21 Gennaio 2020

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Eutanasia e suicidio assistito, «Una prospettiva protestante»

26-01-2018 08:34 - News
Intervista al pastore William Jourdan, membro della commissione bioetica nominata dalla tavola Valdese. Domani appuntamento pubblico a Villar Perosa

La commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi ha prodotto il documento È la fine, per me l´inizio, una prospettiva protestante sui temi dell´eutanasia e del suicidio assistito.

Un titolo che contiene parole con un significato profondo, perfettamente allineate ad un lungo dibattito che non solo la società, ma anche le nostre chiese, porta avanti da anni.

Il secondo circuito delle chiese valdesi organizza per venerdì 26 gennaio, nel convitto della chiesa di Villar Perosa, una serata di dibattito su questo tema. Parteciperà il pastore valdese William Jourdan, anche membro della commissione bioetica nominata dalla tavola valdese.

A lui abbiamo chiesto un´analisi del concetto, partendo proprio dai termini utilizzati nel titolo del documento.

L´attenzione si sofferma subito sull´articolo indeterminativo, "una" prospettiva protestante. Che significato assume?

«L´intenzione della nostra commissione non era quella di proporre riflessioni assolute ed infallibili, bensì una modalità specifica di affrontare il tema dell´eutanasia e del suicidio assistito. Abbiamo lavorato nella consapevolezza che intorno a queste tematiche, anche nell´ambito delle chiese protestanti, possano esprimersi posizioni tra loro molto differenti, articolate da percorsi di riflessione».

Sono temi che a volte sono compresi con poca chiarezza, prevedono una conoscenza tecnica dei termini e una distinzione di argomenti molto definita.

«Si, credo che molto spesso si tenti di dribblare l´ostacolo, anche linguistico, per evitare parole che possono sembrare molto dure e spiacevoli. Il tema che questo documento della commissione bioetica affronta è direttamente quello dell´eutanasia volontaria o del suicidio assistito. Ovvero, la richiesta esplicita, che viene volontariamente da parte di una persona che chiede di essere aiutata a morire. Un orizzonte di pensiero molto diverso rispetto alla discussione sul "lasciar morire", cioè la scelta di non ricevere determinati trattamenti sanitari o di vedere sospese cure. Nel primo caso stiamo parlando di qualcuno che chiede che venga fatto un gesto che anticipa la morte, nel secondo si chiede di non continuare con trattamenti che continuano a posticipare la morte».

Il dibattito su questi temi non è uniforme all´interno delle nostre chiese. Ancora più dialettica si trova nel confronto con posizioni delle chiese europee.

«Il nostro documento ha cercato di confrontarsi con la posizione della Comunione delle Chiese Protestanti in Europa, che pochi anni fa ha prodotto un documento intitolato Un tempo per vivere, un tempo per morire. In questo volume ci sono aspetti che ci trovano in accordo pieno, e alcune affermazioni rispetto alle quali invece abbiamo espresso delle opinioni parzialmente differenti. L´intento è di andare ad aggiungere una voce di ulteriore riflessione al percorso delle chiese europee».

La chiese valdesi, metodiste, battiste sono invitate a visionare, approfondire e discutere il vostro documento. Nell´incontro di venerdì sera a Villar Perosa, su quali filoni condurrà la riflessione?

«Cercherò di spiegare quali sono le ragioni principali del dissenso di cui parlavo prima. Una delle questioni fondamentali che divide la prospettiva della Comunione delle Chiese Protestanti in Europa da quella espressa dalla nostra commissione bioetica, è la distinzione fondamentale tra uccidere e lasciar morire. Noi concordiamo sul fatto che ci sia una distinzione enorme tra i due concetti, ma ci siamo posti la domanda critica: questa distinzione deve essere sempre mantenuta in ogni situazione? Ci siamo chiesti se non ci possano essere dei casi limite in cui la richiesta di anticipare la propria morte non possa essere considerata come conforme ad un percorso di vita.

Stiamo parlando della "misericordia": in determinate situazioni, in una specificità davvero molto limitata, la pratica dell´eutanasia a fronte di una richiesta volontaria di un soggetto cosciente e consapevole, secondo noi può essere compresa come un atto di beneficenza, di cui ci si fa carico nel momento in cui non ci sono più altri tipi di risposte».

Rimane una domanda aperta, una discussione ancora viva, su temi che coinvolgono emotivamente ognuno e ognuna di noi. D´altronde è una prospettiva protestante, che si mette in dialogo con altre visioni.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Lunedì 20 Gennaio

Beato l’uomo a cui il Signore non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno! (Salmo 32, 2)
Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo (II Corinzi 5, 17-18)

Quando ci interroghiamo su ciò che viene, noi non guardiamo dal presente nel futuro, bensì dal futuro nel presente. Ciò che viene getta la sua ombra avanti a sé e agisce già sul presente attraverso la speranza che suscita e la paura che risveglia.
Jürgen Moltmann

Deuteronomio 4, 5-13; I Corinzi 1, 1-9


Affidarsi a Dio con piena fiducia
20 gennaio 2020
Commento a II Corinzi 5, 17-18

Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo
II Corinzi 5, 17-18
In questo inizio di anno è facile che il pensiero corra a quello che si è già vissuto e a quello che ci attende: il passaggio da un anno all’altro ci induce a pensare, spesso a sperare, che qualcosa stia per cambiare. Che il passato possa diventare un ricordo e che davanti a noi si apra un futuro roseo e sereno. I rumorosi “botti”, così come l’allegria, a volte un po’ forzata, servono in fondo a questo: a scacciare via la paura e l’ansia per il futuro. Ad annegare nel chiasso e nella confusione le nostre paure per quello che ci aspetta al di là della mezzanotte.
I due passi di oggi, proposti dal Lezionario Un giorno una parola, però, ci inducono a pensare ad una umanità diversa: uomini e donne che non si affidano a riti scaramantici per essere rassicurati sul loro destino, esseri umani che non hanno bisogno di chiasso, di confusione per stordirsi e annegare la loro vita quotidiana.
Ma quanto è difficile fare propria questa forza, quanto è complesso abbandonarsi totalmente al Signore: quante cadute, quanta fatica! Quanto orrore e dolore ci circonda, come fare ad avere un animo pacificato?
Eppure non dobbiamo temere, anche noi possiamo essere dei credenti riconciliati con Dio, nel cui spirito regni la pace e non ci sia inganno, perché possiamo affidarci al Signore con piena fiducia. Non si tratta di diventare dei supereroi, ma di accogliere dentro di noi la consapevolezza che nonostante le cadute, e le ricadute, nonostante il continuo rinascere degli stessi pensieri che tanto spesso ci allontanano da Dio, ogni mattina possiamo dire con gioia e piena fiducia “Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”, perché anche noi come l’apostolo Paolo, possiamo vivere con la certezza che Dio ha tanto amato il mondo da donarci Gesù che è diventato uomo per riconciliarci a Lui.
E dunque anche stamattina, in questo esatto momento, possiamo affidarci a Dio, possiamo accogliere con gioia l’uomo nuovo, la donna nuova che è dentro di noi e che il Signore ha voluto che germogliasse e fiorisse in questo stesso momento, in questo istante. Amen!
di Erica Sfredda



Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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