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Effetti collaterali

21-11-2017 09:29 - News
A pochi giorni dal 25 novembre, giornata mondiale per l´eliminazione della violenza sulle donne, una riflessione sulla tanta strada ancora da fare contro le discriminazioni di genere

Al mondo mancano all´appello milioni di donne, mai nate a causa dell´aborto selettivo in paesi dove le femmine sono considerate una sventura, morte di parto o in seguito a violenze, fatica fisica, abusi, matrimoni forzati, o semplicemente uccise in quanto donne. L´auspicio della conferenza di Pechino del 1995 sui diritti delle donne, che individuava in vent´anni l´abolizione dello squilibrio di genere, oggi suona come una beffa crudele: le migranti che arrivano sulle nostre coste, incinte per violenze subite durante il viaggio o già avviate alla tratta, ci mostrano che le donne continuano a portare sul loro corpo la parte più pesante dei drammi di ogni epoca. A partire dalla guerra, dove sono le vittime predestinate delle parti in conflitto, perché da sempre lo stupro viene usato come arma di offesa e umiliazione del nemico, di cui la donna è considerata una proprietà, al pari del territorio da conquistare. Di recente è successo nelle guerre del Congo e durante il genocidio in Rwanda; ma è successo anche nel cuore dell´Europa nella guerra dei Balcani, nei due conflitti mondiali e ancora prima nelle guerre di religione fra protestanti e cattolici; è successo sempre, tanto che fino a poco tempo fa lo stupro in caso di conflitto armato veniva considerato un "effetto collaterale".

Non è un caso che uno dei miti fondativi della nostra civiltà sia il ratto delle Sabine. L´uso dello stupro come strategia di conquista è particolarmente "efficace" perché i suoi effetti si diffondono come un virus per anni, rovinando non soltanto la vita delle donne ma anche quella dei mariti e dei figli: al momento della violenza, spesso pubblico, seguono non solo il dolore fisico e psicologico ma anche la vergogna, la disgregazione famigliare e l´estromissione dal gruppo. Lo ha detto bene il dottor Mukwege, il medico che in Congo ha curato 50mila donne vittime di violenza: «lo stupro in guerra annienta più delle pallottole, perché le armi uccidono subito ma lo stupro distrugge una comunità per generazioni». Eppure abbiamo dovuto aspettare il 1993 perché un Tribunale speciale, di fronte alle violenze subite dalle donne musulmane in Bosnia, dichiarasse lo stupro un crimine internazionale. Da allora sono seguite alcune prese di posizione del Consiglio di Sicurezza dell´Onu per accrescere la consapevolezza sul tema, culminate infine nella Risoluzione 1820 delle Nazioni Unite del 2008 in cui lo stupro è dichiarato finalmente "crimine contro l´umanità".

2008: non sono passati nemmeno dieci anni. La consapevolezza della gravità della violenza contro le donne è uno degli obiettivi più difficili da raggiungere perché la lotta contro la banalizzazione di quello che metà del genere umano deve subire è un esercizio quotidiano necessario, sfiancante e doloroso, che dobbiamo affrontare ad ogni latitudine. In troppe occasioni quello che le donne devono subire sul loro corpo è ignorato, sminuito, ridicolizzato, come hanno dimostrato anche ultimamente le reazioni seguite all´ondata di denunce sollevata dal caso Weinstein, il produttore cinematografico accusato di aver molestato molte attrici che lavoravano per lui. Per questo 25 novembre, giornata mondiale per l´eliminazione della violenza sulle donne, la rottura del silenzio sul tabù generalizzato delle molestie, grazie anche alla campagna social del #metoo, è forse un segno che sempre meno donne sono disponibili ad accettare ogni forma di sopraffazione come uno spiacevole ma inevitabile "effetto collaterale" dell´essere nata femmina.

di Federica Tourn


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Sabato 14 Dicembre

Signore, tu hai fatto risalir l’anima mia dal soggiorno dei morti, tu m’hai ridato la vita perché io non scendessi nella tomba (Salmo 30, 3)
Il dono di dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore ( Romani 6, 23)

Frutto del silenzio è la preghiera. Frutto della preghiera è la fede. Frutto della fede è l’amore. Frutto dell’amore è il servire.
Madre Teresa di Calcutta

I Tessalonicesi 4, 13-18; Isaia 48, 12-22


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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