09 Maggio 2021
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Eutanasia e suicidio assistito, «Una prospettiva protestante»

26-01-2018 08:34 - News
Intervista al pastore William Jourdan, membro della commissione bioetica nominata dalla tavola Valdese. Domani appuntamento pubblico a Villar Perosa

La commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi ha prodotto il documento È la fine, per me l´inizio, una prospettiva protestante sui temi dell´eutanasia e del suicidio assistito.

Un titolo che contiene parole con un significato profondo, perfettamente allineate ad un lungo dibattito che non solo la società, ma anche le nostre chiese, porta avanti da anni.

Il secondo circuito delle chiese valdesi organizza per venerdì 26 gennaio, nel convitto della chiesa di Villar Perosa, una serata di dibattito su questo tema. Parteciperà il pastore valdese William Jourdan, anche membro della commissione bioetica nominata dalla tavola valdese.

A lui abbiamo chiesto un´analisi del concetto, partendo proprio dai termini utilizzati nel titolo del documento.

L´attenzione si sofferma subito sull´articolo indeterminativo, "una" prospettiva protestante. Che significato assume?

«L´intenzione della nostra commissione non era quella di proporre riflessioni assolute ed infallibili, bensì una modalità specifica di affrontare il tema dell´eutanasia e del suicidio assistito. Abbiamo lavorato nella consapevolezza che intorno a queste tematiche, anche nell´ambito delle chiese protestanti, possano esprimersi posizioni tra loro molto differenti, articolate da percorsi di riflessione».

Sono temi che a volte sono compresi con poca chiarezza, prevedono una conoscenza tecnica dei termini e una distinzione di argomenti molto definita.

«Si, credo che molto spesso si tenti di dribblare l´ostacolo, anche linguistico, per evitare parole che possono sembrare molto dure e spiacevoli. Il tema che questo documento della commissione bioetica affronta è direttamente quello dell´eutanasia volontaria o del suicidio assistito. Ovvero, la richiesta esplicita, che viene volontariamente da parte di una persona che chiede di essere aiutata a morire. Un orizzonte di pensiero molto diverso rispetto alla discussione sul "lasciar morire", cioè la scelta di non ricevere determinati trattamenti sanitari o di vedere sospese cure. Nel primo caso stiamo parlando di qualcuno che chiede che venga fatto un gesto che anticipa la morte, nel secondo si chiede di non continuare con trattamenti che continuano a posticipare la morte».

Il dibattito su questi temi non è uniforme all´interno delle nostre chiese. Ancora più dialettica si trova nel confronto con posizioni delle chiese europee.

«Il nostro documento ha cercato di confrontarsi con la posizione della Comunione delle Chiese Protestanti in Europa, che pochi anni fa ha prodotto un documento intitolato Un tempo per vivere, un tempo per morire. In questo volume ci sono aspetti che ci trovano in accordo pieno, e alcune affermazioni rispetto alle quali invece abbiamo espresso delle opinioni parzialmente differenti. L´intento è di andare ad aggiungere una voce di ulteriore riflessione al percorso delle chiese europee».

La chiese valdesi, metodiste, battiste sono invitate a visionare, approfondire e discutere il vostro documento. Nell´incontro di venerdì sera a Villar Perosa, su quali filoni condurrà la riflessione?

«Cercherò di spiegare quali sono le ragioni principali del dissenso di cui parlavo prima. Una delle questioni fondamentali che divide la prospettiva della Comunione delle Chiese Protestanti in Europa da quella espressa dalla nostra commissione bioetica, è la distinzione fondamentale tra uccidere e lasciar morire. Noi concordiamo sul fatto che ci sia una distinzione enorme tra i due concetti, ma ci siamo posti la domanda critica: questa distinzione deve essere sempre mantenuta in ogni situazione? Ci siamo chiesti se non ci possano essere dei casi limite in cui la richiesta di anticipare la propria morte non possa essere considerata come conforme ad un percorso di vita.

Stiamo parlando della "misericordia": in determinate situazioni, in una specificità davvero molto limitata, la pratica dell´eutanasia a fronte di una richiesta volontaria di un soggetto cosciente e consapevole, secondo noi può essere compresa come un atto di beneficenza, di cui ci si fa carico nel momento in cui non ci sono più altri tipi di risposte».

Rimane una domanda aperta, una discussione ancora viva, su temi che coinvolgono emotivamente ognuno e ognuna di noi. D´altronde è una prospettiva protestante, che si mette in dialogo con altre visioni.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
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Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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