30 Settembre 2020
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Epifania: la gloria e la Signoria di Cristo oggi

06-01-2017 09:30 - Fede e spiritualità
di Pawel Gajewski

Nelle chiese cristiane l´immaginario liturgico dell´epifania è strettamente legato al testo di Matteo 2,1-11, i tre sapienti che vengono dall´oriente e i loro doni: oro, incenso e mirra. Con questo racconto l´evangelista Matteo vuole mettere in evidenza la regalità di Gesù visto come erede di Davide.

Epifania infatti, nella sua accezione storica, significa proprio questo: manifestazione di un sovrano o di un eroe. La parola "Befana" probabilmente non è altro che un´evoluzione fonetica del termine greco. Così, di fronte a un potere imperiale che divinizzava la figura del sovrano in carica, la chiesa nascente affermava un´altra Signoria, la Signoria di colui che è "il re dei re".

Come e dove è possibile scorgere oggi la Signoria di Dio che si manifesta nella gloria del suo Cristo? La pomposa maestosità di alcune celebrazioni religiose diventa sempre più patetica. Gli edifici di culto, tanto questi splendidi e pieni di arte bizantina o barocca, quanto quelli sobri e segnati dall´austera bellezza dell´essenziale, diventano sempre più monumenti della storia e non più punti di riferimento del presente. Le opere assistenziali gestite dalle chiese s´inseriscono abbastanza profondamente nei meccanismi del mercato segnato in maniera ineluttabile dalla logica di profitto. Per trovare qualche argomento a favore della gloria di Cristo che è visibile già nell´età presente si dovrebbe comunque ritornare a studiare più attentamente l´agire umano.

Nella frenetica indifferenza del mercato e nell´economia del profitto c´è ancora tanto spazio per la silenziosa bontà, per la completa gratuità. Scorgendo queste tracce bisogna però porsi la domanda: chi si trova realmente al centro di tali opere? Il loro fautore è il soggetto umano oppure esse testimoniano l´azione del Cristo innalzato alla gloria eterna? La risposta a tale quesito non può essere considerata un sofisma di una neoscolastica o di una paleo-ortodossia riformata. Tocchiamo qui un nervo estremamente sensibile del nostro modo di essere cristiani. Ci impegniamo a compiere opere di giustizia e di solidarietà per guadagnarci la salvezza? No di certo! Andiamo incontro alla povertà e all´emarginazione per testimoniare Gesù come modello etico da seguire? Questa teoria ha avuto non molto tempo fa un notevole successo e continua a riscuotere parecchi consensi.

Io, tuttavia, non esiterei a ricordare che solo il chiaro ed esplicito annuncio della gloria e della Signoria di Cristo dovrebbe essere considerato il senso ultimo e fondamentale del nostro servizio cristiano.
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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