dell´evangelo.

Esterno/interno. La sfida della Settimana sta nell´auspicato e auspicabile confronto con gli spazi esterni ai nostri locali di culto; la piazza o l´agorà, per usare un termine di forte carica simbolica (cfr. Atti 17, 17). Mi chiedo tuttavia se la celebrazione del culto in una piazza oppure un flash mob siano sufficienti e non rischino di diventare una specie di happening estemporaneo senza seguito. Ho la sensazione che oggi l´agorà sia da collocare in primo luogo nella dimensione di Facebook, Twitter e simili, e in secondo luogo soltanto in quella di un mercato rionale. C´è però un altro interrogativo su cui soffermarsi: siamo proprio sicuri che nelle nostre chiese non ci sia bisogno di un´evangelizzazione interna, vale a dire di un serio approfondimento delle basi della fede cristiana?

Evangelico/protestante. Talvolta questi termini sono considerati sinonimi. In realtà però non è sempre così. L´evangelizzazione intesa come un progetto straordinario da realizzare principalmente all´esterno dei nostri locali di culto è una cosa che indubbiamente assomiglia a simili iniziative che le chiese «altre» praticano abbastanza frequentemente. Con le «altre» intendo le chiese di matrice risvegliata o pentecostale che spesso nel nostro parlare finiscono nella categoria «evangelicali». Rispetto e stimo gli evangelicali per la loro determinazione e bravura nel testimoniare la fede cristiana, spesso in forme assai creative. Devo però ammettere che, pur confessando lo stesso Signore Gesù Cristo, noi e loro non annunciamo sempre ed esattamente lo stesso messaggio. Queste differenze sono particolarmente marcate nel campo dell´etica e dell´ecclesiologia. Credo dunque che per il futuro dell´evangelizzazione in Italia sarà fondamentale la piena collaborazione tra chiese sorelle che si riconoscono nella dimensione del protestantesimo storico. Prima di tutto con le Chiese dell´Unione battista (Ucebi) con cui siamo in piena comunione. Senza dimenticare tuttavia la Comunione di chiese protestanti in Europa (Ccpe) (la Concordia di Leuenberg fa parte delle fonti del nostro ordinamento). Già nel 2006 la Ccpe ha approvato un denso documento di studio intitolato in tedesco Evangelisch Evangelisieren (evangelizzare evangelicamente). La tesi centrale di questo documento è che le forme di evangelizzazione devono essere in sintonia con il messaggio che si vuole trasmettere. In altre parole è il messaggio a determinare la forma in cui lo si comunica. Penso che da noi in Italia in questo campo molto è stato già fatto, e anche bene. Tanto però rimane ancora da fare «poiché necessità me n´è imposta».

* pastore valdese, Firenze

( 6 maggio 2014)
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 125



Giovedì 1° Ottobre

Poiché il tuo cuore è stato toccato, poiché ti sei umiliato davanti a Dio, anch’io ti ho ascoltato, dice il Signore (II Cronache 34,27)
Paolo scrive:«Io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono» (I Corinzi 15,9-10)

Ti prego di venire nel mio cuore, perché ispirandolo a desiderarti tu lo rendi pronto a riceverti.
Agostino di Ippona


Esodo 23, 20-27; II Corinzi 12, 1-10





Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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