18 Ottobre 2021
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Epifania: la gloria e la Signoria di Cristo oggi

06-01-2017 09:30 - Fede e spiritualità
di Pawel Gajewski

Nelle chiese cristiane l´immaginario liturgico dell´epifania è strettamente legato al testo di Matteo 2,1-11, i tre sapienti che vengono dall´oriente e i loro doni: oro, incenso e mirra. Con questo racconto l´evangelista Matteo vuole mettere in evidenza la regalità di Gesù visto come erede di Davide.

Epifania infatti, nella sua accezione storica, significa proprio questo: manifestazione di un sovrano o di un eroe. La parola "Befana" probabilmente non è altro che un´evoluzione fonetica del termine greco. Così, di fronte a un potere imperiale che divinizzava la figura del sovrano in carica, la chiesa nascente affermava un´altra Signoria, la Signoria di colui che è "il re dei re".

Come e dove è possibile scorgere oggi la Signoria di Dio che si manifesta nella gloria del suo Cristo? La pomposa maestosità di alcune celebrazioni religiose diventa sempre più patetica. Gli edifici di culto, tanto questi splendidi e pieni di arte bizantina o barocca, quanto quelli sobri e segnati dall´austera bellezza dell´essenziale, diventano sempre più monumenti della storia e non più punti di riferimento del presente. Le opere assistenziali gestite dalle chiese s´inseriscono abbastanza profondamente nei meccanismi del mercato segnato in maniera ineluttabile dalla logica di profitto. Per trovare qualche argomento a favore della gloria di Cristo che è visibile già nell´età presente si dovrebbe comunque ritornare a studiare più attentamente l´agire umano.

Nella frenetica indifferenza del mercato e nell´economia del profitto c´è ancora tanto spazio per la silenziosa bontà, per la completa gratuità. Scorgendo queste tracce bisogna però porsi la domanda: chi si trova realmente al centro di tali opere? Il loro fautore è il soggetto umano oppure esse testimoniano l´azione del Cristo innalzato alla gloria eterna? La risposta a tale quesito non può essere considerata un sofisma di una neoscolastica o di una paleo-ortodossia riformata. Tocchiamo qui un nervo estremamente sensibile del nostro modo di essere cristiani. Ci impegniamo a compiere opere di giustizia e di solidarietà per guadagnarci la salvezza? No di certo! Andiamo incontro alla povertà e all´emarginazione per testimoniare Gesù come modello etico da seguire? Questa teoria ha avuto non molto tempo fa un notevole successo e continua a riscuotere parecchi consensi.

Io, tuttavia, non esiterei a ricordare che solo il chiaro ed esplicito annuncio della gloria e della Signoria di Cristo dovrebbe essere considerato il senso ultimo e fondamentale del nostro servizio cristiano.
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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